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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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1456 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Credito subappaltatore fallimento: no alla prededuzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22834/2024, ha stabilito che in caso di fallimento o liquidazione coatta amministrativa dell'appaltatore di un'opera pubblica, il credito del subappaltatore non gode di prededuzione. La speciale tutela prevista dal Codice dei Contratti Pubblici, che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti all'appaltatore inadempiente verso il subappaltatore, non si applica una volta sciolto il contratto per insolvenza. Pertanto, il subappaltatore è considerato un creditore concorsuale come gli altri, soggetto al principio della 'par condicio creditorum'.
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Prededuzione del credito: non si trasferisce al fallito
Una società finanziatrice aveva concesso un credito, beneficiando della prededuzione, a un'impresa in concordato preventivo. Quest'ultima ha poi ceduto la propria azienda a una seconda società, che è successivamente fallita. La società cessionaria del credito ha tentato di far valere la prededuzione nel fallimento della seconda impresa. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, statuendo che la prededuzione del credito è una qualità procedurale legata soggettivamente all'impresa che l'ha originata e non si trasferisce al fallimento di un soggetto diverso, neanche in caso di cessione d'azienda.
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Rifiuto test DNA: prova decisiva per la paternità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22732/2024, ha ribadito un principio fondamentale nel diritto di famiglia: il rifiuto test DNA ingiustificato da parte del presunto padre costituisce un elemento di prova talmente significativo da poter, da solo, fondare la dichiarazione giudiziale di paternità. La Corte ha chiarito che tale comportamento processuale, valutabile dal giudice ai sensi dell'art. 116 c.p.c., assume un valore indiziario elevatissimo, rendendo superflua la valutazione di altre prove, come una registrazione telefonica, che diventano argomenti secondari.
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Elezione di domicilio: la Cassazione chiarisce la prova
Una società creditrice notifica un precetto a una società debitrice estera, effettuando un'elezione di domicilio in una città italiana dove presume esistano beni pignorabili. La società debitrice contesta la competenza di quel tribunale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, stabilisce che la competenza è correttamente radicata nel luogo dell'elezione di domicilio, a condizione che il creditore fornisca la prova, anche solo di crediti ipotetici verso terzi, della presenza di beni del debitore in quel circondario. Viene così chiarito l'onere probatorio a carico del creditore.
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Querela di falso: onere della prova e atti interni
Un genitore ha presentato una querela di falso contro il decreto di nomina di un supplente, sostenendo fosse stato creato dopo lo scrutinio in cui suo figlio non era stato promosso. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nella querela di falso l'onere della prova è a carico di chi accusa e che un atto amministrativo interno, come una nomina scolastica, non ha il valore di atto pubblico certificativo e non può essere contestato con tale strumento.
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Specificità motivi appello: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro una decisione della Corte d'Appello. La ragione principale risiede nella mancata specificità dei motivi di appello, che si traduce in un'esposizione confusa dei fatti e delle critiche alla sentenza di primo grado. La Suprema Corte ha ribadito che un'impugnazione deve essere chiara e autosufficiente per essere esaminata nel merito, altrimenti viola l'art. 342 c.p.c. e l'art. 366 c.p.c., risultando inammissibile.
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Impugnazione incidentale tardiva: quando è lecita?
Una società azionista otteneva in sede arbitrale la condanna in solido di amministratori e sindaci di una partecipata al risarcimento dei danni. Alcuni dei condannati impugnavano il lodo. La società creditrice proponeva un'impugnazione incidentale tardiva, dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che l'impugnazione incidentale tardiva è sempre ammissibile quando l'appello principale, proposto anche da uno solo dei condebitori solidali, rischia di alterare l'assetto degli interessi del creditore, riducendo la platea dei soggetti obbligati.
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Condono canoni demaniali: la Cassazione chiarisce
Una società balneare si opponeva al calcolo del canone demaniale per il 2013. Dopo aver versato una parte della somma, aderiva al condono previsto dalla L. 147/2013. La Corte d'Appello aveva stabilito che il condono si dovesse calcolare solo sulla somma residua contestata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22006/2024, ha cassato tale decisione, affermando che per il perfezionamento del condono canoni demaniali si deve considerare il 30% delle 'somme dovute' totali richieste dall'amministrazione, tenendo conto anche dei pagamenti già effettuati.
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Revoca concordato: Cassazione conferma il fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni contro la sentenza che ne aveva dichiarato il fallimento. La decisione si fonda sulla conferma della revoca del concordato preventivo, originariamente disposta per il mancato rispetto dei termini perentori per il deposito della documentazione e per la presenza di un sequestro penale sui beni aziendali. La Corte ha ritenuto sufficiente a sostenere la decisione la mancata decadenza dai termini, rendendo inammissibili le altre censure.
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Giudicato interno: quando una questione è decisa
Una struttura sanitaria ha citato in giudizio un'azienda sanitaria locale per il mancato pagamento di alcune prestazioni, a causa di uno sconto tariffario ritenuto ingiustificato. Il tribunale ha dato ragione alla struttura. In appello, l'azienda sanitaria ha contestato solo l'applicabilità dello sconto, senza mettere in discussione l'accreditamento della struttura, che era il presupposto del diritto al pagamento. La Corte d'Appello ha però respinto la domanda della struttura proprio per una presunta carenza di prova sull'accreditamento. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che sull'accreditamento si era formato un giudicato interno, poiché non era stato oggetto di specifico motivo d'appello, e quindi la questione non poteva essere riesaminata.
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Anticipo fatture: prova del credito e onere della prova
Una società in liquidazione ha citato in giudizio una banca per usura su finanziamenti. La Corte d'Appello ha concordato, ritenendo gli ordini d'acquisto prova sufficiente per qualificare le operazioni come anticipo fatture e applicare la relativa soglia antiusura. La banca ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la validità degli ordini d'acquisto come prova del credito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità.
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Onere della prova e diritto alla prova testimoniale
Un cittadino si è visto negare il contributo di autonoma sistemazione post-sisma perché i giudici di merito hanno ritenuto non provata la sua dimora abituale nell'immobile danneggiato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che non si può respingere una domanda per mancato assolvimento dell'onere della prova se al contempo si nega alla parte l'ammissione di prove testimoniali decisive per dimostrare il proprio diritto.
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Azione revocatoria donazione: la prova della simulazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di azione revocatoria promossa da una curatela fallimentare contro gli atti di donazione di immobili posti in essere dall'ex amministratrice della società fallita in favore dei propri familiari. I convenuti sostenevano che le donazioni fossero in realtà vendite simulate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che, per superare la presunzione di gratuità dell'atto e dimostrare la simulazione, è necessaria una prova scritta (controdichiarazione) con data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, non essendo sufficiente la produzione di assegni o scritture private prive di tale requisito.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi e limiti
Una società e i suoi soci hanno citato in giudizio una banca per presunte pratiche illecite, tra cui usura e concessione abusiva del credito. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, stabilendo che i motivi presentati non denunciavano reali violazioni di legge, ma miravano a ottenere un nuovo esame dei fatti e delle prove, compito che non rientra nelle competenze della Cassazione. La decisione sottolinea la netta distinzione tra l'errore di diritto, sindacabile in sede di legittimità, e l'errata valutazione del merito, non censurabile.
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Procura speciale mediazione: quando è valida?
Un ex socio di una banca cooperativa ha richiesto il pagamento del sovrapprezzo delle azioni. La banca si è opposta e il caso è finito in mediazione obbligatoria. Il Tribunale ha ritenuto valida la partecipazione tramite avvocati muniti di procura speciale mediazione. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha dichiarato il ricorso dell'ex socio inammissibile, confermando che l'interpretazione del contenuto della procura, volta a verificarne la natura sostanziale, è un accertamento di fatto non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivato.
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Onere della prova: ricorso inammissibile per il cliente
Un correntista ha chiesto la restituzione di somme indebitamente pagate alla banca. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'onere della prova grava sul cliente, il quale deve produrre tutti gli estratti conto del rapporto per dimostrare il suo diritto. La redazione del ricorso tramite "copia e incolla" di atti e documenti è stata inoltre censurata.
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Onere mediazione opposizione: inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un debitore contro la decisione che aveva confermato un decreto ingiuntivo. L'inammissibilità deriva dal fatto che il ricorrente ha sollevato per la prima volta in Cassazione la questione relativa all'onere della mediazione nell'opposizione, un argomento mai discusso nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha ribadito che non è possibile introdurre 'questioni nuove' in sede di legittimità.
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Associazione in partecipazione: onere della prova
In un caso di associazione in partecipazione, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova delle perdite spetta all'associante. A seguito della cessazione del contratto, l'associato ha richiesto la restituzione del proprio apporto. L'associante si è opposto, adducendo perdite non provate. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, in assenza di prova contraria fornita dall'associante, l'apporto deve essere restituito.
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Pagamento indebito: la Cassazione sul credito non ceduto
La Corte di Cassazione ha stabilito che una banca deve restituire alla curatela fallimentare la parte di un versamento ricevuta per una fattura che non le era mai stata ceduta. Anche se il debitore ha commesso un errore, si configura un pagamento indebito (oggettivo dal lato di chi riceve) che impone la restituzione. La Corte ha ritenuto irrilevante sia una successiva comunicazione del debitore per correggere l'imputazione, sia la tesi della banca di un mero "errore materiale", accogliendo il ricorso del Fallimento.
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Prova cessione credito: non basta la Gazzetta Ufficiale
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prova cessione credito, stabilendo principi chiave. Un garante aveva chiesto la revocazione di una precedente decisione della Suprema Corte, sostenendo che il creditore originario non fosse più titolare del diritto al momento dell'azione legale. La Corte ha dichiarato inammissibile sia l'intervento di un nuovo presunto creditore, per non aver fornito adeguata prova della catena di cessioni, sia il ricorso per revocazione del garante. La decisione chiarisce che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la cessione se questa è contestata, e distingue nettamente l'errore di fatto (valido per la revocazione) dall'errore di giudizio.
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