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Art. 111 Legge Fallimentare

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41 provvedimenti

Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda tardiva di ammissione al passivo di una banca in liquidazione coatta. Nonostante i creditori avessero ottenuto una sentenza favorevole, la loro richiesta è stata presentata oltre il termine di decadenza previsto dalla legge. La Corte ha ribadito che il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo è dipeso da una causa a lui non imputabile, e che un lungo lasso di tempo trascorso dopo il passaggio in giudicato della sentenza, senza agire, costituisce un ritardo colpevole. La sentenza sottolinea la rigidità dei termini procedurali e l'inderogabilità della procedura di accertamento del passivo.
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Estinzione processo Cassazione: no doppio contributo
Una professionista legale aveva impugnato in Cassazione il rigetto della sua richiesta di ammissione di un credito professionale al passivo di un fallimento. Prima della decisione, la ricorrente ha rinunciato al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo Cassazione, chiarendo che in questo caso non si applica l'obbligo di versamento del cosiddetto 'doppio contributo unificato', previsto per le impugnazioni respinte o dichiarate inammissibili.
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Domanda tardiva: termini e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18527/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni investitori che avevano presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo di un istituto di credito in liquidazione coatta. La Corte ha confermato che, a seguito delle modifiche introdotte dal D.Lgs. 181/2015, il creditore ha l'onere di dimostrare che il ritardo nella presentazione della domanda è dipeso da causa a lui non imputabile, anche per il periodo successivo alla cessazione dell'impedimento. Un ritardo di dieci mesi dal passaggio in giudicato della sentenza che accertava il credito è stato ritenuto ingiustificato.
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Credito prededucibile: quando non è ammesso
La Corte di Cassazione ha negato il riconoscimento di un credito prededucibile a un professionista per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte ha stabilito che la rinuncia alla domanda di concordato da parte della società, prima del decreto di ammissione, interrompe il nesso di funzionalità necessario, rendendo il credito non prededucibile nel successivo fallimento.
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Compenso professionale: quando è negato per negligenza
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per un credito di 300.000 euro relativo a una consulenza per un concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, negando il compenso professionale a causa della grave negligenza e dell'inutilità della prestazione resa. La Corte ha stabilito che un'attività professionale talmente viziata da non essere funzionale allo scopo del cliente equivale a un inadempimento totale, legittimando il committente (o il curatore fallimentare) a rifiutare il pagamento.
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Acquisto da fallimento: chi paga per i rifiuti?
Una società che acquista un immobile da un fallimento non può richiedere il rimborso dei costi per lo smaltimento di rifiuti preesistenti se era a conoscenza della loro presenza al momento dell'acquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società acquirente, sottolineando che l'acquisto era avvenuto 'nello stato di fatto e di diritto in cui si trovava', senza alcuna garanzia da parte della procedura fallimentare. La piena consapevolezza delle condizioni dell'immobile, evidenziata nel bando di vendita, è stata la ragione decisiva per rigettare la richiesta di ammissione al passivo del fallimento.
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Credito prededucibile: la Cassazione sui professionisti
Un legale contesta l'ammissione del proprio credito come chirografario e lo status di credito prededucibile riconosciuto ad altri due professionisti per l'assistenza in un concordato preventivo. La Cassazione cassa la decisione di merito, chiarendo che per il riconoscimento del credito prededucibile non basta l'omologazione del concordato, ma occorre una valutazione 'ex ante' dell'effettiva utilità e funzionalità della prestazione professionale rispetto agli scopi della procedura.
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Credito prededucibile: quando è ammesso in fallimento
La Corte di Cassazione interviene sulla questione del credito prededucibile per i professionisti in un fallimento successivo a un concordato preventivo. Un avvocato ha impugnato la decisione del tribunale che aveva negato la natura privilegiata del suo compenso, ammettendo invece in prededuzione i crediti di altri professionisti. La Cassazione ha accolto in parte il ricorso, cassando la decisione del tribunale per motivazioni insufficienti e in contrasto con i principi di diritto. In particolare, ha chiarito che i crediti sorti dopo l'omologa del concordato non godono automaticamente della prededuzione e che la valutazione sull'utilità della prestazione deve avvenire con un giudizio 'ex ante' e non 'ex post'.
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Crediti prededucibili: no alla traslazione automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i crediti prededucibili sorti durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione, non mantengono automaticamente tale status nella successiva procedura di amministrazione straordinaria, che è una procedura concorsuale. La sentenza chiarisce che la profonda differenza di natura e finalità tra i due istituti impedisce l'applicazione del principio di 'consecutio procedurarum', ovvero la continuità giuridica tra procedure, negando così la 'traslatio' del privilegio della prededuzione.
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Credito prededucibile: sì anche senza concordato aperto
Una società di servizi ha ottenuto il riconoscimento del suo credito come prededucibile nei confronti di un'impresa in amministrazione straordinaria. Il credito era sorto nel periodo successivo alla presentazione di una domanda di concordato preventivo "con riserva" da parte dell'impresa, ma prima dell'effettiva apertura della procedura, che di fatto non è mai avvenuta. L'impresa debitrice ha contestato la prededuzione, sostenendo la mancanza di un nesso funzionale con una procedura mai iniziata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che il credito prededucibile previsto dall'art. 161, comma 7, della Legge Fallimentare ha natura "legale" e non "funzionale". La sua finalità è tutelare la continuità aziendale, garantendo i fornitori che continuano a operare con l'impresa in crisi, a prescindere dall'esito della domanda di concordato.
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Azione revocatoria: nessun subentro nei contratti
La Corte di Cassazione chiarisce che l'azione revocatoria non ha un effetto traslativo della proprietà, ma serve a reintegrare la garanzia patrimoniale per i creditori. Di conseguenza, il fallimento non subentra automaticamente nei contratti, come una locazione, stipulati dal soggetto il cui acquisto è stato revocato. Una società finanziaria si è vista negare il pagamento di canoni di locazione in prededuzione dal fallimento, poiché il contratto era stato firmato con l'acquirente di un'azienda, il cui acquisto è stato poi reso inefficace tramite azione revocatoria.
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Credito prededucibile: quando il compenso è funzionale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6059/2025, chiarisce i requisiti per il riconoscimento del credito prededucibile del professionista che ha assistito un'impresa in un concordato preventivo poi sfociato in fallimento. La Corte ha stabilito che la prededuzione non è automatica, ma richiede una valutazione 'ex ante' da parte del giudice sulla concreta funzionalità della prestazione agli scopi della procedura concorsuale, come la conservazione del valore aziendale. Annullata la decisione del Tribunale che aveva concesso la prededuzione 'de plano' senza un'adeguata verifica.
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Credito prededucibile: la Cassazione e il rinvio
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a nuovo ruolo una causa riguardante la natura di un credito prededucibile. Il caso verteva su un credito restitutorio sorto a favore di una società dopo aver pagato una somma in base a un decreto ingiuntivo, successivamente annullato in parte. Il debitore era nel frattempo fallito. Il Tribunale aveva negato la prededucibilità, legando il credito al contratto originario pre-fallimentare. La Cassazione, accogliendo l'istanza del ricorrente, ha deciso di posticipare la trattazione per riunirla a un altro ricorso pendente tra le stesse parti e di analogo contenuto, senza decidere nel merito della questione.
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Subentro contratto fallimento: la volontà del curatore
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il subentro contratto fallimento. Con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la prosecuzione di una fornitura energetica dopo la dichiarazione di fallimento non implica automaticamente il subentro del curatore nel contratto. Se le azioni del curatore, come la pianificazione di un nuovo contratto a condizioni diverse, dimostrano una volontà contraria, il rapporto originario deve considerarsi sciolto. Il silenzio del curatore di fronte a una richiesta del creditore rafforza questa interpretazione, escludendo la prededucibilità del credito anteriore.
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Spese fallimento revocato: chi paga? Decide la Cass.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale riguardo alle spese del fallimento revocato. Anche qualora alla revoca segua una nuova dichiarazione di fallimento della stessa impresa, la responsabilità per i compensi dei professionisti della prima procedura resta a carico dello Stato (Erario). La Corte ha chiarito che si tratta di due procedure distinte e autonome, e la responsabilità erariale, derivante dalla natura officiosa della procedura revocata, non può essere trasferita sul patrimonio del secondo fallimento.
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Contratto distrattivo: nullità e frode ai creditori
La Corte di Cassazione esamina il caso di un contratto di locazione ritenuto parte di un'operazione di distrazione patrimoniale ai danni di una società poi finita in amministrazione straordinaria. Pur correggendo la motivazione del giudice di merito, la Corte rigetta il ricorso, chiarendo che un contratto distrattivo, se integra il reato di bancarotta fraudolenta, è nullo per violazione di norme imperative. Tuttavia, la decisione si fonda sulla non censurabilità dell'accertamento di fatto del tribunale, che aveva escluso il collegamento funzionale tra il contratto e le precedenti operazioni societarie distrattive.
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Crediti prededucibili: no continuità tra procedure
Un'impresa che aveva fornito servizi a una società in amministrazione giudiziaria si è vista negare il riconoscimento dei propri crediti prededucibili nella successiva procedura di amministrazione straordinaria della stessa società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non esiste continuità giuridica (consecutio) tra l'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, e l'amministrazione straordinaria, una procedura concorsuale. Data la diversità di natura e finalità, i crediti sorti nella prima non possono godere di priorità nella seconda.
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Credito prededucibile: no tra procedure diverse
La Corte di Cassazione ha stabilito che un credito sorto durante un'amministrazione giudiziaria, una misura di prevenzione antimafia, non gode di prededuzione nella successiva procedura di amministrazione straordinaria per insolvenza. La decisione si fonda sulla profonda diversità di finalità e presupposti tra le due procedure, che impedisce la cosiddetta 'consecuzione' e il trasferimento del privilegio processuale. Il credito prededucibile, quindi, non sopravvive al di fuori della procedura in cui è nato.
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Crediti prededucibili: no tra procedure diverse
La Cassazione chiarisce che i crediti prededucibili sorti durante un'amministrazione giudiziaria antimafia non sono automaticamente tali in una successiva amministrazione straordinaria, data la diversità di finalità e presupposti tra le due procedure. La richiesta di una società fornitrice è stata respinta.
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Crediti prededucibili: no dopo l’omologa del concordato
Una società fornitrice ha richiesto l'ammissione in prededuzione di un credito per merci vendute a un'altra impresa dopo l'omologazione del suo concordato preventivo in continuità. A seguito del fallimento di quest'ultima, sia il Tribunale che la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. La Suprema Corte ha chiarito che i crediti prededucibili sono solo quelli sorti durante la procedura concorsuale, che si conclude con il decreto di omologazione. I crediti successivi, sorti nella fase esecutiva, non sono considerati 'funzionali' alla procedura stessa e vengono quindi ammessi solo come chirografari.
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