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Art. 114 Codice Penale — Anno 2025

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198 provvedimenti

Altri anni per Art. 114 Codice Penale

Riconoscimento fotografico: prova atipica in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per rapina aggravata basata su un riconoscimento fotografico, anche se non certo al 100%. La Corte chiarisce che tale identificazione costituisce una prova atipica, la cui validità dipende dalla presenza di altri elementi di conferma. La sentenza viene parzialmente annullata solo per un reato di lesioni, estinto per prescrizione.
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Concorso in estorsione: l’intermediario rischia?
La Cassazione chiarisce i confini del concorso in estorsione, dichiarando inammissibili i ricorsi di tre imputati. La sentenza analizza il ruolo dell'intermediario nella trattativa per la restituzione di un bene rubato, affermando che la sua condotta è punibile a meno che non sia mossa unicamente da solidarietà umana. Confermato il ruolo decisivo delle intercettazioni e l'aggravante della presenza di più persone.
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Attenuanti: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza della Corte d'Appello che aveva negato la concessione di attenuanti generiche, speciali per reati di droga e per il contributo minimo in una rapina. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione dei presupposti per le attenuanti è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se la motivazione è logica e priva di vizi.
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Concorso in danneggiamento: la guida è sufficienza
Un individuo è stato condannato per il suo ruolo nell'incendio di un'auto, avendo guidato l'esecutore materiale sul posto. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, stabilendo che fornire il trasporto in tali circostanze dimostra un concorso in danneggiamento, poiché è implausibile che l'autista fosse all'oscuro dell'intento criminale. La Corte ha respinto tutti gli argomenti della difesa, inclusa la mancanza di un movente chiaro e la richiesta di una pena più lieve.
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Prescrizione del reato: Cassazione e corruzione
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di corruzione e associazione per delinquere legato ad appalti di una amministrazione militare. La sentenza annulla diverse condanne per intervenuta prescrizione del reato, a seguito della riqualificazione di alcune fattispecie. In particolare, la Corte ha distinto tra corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione, evidenziando come la mancanza di prova di un nesso diretto tra il pagamento e uno specifico atto illecito porti alla fattispecie meno grave, con termini di prescrizione più brevi. La decisione sottolinea anche l'impossibilità di configurare il favoreggiamento reale verso un'associazione criminale mentre questa è ancora operativa.
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Ne bis in idem internazionale: quando non si applica
La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per traffico di stupefacenti. La Corte ha escluso l'applicazione del 'ne bis in idem internazionale' poiché i fatti già giudicati in Svizzera non erano identici a quelli italiani per oggetto, tempo, luogo e persone coinvolte. Rigettate anche le doglianze sulle attenuanti generiche, sulla valutazione delle prove e sul calcolo della pena per il reato continuato.
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Aggravante metodo mafioso: non basta la ‘stesa’
Un uomo, condannato in primo e secondo grado per porto d'armi e altri reati, si è visto applicare l'aggravante del metodo mafioso per aver esploso colpi di pistola in una via pubblica durante un funerale (cd. 'stesa'). La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto specifico. I giudici supremi hanno chiarito che, per configurare tale aggravante, non è sufficiente che l'azione sia di per sé intimidatoria, ma è necessario dimostrare che l'autore abbia concretamente sfruttato la forza di intimidazione di una specifica associazione criminale esistente sul territorio. La sola modalità eclatante del gesto non prova l'utilizzo dell'aggravante metodo mafioso.
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Termine opposizione stima: la Cassazione chiarisce
Un'ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale in materia di espropriazione. Viene chiarito che il termine opposizione stima di 30 giorni, previsto per le procedure espropriative ordinarie, non si applica alla contestazione dell'indennizzo liquidato in un provvedimento di acquisizione sanante (ex art. 42-bis). Per tali casi, vale il termine di prescrizione ordinario. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune per tardività, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un imputato condannato per sequestro di persona e rapina. La sentenza chiarisce i limiti del vizio di travisamento della prova, i criteri per l'applicazione dell'attenuante del contributo minimo e l'inapplicabilità della sentenza sulla lieve entità della rapina nel contesto del reato continuato. La Corte ha ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, confermando la condanna.
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Concorso in rapina: il ruolo del ‘palo’ è decisivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per concorso in rapina aggravata. I giudici hanno stabilito che le censure sollevate erano mere rivalutazioni dei fatti, non ammissibili in sede di legittimità. È stato inoltre confermato che il ruolo di 'palo' svolto dall'imputato costituiva un contributo di non scarso rilievo, escludendo così l'applicazione dell'attenuante della minima partecipazione.
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Tentato omicidio: sparo non letale è tentato omicidio?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentato omicidio aggravato dalla premeditazione nei confronti di due imputati. La difesa sosteneva che si trattasse di semplici lesioni, dato che la vittima era stata colpita in una zona non vitale con un solo proiettile. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per il tentato omicidio contano l'intenzione di uccidere e l'idoneità dell'arma a farlo, non l'esito finale. Anche poche ore sono state ritenute sufficienti per configurare la premeditazione, data la fermezza del proposito criminoso.
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Concorso di persone nel reato: la valutazione del giudice
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato per concorso di persone nel reato. La sua presenza minacciosa, determinante per la desistenza della vittima, rientra nella valutazione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità.
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Ordinanza cautelare: valutazione autonoma del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'indagata sottoposta agli arresti domiciliari per narcotraffico. La ricorrente lamentava la mancata autonoma valutazione del quadro indiziario da parte del Tribunale del Riesame. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso era generico, non specificando quali elementi, se diversamente valutati, avrebbero portato a una conclusione diversa. La sentenza ribadisce che il giudice, nel confermare un'ordinanza cautelare, deve dimostrare di aver vagliato criticamente gli elementi, ma il ricorrente ha l'onere di articolare censure specifiche e non meramente oppositive.
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Titolare Postepay truffa: la responsabilità penale
Un uomo è stato condannato in via definitiva per concorso in truffa continuata. La sua carta prepagata era stata utilizzata per ricevere i proventi illeciti di due truffe online. Inutile la sua difesa basata su una presunta fragilità psicologica e sull'estraneità ai fatti. La Cassazione ha confermato che essere il titolare della Postepay su cui viene accreditato il profitto di una truffa costituisce un grave indizio di colpevolezza e fonda la responsabilità per concorso nel reato, salvo prova contraria.
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Ricorso inammissibile: i limiti del concordato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per associazione a delinquere e traffico di stupefacenti. La sentenza chiarisce che il 'concordato in appello' preclude ulteriori impugnazioni sui punti concordati e che un ricorso inammissibile non consente alla Corte di procedere alla correzione di errori materiali. Per il terzo imputato, i motivi sono stati giudicati troppo generici o tardivi, confermando l'importanza della specificità dei motivi di gravame.
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Deposito appello penale: vale il luogo di invio
La Corte di Cassazione ha chiarito che, anche durante la vigenza della normativa emergenziale Covid, il deposito appello penale effettuato presso la cancelleria di un tribunale diverso da quello che ha emesso la sentenza è da considerarsi tempestivo se avvenuto entro i termini. La normativa che introduceva il deposito telematico non ha abrogato le modalità tradizionali. Pertanto, la Corte ha annullato la declaratoria di inammissibilità per tardività emessa dalla Corte d'Appello, rinviando gli atti per il giudizio di merito.
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Concorso in estorsione: l’intermediario rischia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati, condannati in primo e secondo grado per concorso in estorsione. Il caso riguardava il recupero di un veicolo rubato in cambio di denaro. I ricorrenti sostenevano di aver agito per solidarietà verso la vittima, ma la Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito, che hanno ravvisato un chiaro intento estorsivo. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio sui fatti, specialmente in presenza di una 'doppia conforme' motivata in modo logico e coerente.
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Concorso in estorsione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per concorso in estorsione. La sentenza ribadisce che il ricorso in Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo le violazioni di legge, e conferma la valutazione di colpevolezza basata sulle dichiarazioni delle vittime, corroborate da intercettazioni e video. Viene inoltre chiarito il ruolo dell'intermediario, che risponde del reato se il suo intervento contribuisce alla pressione sulla vittima.
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Ricorso inammissibile: quando è troppo generico?
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché generico e volto a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il caso riguarda una condanna per reati legati agli stupefacenti, in cui l'appellante non ha criticato puntualmente le motivazioni della sentenza impugnata. La Corte ha confermato che il contributo dell'imputata non era di minima importanza, giustificando il diniego di attenuanti e la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Ricorso per droga inammissibile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per droga, confermando la condanna per detenzione di ingenti quantitativi. Il ricorso è stato respinto perché tentava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità, e non contestava validamente le motivazioni della Corte d'Appello sulla gravità del reato.
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