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Art. 109 TUIR

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958 provvedimenti

Presunzione assoluta di inerenza: la Cassazione decide
Una società aveva dedotto costi per sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche, ma l'Agenzia delle Entrate li aveva contestati. La Corte di Cassazione ha confermato che, in presenza di specifici requisiti di legge, tali costi godono di una presunzione assoluta di inerenza. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria non può sindacarne la congruità o l'economicità, rendendoli pienamente deducibili.
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Inerenza dei costi: onere della prova sul contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6061/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia fiscale: l'onere della prova sull'inerenza dei costi deducibili grava sempre sul contribuente. Il caso riguardava una società a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato la deducibilità di alcuni costi. La Commissione Tributaria Regionale aveva erroneamente focalizzato il giudizio sulla presunta inesistenza delle operazioni, anziché sulla loro inerenza. La Suprema Corte ha cassato la sentenza, chiarendo che, a fronte di una contestazione sulla certezza e inerenza, spetta al contribuente dimostrare la legittimità della deduzione, e non all'amministrazione finanziaria provare l'inesistenza dell'operazione.
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Deducibilità costi: Cassazione sui servizi infragruppo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando la deducibilità dei costi per servizi forniti da una società collegata a uno studio professionale. La Corte ha stabilito che, a fronte di due decisioni di merito conformi che hanno accertato l'inerenza e l'effettività delle prestazioni, non è possibile un riesame dei fatti in sede di legittimità. Ribadito il principio che spetta al contribuente provare l'esistenza e l'inerenza del costo.
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Scissione effetti notificazione: quando è valida?
Una società del settore automobilistico ha impugnato un avviso di accertamento per una presunta frode IVA, sostenendo che la notifica fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, riaffermando il principio della scissione effetti notificazione. Secondo tale principio, per l'ente impositore, la notifica si perfeziona alla data di spedizione dell'atto, non a quella di ricezione da parte del contribuente, salvando così l'accertamento dalla decadenza.
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Deducibilità costi: legittima se c’è ragione economica
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deducibilità dei costi di un'associazione professionale per servizi ricevuti da una società collegata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la deducibilità dei costi è legittima se il contribuente dimostra la loro inerenza all'attività e la presenza di valide ragioni economiche e organizzative che giustifichino l'operazione. In questo caso, non si configura un abuso del diritto, anche in presenza di un vantaggio fiscale.
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Deduzione dei costi: la Cassazione e l’inerenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro un'associazione professionale, confermando la legittimità della deduzione dei costi per servizi esternalizzati a una società collegata. La sentenza ribadisce che, a fronte di una prova documentale sufficiente fornita dal contribuente (contratto, incarichi, fatture), spetta all'Ufficio dimostrare l'eventuale antieconomicità o l'abuso del diritto, non essendo sufficiente una generica contestazione sull'inerenza.
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Inerenza dei costi: la Cassazione conferma la deducibilità
Un'associazione professionale ha dedotto i costi per servizi forniti da una società collegata. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'inerenza dei costi, sostenendo si trattasse di abuso del diritto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ente impositore, confermando la valutazione di merito dei giudici precedenti, secondo cui il contribuente aveva adeguatamente provato che i costi erano pertinenti all'attività d'impresa e supportati da valide ragioni economiche, legittimandone così la deduzione.
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Principio di competenza: Cassazione chiarisce i ricavi
Un ex socio di una società di persone impugnava un avviso di accertamento per maggiori redditi da partecipazione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che, in base al principio di competenza, i ricavi sono tassabili nell'anno in cui sorge il diritto a percepirli, indipendentemente dall'effettivo incasso. Inoltre, ha chiarito che l'istanza di accertamento con adesione per la società non sospende i termini di ricorso per l'avviso notificato al socio.
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Accertamento analitico induttivo: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fondato su un accertamento analitico induttivo, che presumeva ricavi non dichiarati a fronte di ingenti prelievi di cassa da parte dei soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, ritenendo legittimo l'operato dell'Amministrazione Finanziaria a causa delle gravi irregolarità contabili e della mancata prova, da parte del contribuente, della reale destinazione dei fondi. La Corte ha invece accolto il ricorso incidentale dell'Agenzia su un diverso punto relativo al principio di competenza dei costi.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una società di costruzioni si è vista negare la detrazione IVA e la deducibilità di un costo relativo alla fattura di un architetto. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello della società con argomentazioni estremamente sintetiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, annullando la sentenza d'appello per 'motivazione apparente'. La Corte ha ritenuto che il giudice regionale non avesse esaminato adeguatamente le censure mosse dalla società, limitandosi a un'adesione acritica alla decisione di primo grado. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Fatture inesistenti: prova e oneri del contribuente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5340/2024, ha stabilito che in caso di contestazione di fatture inesistenti, l'assoluzione penale del contribuente non è sufficiente a vincere la presunzione dell'Amministrazione Finanziaria. Se l'ente impositore fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sull'inesistenza dell'operazione, spetta al contribuente fornire la prova rigorosa dell'effettività e dell'inerenza del costo sostenuto, al di là della mera esibizione della fattura.
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Deducibilità perdite su crediti: estinzione del giudizio
Una società ha impugnato un avviso di accertamento che negava la deducibilità di perdite su crediti e di costi di manutenzione. La controversia è giunta in Cassazione, ma il giudizio è stato dichiarato estinto perché il contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti pendenti, risolvendo la questione al di fuori delle aule di tribunale.
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Principio di competenza provvigioni: quando tassare?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5322/2024, ha stabilito che un mediatore immobiliare deve dichiarare i ricavi derivanti dalle provvigioni nell'anno di stipula del contratto preliminare, in applicazione del principio di competenza provvigioni. Anche se l'incasso avviene in un anno successivo o il contratto definitivo non viene stipulato, il diritto al compenso sorge con la conclusione dell'affare, che coincide con la firma del preliminare. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un mediatore il mancato inserimento in dichiarazione di provvigioni maturate nel 2008 ma incassate successivamente. La Corte ha respinto il ricorso del contribuente, confermando che, ai fini fiscali, il momento rilevante è quello in cui la prestazione del mediatore si considera ultimata e il credito certo, ovvero alla firma del preliminare.
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Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità e limiti
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP, contestando l'indeducibilità di costi fatturati da una società estera schermo, per operazioni definite soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che i termini di accertamento possono essere raddoppiati per IRES in presenza di un'ipotesi di reato tributario, ma non per IRAP. Inoltre, ha affermato la deducibilità dei costi soggettivamente inesistenti, a condizione che siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all'attività d'impresa, cassando la sentenza di merito e rinviando alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione.
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Avviso di accertamento: onere della prova e sanzioni
Una società ha impugnato un avviso di accertamento IRES, contestando la legittimità della firma, il mancato contraddittorio preventivo, il diniego all'ammortamento dell'avviamento per documentazione ultra-decennale e le sanzioni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, ribadendo che l'onere della prova per i benefici fiscali grava sul contribuente, il quale deve conservare la documentazione necessaria finché i periodi d'imposta non siano definiti. Ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, censurando la decisione di merito che aveva ritenuto provata la deducibilità di un fondo svalutazione crediti in assenza di prove analitiche. La sentenza sottolinea il rigore sull'onere della prova in materia fiscale.
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Onere della prova operazioni inesistenti: la Cassazione
Un professionista si è visto contestare la deducibilità di alcuni costi per servizi e carburante, ritenuti fittizi dall'Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che in presenza di seri indizi di fittizietà forniti dal Fisco, l'onere della prova per le operazioni inesistenti si sposta sul contribuente. Quest'ultimo deve dimostrare l'effettiva esistenza delle operazioni, non essendo sufficienti la mera regolarità contabile o una perizia di parte. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Onere probatorio tributario: la Cassazione decide
Una società impugna un avviso di accertamento per IRES sollevando molteplici questioni, tra cui il diniego di ammortamenti per mancata esibizione di documentazione ultradecennale e la legittimità di una ripresa a tassazione basata su un accertamento dell'anno precedente non ancora definitivo. La Corte di Cassazione, pur rigettando la maggior parte dei motivi e ribadendo il rigoroso onere probatorio tributario a carico del contribuente per i benefici fiscali, accoglie il ricorso sulla ripresa a tassazione. Viene stabilito che è illegittima una pretesa fiscale fondata su un atto presupposto la cui legittimità è ancora sub iudice, cassando con rinvio la sentenza su questo specifico punto.
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Deduzione costi carburante: sì con fattura per autotrasporto
L'Amministrazione Finanziaria ha negato la deduzione dei costi carburante a una società di trasporti per la mancata compilazione delle apposite schede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che per gli autotrasportatori per conto terzi, a partire dal 2006, vige un'esenzione dall'obbligo delle schede. Pertanto, la prova dell'acquisto e la conseguente deducibilità del costo possono essere fornite anche tramite fatture, come avvenuto nel caso specifico relativo all'anno d'imposta 2010.
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Definizione agevolata: estinzione processo tributario
Una società e i suoi soci impugnavano avvisi di accertamento per costi indeducibili derivanti da fatture per operazioni ritenute inesistenti. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, hanno presentato ricorso in Cassazione. Tuttavia, durante il procedimento, hanno aderito alla definizione agevolata, pagando il debito. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, poiché l'adesione alla sanatoria equivale a una rinuncia al ricorso.
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Dichiarazione integrativa: sempre possibile rimediare
Una società ha richiesto un rimborso IRES tramite una dichiarazione integrativa anni dopo il periodo d'imposta, a causa di una precedente incertezza legale su un'agevolazione fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le dichiarazioni fiscali possono essere emendate per correggere errori derivanti da ambiguità normative oggettive. Inoltre, ha chiarito che il diritto a un beneficio si consolida con l'effettuazione dell'investimento, non con la successiva richiesta amministrativa.
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