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Art. 116 Codice di Procedura Civile — Sezione Prima Civile

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1456 provvedimenti

Altri anni per Art. 116 Codice di Procedura Civile

Società in house: chi risponde dei debiti?
In una complessa vicenda legata a un appalto per lavori in una metropolitana, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della responsabilità patrimoniale. Un'associazione di imprese appaltatrici aveva citato sia la società committente, una società in house, sia l'ente comunale controllante per ottenere il pagamento di maggiori oneri. La Suprema Corte ha rigettato le pretese dell'appaltatore e, accogliendo il ricorso del Comune, ha stabilito un principio fondamentale: la società in house, pur essendo controllata dall'ente pubblico, è un soggetto giuridico distinto e autonomo. Di conseguenza, l'ente controllante non risponde automaticamente dei debiti contrattuali della sua partecipata.
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Estratto di ruolo: basta per l’insinuazione al passivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di procedure concorsuali e crediti tributari. Ha confermato che, ai fini dell'insinuazione allo stato passivo di una liquidazione giudiziale, l'Agente della riscossione può limitarsi a depositare l'estratto di ruolo, senza dover provare la preventiva notifica della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, e la controversia sulla sua fondatezza deve essere risolta dinanzi al giudice tributario. La Corte ha tuttavia cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulle eccezioni di prescrizione sollevate dalla curatela.
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Giurisdizione Convenzione Lugano: pluralità di convenuti
Un gruppo di risparmiatori ha citato in giudizio una banca svizzera e altri soggetti italiani per gravi perdite finanziarie. I tribunali di merito hanno negato la giurisdizione italiana sulla banca estera. La Corte di Cassazione, di fronte a una complessa questione sulla giurisdizione Convenzione Lugano, legata alla presenza di più convenuti e a una clausola di scelta del foro, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite.
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Giurisdizione internazionale: caso alle Sezioni Unite
Due risparmiatori hanno citato in giudizio diverse società finanziarie, italiane e svizzere, per operazioni non autorizzate. La Corte d'Appello aveva negato la giurisdizione del giudice italiano. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato una questione di massima importanza sul conflitto tra le norme della Convenzione di Lugano relative alla giurisdizione in caso di pluralità di convenuti e le clausole di scelta del foro. Di conseguenza, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per risolvere questo complesso nodo di giurisdizione internazionale.
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Clausola compromissoria e amministratore unico: la guida
La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola compromissoria statutaria, che deferisce ad arbitri le liti con il 'consiglio di amministrazione', si applica per analogia anche alle controversie con l'amministratore unico. La decisione si fonda su un'interpretazione che va oltre il dato letterale, privilegiando la comune intenzione delle parti di devolvere ad arbitri tutte le dispute con l'organo gestorio, indipendentemente dalla sua composizione.
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Responsabilità promotore finanziario: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità solidale di un istituto di credito per la condotta illecita di un suo promotore finanziario, il quale aveva sottratto ingenti somme ai clienti. L'ordinanza analizza il concetto di "nesso di occasionalità necessaria", stabilendo che la banca è responsabile quando ha messo il promotore in condizione di agire, anche attraverso la fornitura di servizi accessori come conti correnti d'appoggio. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della banca, che tentava di fornire una diversa interpretazione dei fatti, e ha rigettato il ricorso incidentale dei risparmiatori contro un'altra banca, la cui responsabilità non era stata provata.
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Modifica domanda in corso di causa: i chiarimenti
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un intermediario finanziario per i danni subiti dall'acquisto di obbligazioni argentine. Durante il processo, ha precisato le sue richieste di risarcimento, annullamento e risoluzione. I giudici di merito hanno ritenuto tale precisazione una modifica domanda inammissibile e tardiva. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che la modifica è lecita se le nuove domande sono comunque connesse alla vicenda sostanziale originaria (l'investimento in obbligazioni). La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
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Interesse ad agire: quando il socio può impugnare?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una società controllante che aveva impugnato il bilancio della società controllata. La decisione si fonda sulla carenza di un interesse ad agire concreto e attuale, poiché l'eventuale annullamento del bilancio non avrebbe prodotto un'utilità diretta e immediata per il ricorrente, ma avrebbe richiesto ulteriori e diverse azioni legali per ottenere un risarcimento o la distribuzione di maggiori utili.
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Stato di insolvenza: debiti fiscali e sospensione
Una società dichiarata fallita per un'ingente debitoria fiscale ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che un'istanza di sospensione dei pagamenti (ex L. 44/99) avrebbe dovuto bloccare la procedura. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione dello stato di insolvenza deve essere complessiva e può fondarsi su debiti, come quelli fiscali, non interessati dalla sospensione.
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Onere della prova estratti conto: la Cassazione decide
Una società immobiliare ha citato in giudizio un istituto di credito per la rideterminazione del saldo di due conti correnti, lamentando l'applicazione di interessi illegittimi. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha respinto il ricorso della società. La motivazione principale si fonda sulla violazione dell'onere della prova da parte della correntista, che non ha prodotto una documentazione completa degli estratti conto. Secondo i giudici, le lacune documentali erano troppo significative (quasi la metà del rapporto non documentato) per consentire una ricostruzione attendibile del saldo, rendendo di fatto impossibile accogliere la domanda.
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Appalto privato: quando la denuncia dei vizi è valida
In una controversia relativa a un appalto privato per la costruzione di un immobile con facciata in vetro, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del costruttore. Quest'ultimo sosteneva che il collaudo definitivo dell'opera precludesse ogni successiva contestazione per vizi. La Corte ha invece stabilito che la ratio decidendi della sentenza d'appello, non contestata dal ricorrente, risiedeva nella tempestiva denuncia dei vizi effettuata dal committente. Tale denuncia, avvenuta prima della scadenza dei termini, è stata ritenuta sufficiente a preservare il diritto alla garanzia, rendendo irrilevante ogni discussione sulla definitività del collaudo.
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Tasso di interesse: contratto nullo, cosa si applica?
La Cassazione ha stabilito che, in assenza di un contratto di conto corrente scritto, il tasso di interesse applicabile è quello legale previsto dall'art. 117 TUB, non quello desumibile dagli estratti conto. Una società aveva contestato l'applicazione di un tasso di interesse ultralegale da parte di una banca. La Corte ha cassato la sentenza d'appello per contraddittorietà, poiché affermava il principio corretto ma confermava una perizia tecnica (CTU) che lo violava.
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Inammissibilità ricorso cassazione: ecco perché
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato un decreto ingiuntivo per un debito bancario. La decisione si fonda su una serie di vizi formali e procedurali del ricorso, tra cui la genericità dei motivi, la commistione di censure eterogenee e il mancato superamento dell'ostacolo della 'doppia conforme'. L'ordinanza sottolinea l'importanza del rigore formale nella redazione dei motivi per evitare l'inammissibilità del ricorso per cassazione.
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Ripetizione di indebito: la Cassazione sul conto aperto
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per addebiti illegittimi sul proprio conto corrente. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31772/2025, ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo principi fondamentali sulla ripetizione di indebito a conto aperto. La Corte ha chiarito che l'azione del correntista è ammissibile anche senza la produzione integrale degli estratti conto, potendo la prova derivare da altri elementi. Inoltre, ha ribadito che l'azione su un conto aperto mira alla rettifica del saldo e non a una restituzione immediata, distinguendola dall'azione di mero accertamento della nullità delle clausole.
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Prescrizione conto corrente: quando si applica?
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto bancario per pratiche illegittime sul proprio conto corrente, chiedendo il ricalcolo del saldo. La banca ha sollevato l'eccezione di prescrizione per le somme versate oltre dieci anni prima. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha stabilito che la prescrizione conto corrente si applica anche se il cliente chiede solo l'accertamento del saldo e non la restituzione di somme, riducendo drasticamente il credito del correntista. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Improcedibilità ricorso per mancato deposito notifica
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una società contro un istituto di credito. La causa dell'improcedibilità del ricorso in cassazione risiede in un vizio procedurale: il ricorrente, pur avendo dichiarato di aver ricevuto notifica della sentenza d'appello, non ha depositato la copia autentica munita di relata di notifica, impedendo alla Corte di verificare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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Onere della prova fido di fatto: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31766/2025, ha stabilito che in un'azione di ripetizione di indebito bancario, l'onere della prova del fido di fatto grava sul correntista. La semplice tolleranza della banca verso gli sconfinamenti non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un'apertura di credito, elemento cruciale per contrastare l'eccezione di prescrizione sollevata dall'istituto di credito. La Corte ha quindi respinto il ricorso del fallimento di una società, confermando la decisione d'appello che aveva negato il rimborso delle somme ritenute prescritte.
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Responsabilità per debiti: la scissione societaria
Una società nata da una scissione si opponeva a un decreto ingiuntivo per debiti della società originaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la solidarietà tra le società per la responsabilità per debiti antecedenti l'operazione. La pronuncia chiarisce i rigorosi limiti del ricorso in Cassazione, che non può riesaminare i fatti, e l'importanza di formulare motivi di ricorso chiari e non eterogenei.
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Aliud pro alio: risarcimento senza risoluzione
La Cassazione affronta il caso di un aumento di capitale tramite il conferimento di un immobile alberghiero con gravi difformità urbanistiche. Si configura l'ipotesi di 'aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene diverso da quello pattuito. La Corte conferma che la società ricevente ha diritto al risarcimento del danno per il minor valore del bene, senza dover necessariamente chiedere la risoluzione dell'operazione di conferimento. L'appello principale è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali.
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Improcedibilità del ricorso per mancato deposito
Due società ricorrono in Cassazione contro una sentenza d'appello che le condannava al pagamento di un debito bancario e revocava una vendita immobiliare. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso perché i ricorrenti non hanno depositato la copia della sentenza notificata, violando un onere processuale fondamentale per la verifica della tempestività dell'impugnazione.
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