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Art. 109 D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917

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37 provvedimenti

Estinzione del giudizio: il caso della transazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in un caso di accertamento IRES su un'operazione di 'sale and lease back'. La decisione segue un accordo transattivo raggiunto tra l'Agenzia delle Entrate e il gruppo societario contribuente, che ha risolto tutte le controversie pendenti, rendendo superflua la prosecuzione del ricorso. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Onere della prova costi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14222/2025, chiarisce l'onere della prova costi in materia tributaria. Una società si era vista contestare la deducibilità di costi per servizi da un fornitore con attività estranea e per provvigioni. La Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il contribuente deve provare non solo l'esistenza del costo, ma anche la sua effettività e inerenza all'attività d'impresa. La sola presentazione di un contratto non è sufficiente a soddisfare tale onere probatorio.
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Sopravvenienze attive: quando tassare il credito?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito un punto cruciale sulla tassazione delle sopravvenienze attive derivanti da sentenze giudiziarie. Il caso riguardava un avviso di accertamento notificato a un contribuente per un maggior reddito di partecipazione, originato da una rettifica fiscale verso una società a lui collegata. Tale rettifica era dovuta alla mancata dichiarazione di una sopravvenienza attiva, consistente in somme ottenute a seguito di una sentenza che aveva ordinato a un istituto di credito la restituzione di interessi anatocistici. La Corte ha stabilito che il momento impositivo scatta nell'anno di deposito della sentenza, non quando essa diventa definitiva. Tuttavia, se l'efficacia esecutiva della sentenza viene sospesa, la tassazione è posticipata. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato quindi accolto su questo punto, cassando la decisione precedente e rigettando l'originario ricorso del contribuente.
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Accesso immobiliare: verifica fiscale legittima
Un'associazione culturale contesta un avviso di accertamento, sostenendo che derivi da un accesso immobiliare illegittimo perché privo delle necessarie autorizzazioni. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito, chiarendo che la semplice comunicazione dell'avvio di una verifica presso la sede del contribuente, senza compiere ispezioni o ricerche, non costituisce un accesso immobiliare. Pertanto, l'assenza delle autorizzazioni non inficia la validità dell'accertamento, poiché l'atto ispettivo che le avrebbe richieste non è mai avvenuto.
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Costi di sponsorizzazione: quando sono sempre deducibili
L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità dei costi di sponsorizzazione a una società e a una ditta individuale collegate, ritenendoli antieconomici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia, confermando che tali spese sono deducibili. La Corte ha chiarito che, specialmente nel caso di sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive dilettantistiche entro certi limiti, i costi si presumono inerenti all'attività d'impresa come spese di pubblicità. Spetta all'ufficio fiscale, e non al contribuente, dimostrare l'assoluta assenza di un ritorno economico, non essendo sufficiente dubitare su quale delle due imprese abbia tratto maggior beneficio.
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Accertamento Fiscale: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di accertamento fiscale a carico di una società, analizzando vari rilievi su IRES, IRAP e IVA. La sentenza affronta temi cruciali come la presunzione di cessione per differenze inventariali, la deducibilità di ammortamenti, perdite su crediti, costi per omaggi e interessi passivi. La Corte ha parzialmente accolto sia il ricorso del contribuente che quello dell'Agenzia delle Entrate, cassando la sentenza precedente e rinviando il caso per un nuovo esame su punti specifici, come la svalutazione dei crediti derivanti da mandati di vendita all'asta.
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Aiuti de minimis: la Cassazione sul regolamento
Una società beneficia di aiuti di Stato 'de minimis' per l'IRAP, ma sorge una controversia sull'importo massimo consentito a causa di un cambio normativo. La Corte di Cassazione stabilisce che il limite applicabile è quello previsto dal regolamento in vigore nel periodo d'imposta in cui matura il diritto all'agevolazione (€100.000), non quello successivo in vigore al momento della dichiarazione (€200.000). La Corte ha inoltre ribadito l'impossibilità di sollevare nuove eccezioni procedurali in appello.
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Cessazione materia del contendere: il caso risolto
Un istituto di credito impugnava un avviso di accertamento relativo alla indeducibilità dei costi di cartolarizzazione. Durante il giudizio in Cassazione, l'Amministrazione Finanziaria annullava l'atto in autotutela. La Corte Suprema, prendendo atto della richiesta congiunta delle parti, ha dichiarato la cessazione materia del contendere, estinguendo il processo e compensando le spese legali.
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Omessa pronuncia sui costi: Cassazione annulla sentenza
Una società impugna un avviso di accertamento fiscale basato sia su ricavi non dichiarati, desunti da indagini bancarie, sia su costi ritenuti indeducibili. La Commissione Tributaria Regionale conferma l'accertamento, ma omette di motivare sulla questione dei costi. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della società per il vizio di omessa pronuncia, cassando la sentenza e rinviando il caso a un nuovo giudice per la decisione sul punto specifico dei costi.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità di alcuni costi e una sopravvenienza attiva. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto le ragioni della società sui costi, ma ha omesso di pronunciarsi sulla sopravvenienza attiva. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione sui costi, ma ha cassato la sentenza per il vizio di omessa pronuncia, rinviando il caso al giudice d'appello per una nuova valutazione sul punto non trattato.
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Sopravvenienza attiva: tassabile la riduzione dei debiti?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riduzione di un debito contributivo, ottenuta grazie a una legge agevolativa per aree colpite da calamità naturali, costituisce una sopravvenienza attiva tassabile. Una società cooperativa aveva beneficiato di uno stralcio del 60% dei suoi debiti pregressi verso l'INPS. L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione tale importo come IRES, sostenendo che, essendo i contributi originari costi deducibili, la loro successiva cancellazione generasse un reddito imponibile. La Suprema Corte ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, affermando che la tassazione della sopravvenienza attiva è necessaria per evitare un indebito doppio beneficio fiscale (deduzione del costo e successiva esenzione sulla sua cancellazione). La sentenza chiarisce che il beneficio concesso dalla legge agevolativa riguarda il debito contributivo e non si estende automaticamente a un'esenzione fiscale.
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Onere della prova costi deducibili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7285/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo i principi sull'onere della prova per i costi deducibili. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente dimostrare l'esistenza e l'inerenza dei costi all'attività d'impresa. Tuttavia, una volta fornita la documentazione probatoria, l'Amministrazione Finanziaria non può contestare le scelte economiche dell'imprenditore né richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti già accertati dai giudici di merito.
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Sentenza penale processo tributario: limiti efficacia
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti di efficacia di una sentenza penale nel processo tributario. In un caso di presunta indebita deduzione di costi, i contribuenti, assolti in sede penale, hanno visto respinto il loro ricorso. La Corte ha ribadito che l'assoluzione penale non è automaticamente vincolante per il giudice tributario, che deve condurre una valutazione autonoma. Viene inoltre precisato che la nuova normativa, che rafforza l'efficacia del giudicato penale, non si applica alle sentenze emesse in esito a udienza preliminare.
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Operazioni inesistenti: onere prova e deducibilità
La Corte di Cassazione interviene sul tema delle operazioni inesistenti, annullando con rinvio una sentenza di merito. Il caso riguarda un'azienda vinicola a cui l'Agenzia delle Entrate contestava l'utilizzo di fatture per acquisti fittizi. La Corte ha censurato la decisione del giudice regionale per aver erroneamente riqualificato le operazioni da 'oggettivamente' a 'soggettivamente' inesistenti e per non aver valutato in modo complessivo e unitario tutti gli indizi probatori forniti dall'amministrazione. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova e le diverse conseguenze fiscali, in termini di deducibilità dei costi e detraibilità dell'IVA, a seconda della natura dell'inesistenza contestata.
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Costi operazioni inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di costi operazioni inesistenti, annullando la decisione di una corte di merito. Il caso riguardava una società vinicola che aveva dedotto costi da fatture emesse da società fittizie, alcune delle quali tramite un'azienda intermediaria. La corte inferiore aveva erroneamente riqualificato le operazioni da 'oggettivamente inesistenti' a 'soggettivamente inesistenti', permettendo la deduzione dei costi. La Cassazione ha censurato questa conclusione per la sua palese contraddittorietà, ribadendo che i costi per operazioni oggettivamente inesistenti non sono mai deducibili e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21239/2025, interviene sul tema delle operazioni inesistenti. Il caso riguarda una società vinicola accusata di aver utilizzato fatture per acquisti mai avvenuti da società cartiere. La Corte ha cassato la decisione del giudice regionale, che aveva erroneamente riqualificato le operazioni come soggettivamente inesistenti, ammettendo la deducibilità dei costi. La Cassazione ha ribadito che, in caso di operazioni oggettivamente inesistenti, spetta all'Amministrazione finanziaria fornire la prova dell'inesistenza dell'operazione, anche tramite presunzioni. A quel punto, l'onere di provare l'effettività dell'operazione passa al contribuente, per il quale non è sufficiente esibire la fattura o la prova del pagamento.
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Deducibilità costi transazione: analisi della Cassazione
Con la sentenza n. 34618 del 30/12/2019, la Cass. Civ., Sez. 5, ha stabilito un principio cruciale sulla deducibilità dei costi da transazione. Il caso riguardava una società che, a seguito di un accordo transattivo con un ex socio, aveva dedotto diverse componenti negative, tra cui la perdita di un credito e il pagamento di una somma. L'Agenzia delle Entrate aveva disconosciuto parte di queste deduzioni. La Cassazione ha accolto il ricorso della società, affermando che il giudice di merito ha l'obbligo di esaminare analiticamente ogni singola componente di costo derivante dalla transazione, senza raggrupparle in un'unica categoria. La Corte ha rinviato il caso per una nuova valutazione sulla specifica rilevanza fiscale di ciascun elemento, in particolare della perdita su crediti.
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