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Art. 115 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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4281 provvedimenti

Altri anni per Art. 115 Codice di Procedura Civile

Giudizio di rinvio: vincoli del giudice e decisum
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza emessa in sede di rinvio, ribadendo i limiti stringenti del giudice in questa fase. L'ordinanza chiarisce che il giudice del rinvio deve attenersi scrupolosamente al principio di diritto (decisum) fissato dalla Suprema Corte, senza poter riesaminare questioni già definite. Nel caso specifico, relativo a dazi doganali, il giudice di merito aveva ignorato il compito di verificare la decadenza dell'azione accertativa, concentrandosi erroneamente sul tema dell'abuso del diritto, già risolto in Cassazione. La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il diniego di udienza pubblica durante l'emergenza Covid-19 per ragioni organizzative.
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Perdita di chance: l’azienda risponde sempre?
Un candidato, escluso da un corso di formazione per un erroneo giudizio di inidoneità fisica poi annullato in appello, ottiene il risarcimento per perdita di chance. La Cassazione conferma che l'azienda organizzatrice è responsabile dell'intero processo selettivo, anche per gli errori di terzi, e la sua colpa sussiste nel non aver atteso l'esito del ricorso del candidato.
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Licenziamento oggettivo: onere della prova del datore
Una lavoratrice, licenziata per giustificato motivo oggettivo basato su una presunta riduzione dei pazienti, ha impugnato il recesso. I giudici hanno dichiarato illegittimo il licenziamento, poiché la società non è riuscita a dimostrare la veridicità delle ragioni addotte. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova nel licenziamento oggettivo grava interamente sul datore di lavoro, la cui mancanza comporta l'illegittimità del recesso con conseguente applicazione della tutela reintegratoria.
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Estinzione del giudizio: la pace fiscale ferma il Fisco
Una società del settore nautico ha impugnato un avviso di accertamento che contestava la deducibilità dei costi di un'imbarcazione, ritenuta non strumentale. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, la società ha fatto ricorso in Cassazione. Tuttavia, aderendo a una procedura di definizione agevolata (pace fiscale), il contenzioso è stato risolto. La Corte di Cassazione, preso atto dell'accordo, ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla disputa senza una decisione nel merito.
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Subappaltatore: quando l’appaltatore può agire?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23019/2024, chiarisce un punto fondamentale nei rapporti di appalto. Un'impresa appaltatrice non può agire legalmente contro un subappaltatore per vizi dell'opera fino a quando il committente finale non abbia formalmente denunciato tali difetti. La Corte ha stabilito che, in assenza di tale denuncia, l'appaltatore manca di un "interesse ad agire" concreto e attuale, un presupposto processuale che il giudice può rilevare anche d'ufficio. La decisione respinge il ricorso dell'appaltatrice, confermando che il suo diritto sorge solo dopo essere stata chiamata a rispondere dal proprio cliente.
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Compenso Straordinario Dirigente: quando è dovuto?
Una dirigente medica, dopo il pensionamento, ha richiesto la monetizzazione di un cospicuo monte ore di lavoro eccedente. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, stabilendo che il compenso straordinario per i dirigenti del settore sanitario pubblico privatizzato è già incluso nella retribuzione di risultato, in base al principio di onnicomprensività della retribuzione, escludendo quindi un pagamento aggiuntivo.
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Autorizzazione regionale sanità: contratto nullo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22966/2024, ha stabilito che un contratto di incarico tra un medico specialista e un'Azienda Sanitaria Provinciale è nullo se privo della preventiva autorizzazione regionale sanità. Tale autorizzazione, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa, non è una mera formalità ma una condizione essenziale per la validità del contratto. La sua assenza determina una 'nullità virtuale' dell'accordo, rendendolo improduttivo di effetti fin dall'origine, senza che il medico possa pretendere l'esecuzione dell'incarico o il risarcimento del danno.
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Autorizzazione regionale: nullo il contratto medico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22963/2024, ha stabilito che un contratto tra un'Azienda Sanitaria e un medico specialista è nullo se manca la preventiva autorizzazione regionale. Questa autorizzazione, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica, è considerata una norma imperativa e un requisito di validità dell'accordo. Di conseguenza, la Corte ha respinto il ricorso della dottoressa, negando sia l'adempimento del contratto sia il risarcimento per responsabilità precontrattuale, poiché l'Azienda non poteva generare un legittimo affidamento violando una norma inderogabile.
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Autorizzazione regionale: contratto nullo senza via libera
Una specialista medica ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria a seguito della sospensione del suo incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto a causa della mancanza di una obbligatoria autorizzazione regionale preventiva, richiesta dalle leggi sul contenimento della spesa. La Corte ha specificato che tale autorizzazione è un requisito di validità, e la sua assenza rende l'accordo nullo fin dall'inizio, anche nel caso di servizi essenziali.
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Autorizzazione regionale: contratto nullo senza di essa
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un contratto di incarico specialistico tra un medico e un'Azienda Sanitaria Provinciale. La decisione si fonda sulla mancanza della preventiva autorizzazione regionale, prevista da una legge regionale per il contenimento della spesa pubblica. Secondo la Corte, tale autorizzazione è un requisito di validità del contratto, e la sua assenza determina una nullità virtuale ai sensi dell'art. 1418 c.c., impedendo qualsiasi pretesa, inclusa quella risarcitoria.
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Ricorso inammissibile: il principio di autosufficienza
Una società conduttrice ricorre in Cassazione dopo una condanna in appello per canoni di locazione. La Corte Suprema dichiara i motivi principali inammissibili per violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha trascritto gli atti processuali essenziali per la valutazione. Il ricorso viene rigettato, confermando l'importanza di redigere un atto di ricorso completo e specifico.
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Prededuzione subappaltatore: no in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22890/2024, ha stabilito che il credito di un subappaltatore nei confronti dell'appaltatore fallito non gode di prededuzione. Il meccanismo di tutela che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti all'appaltatore inadempiente verso il subappaltatore non si applica in caso di fallimento. Di conseguenza, il credito del subappaltatore deve essere ammesso al passivo come credito chirografario, rispettando il principio della par condicio creditorum, senza alcun privilegio derivante dalla sua funzione nell'appalto pubblico.
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Provvigione agente: spetta per gli appalti pubblici?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'agente che richiedeva il pagamento di provvigioni per l'aggiudicazione di una gara d'appalto a favore della sua società preponente. La Corte ha stabilito che la provvigione agente matura solo con la conclusione dei singoli contratti di fornitura e non con la semplice aggiudicazione della gara. L'agente non è riuscita a fornire la prova della conclusione di tali affari, pertanto la sua domanda è stata respinta.
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Ricorso per cassazione: i limiti del riesame di merito
Un agente ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere il pagamento di provvigioni a una percentuale maggiore e indennità di fine rapporto. La Corte Suprema dichiara il ricorso per cassazione inammissibile, ribadendo che non può riesaminare nel merito le valutazioni di fatto e di prova già compiute dai giudici di primo e secondo grado, se adeguatamente motivate.
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Contratto di agenzia: no provvigioni senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un promotore finanziario non ha diritto a commissioni per la gestione di prodotti non esplicitamente inclusi nel contratto di agenzia. La mera aspettativa o promessa verbale non è sufficiente a creare un obbligo per l'istituto di credito. Di conseguenza, il recesso dell'agente basato su questa presunta inadempienza è stato ritenuto privo di giusta causa, con condanna al pagamento dell'indennità di mancato preavviso.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica degli atti presupposti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di interesse ad agire, applicando una recente normativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo a specifici casi di pregiudizio effettivo, non dimostrati nel caso di specie.
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Continuità delle trascrizioni: ipoteca a rischio
Un istituto di credito iscriveva un'ipoteca su immobili di una società debitrice. Tuttavia, l'acquisto di tali immobili da parte della debitrice veniva dichiarato nullo. La Cassazione ha confermato l'inefficacia dell'ipoteca, sottolineando la violazione del principio di continuità delle trascrizioni. Poiché dai registri immobiliari emergeva chiaramente l'interruzione della catena dei passaggi di proprietà, la banca non poteva essere considerata in buona fede, non avendo esercitato la dovuta diligenza nel verificare la titolarità del bene.
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Onere della prova IVA: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista contestare recuperi IVA per cessioni intracomunitarie, esportazioni e operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, annullando la decisione di secondo grado per 'motivazione apparente'. La Corte ha sottolineato che, in tema di onere della prova IVA, il giudice deve analizzare specificamente i documenti forniti dal contribuente (es. CMR) e non può rigettarli con formule generiche, altrimenti la sentenza è nulla.
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Onere della prova IVA per cessioni intracomunitarie
Un'azienda ha venduto pelli senza IVA, sostenendo che la transazione fosse avvenuta interamente in un altro Stato UE. L'Agenzia Fiscale ha contestato la mancanza di prove del trasporto intracomunitario. La Cassazione ha confermato che l'onere della prova IVA per la non imponibilità spetta al contribuente, che deve dimostrare con documentazione idonea che i beni hanno lasciato il territorio nazionale o che la transazione era territorialmente irrilevante.
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Stato di insolvenza in liquidazione: la Cassazione decide
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23290/2024, ha dichiarato il ricorso inammissibile, cogliendo l'occasione per chiarire i criteri di valutazione dello stato di insolvenza per le imprese non più operative. La Corte ha stabilito che, in fase di liquidazione, l'insolvenza è di natura puramente patrimoniale: si deve unicamente verificare se l'attivo sia sufficiente a soddisfare integralmente i creditori. Viene inoltre confermata l'ampia discrezionalità del giudice di rinvio nel riesaminare i fatti dopo un annullamento per vizi di motivazione.
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