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Art. 111 Codice di Procedura Civile — Anno 2023

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109 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Codice di Procedura Civile

Notifica residenti estero: obblighi del Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sulla notifica residenti estero. Un'Amministrazione finanziaria non può considerare un contribuente iscritto all'AIRE come "assolutamente irreperibile" solo perché il primo tentativo di notifica all'indirizzo estero è fallito. Prima di utilizzare la procedura speciale per irreperibili, l'ente ha l'obbligo di svolgere ulteriori ricerche con ordinaria diligenza, interrogando in particolare gli uffici consolari per accertare un eventuale nuovo domicilio. In mancanza di tali ricerche, la notifica è da considerarsi nulla.
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Responsabilità precontrattuale: il danno da spese
Un'impresa edile ha citato in giudizio un Ministero per i danni derivanti da un contratto d'appalto divenuto inefficace. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa a una pubblica udienza per decidere tre questioni fondamentali sulla responsabilità precontrattuale: se essa copra le spese generali di cantiere, se queste possano essere estese dai casi di responsabilità contrattuale e se il danno sia da presumersi con la sola consegna dell'area di lavoro o richieda prova specifica delle spese sostenute.
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Notifica cartella esattoriale: quando vale la fotocopia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33207/2023, ha stabilito che la fotocopia della relata di notifica di una cartella esattoriale costituisce prova valida se il contribuente non la contesta in modo specifico e dettagliato. Un disconoscimento generico non è sufficiente a privare il documento di efficacia probatoria. La Corte ha inoltre confermato che l'ente di riscossione, operando come società per azioni, ha la facoltà di farsi rappresentare in giudizio da avvocati del libero foro, non essendo soggetta al patrocinio obbligatorio dell'Avvocatura dello Stato. Il ricorso del contribuente è stato quindi respinto.
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Cambio appalto: il CCNL garantisce l’assunzione
Un lavoratore, il cui rapporto a tempo determinato con un'azienda poi fallita era stato convertito in indeterminato, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel servizio di igiene urbana. I giudici di merito avevano negato tale diritto, escludendo un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, invece, ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che, indipendentemente dalla configurabilità di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore prevedeva un vero e proprio diritto soggettivo all'assunzione per il personale impiegato nel cambio appalto, obbligando la nuova società a proseguire il rapporto di lavoro.
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Cambio appalto: obbligo di assunzione dal CCNL
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32894/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di cambio appalto. Un lavoratore, il cui rapporto era stato convertito in tempo indeterminato, non era stato riassunto dalla società subentrante nel servizio di igiene urbana. La Cassazione ha chiarito che, anche in assenza di un trasferimento d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c., la 'clausola sociale' prevista dal CCNL di settore crea un vero e proprio obbligo di assunzione per l'impresa subentrante, tutelando così la continuità occupazionale dei dipendenti. La Corte ha cassato la decisione d'appello, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
Una lavoratrice, il cui rapporto a tempo indeterminato con un'azienda di servizi poi fallita era stato riconosciuto giudizialmente, ha chiesto l'assunzione alla società subentrante nel contratto di appalto. I giudici di merito avevano respinto la domanda, non ravvisando un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che in un cambio appalto, la specifica clausola del CCNL di settore (art. 6 CCNL Ambiente) costituisce un obbligo per l'impresa subentrante di assumere il personale, creando un vero e proprio diritto soggettivo per il lavoratore, a prescindere dall'applicazione dell'art. 2112 c.c.
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Titolarità del credito: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva confermato un'ingiunzione di pagamento. Il caso verteva sulla contestata titolarità del credito da parte di una banca, a seguito della cessione di un ramo d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può liquidare l'eccezione del debitore con un generico riferimento a una "copiosa documentazione" prodotta dal creditore, ma deve esaminare specificamente le prove documentali prodotte dal debitore che contestano tale titolarità, pena la nullità della sentenza per motivazione apparente.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo se manca
Due proprietari ottengono la tutela di una servitù di passaggio. In appello, la nuova proprietaria del fondo servente ottiene l'estinzione della servitù. La Cassazione annulla la sentenza d'appello per un vizio procedurale: mancava il litisconsorzio necessario con la venditrice originaria, non formalmente estromessa dal giudizio. La causa deve essere riesaminata con la corretta composizione delle parti.
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Cambio appalto: il CCNL obbliga all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32805/2023, ha stabilito che in un cambio appalto per servizi pubblici, la clausola del CCNL Ambiente che prevede l'assunzione del personale dell'impresa uscente è vincolante per la nuova società appaltatrice. Questo obbligo sussiste a prescindere dalla configurabilità di un trasferimento di ramo d'azienda ai sensi dell'art. 2112 c.c. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva negato il diritto di un lavoratore alla ricostituzione del rapporto, affermando la forza cogente della norma contrattuale collettiva volta a garantire la stabilità occupazionale.
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Deposito telematico tardivo: ricorso inammissibile
Una banca ha impugnato la dichiarazione di tardività della sua opposizione allo stato passivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per violazione del principio di autosufficienza, poiché la ricorrente non ha fornito la prova della tempestività del deposito telematico attraverso la produzione delle necessarie ricevute elettroniche.
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Titolarità del credito: onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un atto di precetto perché l'istituto di credito originario non ha fornito prova della titolarità del credito al momento dell'avvio dell'azione esecutiva. La Corte ha stabilito che la contestazione sulla titolarità è una mera difesa, rilevabile d'ufficio, e che l'onere della prova grava sempre su chi agisce in giudizio. Di conseguenza, il ricorso della società cessionaria del credito è stato respinto.
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Rappresentanza processuale: poteri e validità
Un fideiussore ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva convalidato un decreto ingiuntivo. I motivi principali del ricorso riguardavano presunti vizi nella rappresentanza processuale sia dell'istituto di credito originario sia della società cessionaria del credito. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, affermando che il potere di transigere una controversia implica necessariamente il conferimento di un potere sostanziale, sufficiente a fondare una valida procura per agire in giudizio. Inoltre, ha ribadito che per le cessioni di crediti in blocco, la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale costituisce prova sufficiente della titolarità del credito.
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Contrasto tra giudicati: quale sentenza prevale?
Un'azienda risolve un rapporto di lavoro basandosi su una sentenza favorevole, nonostante un precedente giudicato avesse disposto la reintegra del lavoratore in seguito a un trasferimento d'azienda. La Corte di Cassazione, nel confermare l'illegittimità della risoluzione, chiarisce i criteri per risolvere il contrasto tra giudicati, sottolineando il valore del giudicato implicito e la stabilità delle decisioni passate in giudicato, anche nei confronti del successore nel rapporto controverso.
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Appello parte diversa: quando è inammissibile?
Un lavoratore propone appello contro una sentenza, ma lo notifica a una società diversa da quella del primo grado. La Corte d'Appello dichiara l'inammissibilità e la Cassazione conferma. L'ordinanza sottolinea come, in un appello parte diversa, sia onere dell'appellante spiegare chiaramente le ragioni del mutamento soggettivo, pena l'inammissibilità per difetto di specificità.
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Limite di finanziabilità: quando l’appello è inammissibile
Un debitore si è opposto a un'azione esecutiva sostenendo la nullità del precetto per mancata notifica del titolo. L'eccezione si basava sul presunto superamento del limite di finanziabilità del mutuo fondiario, che avrebbe privato il creditore dei benefici processuali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando che i motivi di appello erano irrilevanti rispetto alla decisione del giudice di merito e mancavano del requisito di autosufficienza, non avendo specificato con precisione gli atti su cui si fondavano le censure.
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Domanda di rivendicazione fallimento: la decisione
La Cassazione chiarisce che la domanda di rivendicazione nel fallimento, o la richiesta del controvalore del bene, non può essere accolta se il bene non è mai entrato a far parte dell'attivo fallimentare. Se il creditore ha già intrapreso un'azione legale contro un terzo per recuperare il bene, non può contemporaneamente chiedere il controvalore al fallimento, poiché ciò comporterebbe un'ingiustificata duplicazione di valore. La scelta di agire per la restituzione del bene preclude la via dell'insinuazione al passivo per il suo valore.
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Incompetenza territoriale tardiva: la Cassazione decide
In una causa di lavoro, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale deve essere decisa all'inizio del processo. Se un giudice emette un'ordinanza cautelare, affermando implicitamente la propria competenza, e questa non viene impugnata, la decisione diventa definitiva. Una successiva dichiarazione di incompetenza da parte dello stesso giudice è da considerarsi tardiva e illegittima, violando i principi di celerità e certezza del diritto.
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Nullità Tasso Euribor: la Cassazione rinvia il caso
Una società ha contestato un'azione esecutiva derivante da un mutuo, sostenendo la nullità del tasso Euribor a causa di manipolazioni di mercato. La Corte di Cassazione, riconoscendo la grande importanza giuridica della questione, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza, in attesa di una decisione approfondita sul tema della nullità del tasso Euribor.
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Azione revocatoria: si può contro il terzo proprietario?
Un istituto di credito esercita un'azione revocatoria contro un contratto di locazione stipulato dal terzo proprietario di un immobile ipotecato, sostenendo che tale contratto pregiudichi la garanzia del credito. Il proprietario non è il debitore originario. La Corte di Cassazione, rilevando la novità e la complessità delle questioni giuridiche sollevate, non decide nel merito ma rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito. La questione centrale è se l'azione revocatoria possa essere utilizzata contro atti di chi non è il debitore.
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Indennità di occupazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30010/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di espropriazione. La domanda per ottenere l'indennità di occupazione legittima di un immobile è autonoma e distinta da quella per l'indennità di esproprio. Pertanto, può essere proposta in un giudizio separato e non è preclusa da una precedente decisione sull'esproprio. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile la richiesta, rinviando il caso per una nuova valutazione nel merito.
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