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art. 101 l.fall.

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92 provvedimenti

Privilegio sui crediti tributari: Comune batte il fallimento
Un Comune affida la riscossione delle tasse locali a una società privata. La società incassa i soldi dai cittadini ma fallisce prima di versarli all'ente pubblico. Il Comune chiede di essere ammesso al fallimento con il privilegio sui crediti tributari per recuperare le somme. Il Tribunale rifiuta il privilegio, ritenendo il rapporto un normale contratto. La Cassazione ribalta la decisione: il concessionario non è un semplice mandatario, ma agisce nell'ambito di un rapporto pubblico. I soldi incassati mantengono la loro natura fiscale e il privilegio sui crediti tributari spetta anche nel fallimento del riscossore. La Corte cassa il decreto e rinvia al Tribunale per ricalcolare il passivo con il dovuto privilegio.
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Insinuazione tardiva al passivo: il ritardo costa caro
Una società creditrice, parte di un'associazione di imprese, ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo ben sette anni dopo la dichiarazione di fallimento della capogruppo mandataria. La richiesta riguardava somme incassate dalla curatela tramite l'escussione di una fideiussione. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la domanda perché proposta oltre un anno e mezzo dopo che la creditrice era venuta a conoscenza dell'incasso. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che per l'insinuazione tardiva al passivo dei crediti sorti durante la procedura il creditore deve attivarsi tempestivamente non appena cessa l'impedimento. La Suprema Corte ha inoltre condannato la ricorrente per lite temeraria a causa dell'infondatezza del ricorso.
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Insinuazione ultratardiva: se l’avvocato sa, il creditore perde
Una società di cartolarizzazione ha presentato una domanda di insinuazione ultratardiva al passivo fallimentare per un credito ipotecario oltre i termini previsti. La società lamentava la mancanza del formale avviso del curatore fallimentare. Tuttavia, il tribunale ha respinto l'opposizione rilevando che il medesimo avvocato della filiera dei creditori era già a conoscenza del fallimento per via di una procedura esecutiva parallela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il curatore può dimostrare la conoscenza effettiva del fallimento da parte del creditore con qualsiasi mezzo, superando la mancanza dell'avviso formale. Di conseguenza, il ritardo del creditore non è stato ritenuto scusabile.
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Domanda ultra tardiva: il professionista perde il credito
Un professionista ha proposto una domanda ultra tardiva per l'ammissione al passivo di un fallimento, richiedendo il pagamento di prestazioni professionali svolte in favore della società prima del dissesto. Il Tribunale ha dichiarato inammissibile la richiesta poiché il creditore era a conoscenza del fallimento da oltre due anni prima di attivarsi, escludendo quindi una causa a lui non imputabile. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che il termine di dodici mesi per la presentazione della domanda ultra tardiva decorre dal decreto di esecutività dello stato passivo riguardante le domande tempestive. Di conseguenza, il ricorso del professionista è stato dichiarato inammissibile.
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Sostanza sulla forma: inammissibile il ricorso senza appello
Un professionista ha chiesto l'ammissione tardiva di un ingente credito professionale al passivo della liquidazione di una compagnia assicurativa. Il giudice delegato ha dichiarato inammissibile la richiesta tramite un provvedimento monocratico. Il professionista ha impugnato la decisione direttamente davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, applicando il principio di prevalenza della sostanza sulla forma. Poiché la procedura era regolata dalle vecchie norme fallimentari, la decisione del giudice delegato aveva la sostanza di una sentenza di primo grado, emessa all'esito di un giudizio ordinario. Di conseguenza, il provvedimento andava impugnato con un normale atto di appello e non con il ricorso diretto in Cassazione. Il professionista ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali.
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Domanda tardiva di ammissione al passivo: esclusa proroga tacita
Il Lavoratore ha proposto una domanda tardiva di ammissione al passivo per ottenere l'indennità di mancato preavviso dopo il licenziamento da parte del Fallimento. La richiesta è stata depositata oltre il termine di un anno dal deposito dello stato passivo. Il Lavoratore sosteneva che il leggero ritardo nella fissazione dell'adunanza dei creditori avesse comportato una proroga implicita a diciotto mesi del termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la proroga del termine per la domanda tardiva di ammissione al passivo a diciotto mesi non può mai essere implicita. Essa deve essere disposta espressamente e con motivazione dal tribunale nella sentenza dichiarativa di fallimento, valutando la particolare complessità della procedura. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Ricognizione di Debito nel Fallimento: Chi Deve Provare Cosa?
Una società finanziaria ha chiesto di ammettere un suo credito nel passivo di un'azienda fallita, forte di un accordo che conteneva un riconoscimento del debito. Il tribunale inizialmente ha respinto la richiesta, addossando alla creditrice l'onere di provare l'inadempimento. La Cassazione ha ribaltato la decisione, sancendo un principio chiave sulla ricognizione di debito nel fallimento: se l'atto ha data certa anteriore al fallimento, è valido verso tutti i creditori. Questo inverte l'onere della prova: spetta al curatore fallimentare dimostrare l'inesistenza del debito, non al creditore provarne la sussistenza. La creditrice ha quindi vinto la causa.
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Domanda ultratardiva: quando il ritardo è imputabile
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda ultratardiva presentata da un'associazione di tutela. Sebbene il curatore non avesse inviato l'avviso formale di fallimento, è stato provato che i creditori avevano avuto conoscenza effettiva della procedura durante un precedente processo penale. La Corte ha stabilito che la prova della conoscenza reale del fallimento rende il ritardo imputabile al creditore, precludendo l'ammissione tardiva al passivo.
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Insinuazione tardiva al passivo: il rischio della sede deserta
Un creditore ha presentato una domanda di insinuazione tardiva al passivo oltre un anno dopo la chiusura dello stato passivo. Il tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile poiché il ritardo era imputabile al creditore stesso. Il curatore aveva inviato correttamente l'avviso di fallimento all'indirizzo risultante dalla visura camerale, ma il destinatario era risultato irreperibile. La Corte di Cassazione ha confermato che l'onere della prova circa la non imputabilità del ritardo spetta al creditore. Se il curatore agisce con diligenza inviando le comunicazioni alla sede legale, l'eventuale mancata ricezione dovuta a irreperibilità non giustifica il superamento dei termini per l'insinuazione tardiva al passivo.
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Insinuazione supertardiva: i tempi per il credito
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione supertardiva presentata da un istituto bancario. Nonostante la banca non avesse ricevuto la comunicazione formale dell'apertura del fallimento, i giudici hanno accertato che la stessa ne aveva avuto conoscenza effettiva partecipando a una procedura esecutiva immobiliare. In tale contesto, il curatore aveva depositato telematicamente atti notificati via PEC a tutte le parti. Il ritardo di cinque mesi intercorso tra la conoscenza del fallimento e il deposito della domanda è stato giudicato irragionevole, portando al rigetto definitivo della pretesa creditoria.
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Polizza fideiussoria: autonomia e fallimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che la polizza fideiussoria rilasciata per rimborsi IVA è autonoma rispetto al rapporto d'imposta. Nel caso di specie, l'Agenzia delle Entrate aveva chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società garante. I giudici di merito avevano negato il credito per omessa notifica della richiesta di pagamento e degli avvisi di accertamento al debitore. La Suprema Corte ha ribaltato la decisione, affermando che l'insolvenza del garante rende i debiti immediatamente scaduti e che la notifica degli atti impositivi al garantito è irrilevante per l'escussione della garanzia.
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Insinuazione tardiva: termini e regole in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro una banca in liquidazione coatta amministrativa. Il ricorso è stato respinto poiché la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dalla riforma del 2015, senza che i ricorrenti fornissero prova di una causa non imputabile per il ritardo. La sentenza chiarisce che anche i crediti accertati con sentenza definitiva devono sottostare alle rigide tempistiche del concorso formale per essere ammessi al passivo della procedura.
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Insinuazione tardiva: termini e regole in banca LCA
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata da un gruppo di investitori contro un istituto bancario in liquidazione coatta amministrativa. Nonostante i ricorrenti avessero ottenuto una sentenza definitiva di risoluzione contrattuale e condanna alla restituzione di somme, la domanda è stata depositata oltre il termine di sei mesi previsto dal D.Lgs. 181/2015. La Corte ha ribadito che l'esistenza di un titolo giudiziale non esonera dal rispetto delle procedure di accertamento del passivo e che il ritardo di oltre un anno dal passaggio in giudicato della sentenza, senza prova di causa non imputabile, rende l'istanza ultratardiva e inammissibile.
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Mansioni superiori: prova e inquadramento
Un lavoratore ha impugnato il decreto del Tribunale che rigettava la sua richiesta di ammissione al passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa per differenze retributive legate a mansioni superiori. Il ricorrente sosteneva di aver operato come autista-soccorritore (Area B) pur essendo inquadrato in un'area inferiore (Area A). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il lavoratore non ha fornito prove idonee dello svolgimento di compiti eccedenti il profilo tecnico della sua qualifica originaria. Sebbene sia stato riconosciuto che il ritardo nella domanda non fosse imputabile al creditore per mancanza di avviso, la decisione di merito è rimasta ferma a causa del mancato assolvimento dell'onere probatorio.
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Stato passivo: inammissibile l’opposizione al progetto
Una società creditrice ha proposto opposizione contro il progetto di stato passivo di un ente in liquidazione coatta amministrativa. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché l'impugnazione era rivolta a un atto preparatorio e non allo stato passivo definitivo. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione, ribadendo che l'interesse ad agire sorge solo nei confronti dell'elenco dei crediti esecutivo, unico atto capace di produrre effetti lesivi per il creditore.
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Insinuazione tardiva: termini e scadenze legali
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una domanda di insinuazione tardiva presentata oltre i termini previsti dalla riforma del 2015 per le liquidazioni coatte amministrative bancarie. I creditori, pur vantando un titolo accertato con sentenza definitiva, hanno atteso oltre un anno dal passaggio in giudicato prima di richiedere l'ammissione al passivo. La Corte ha stabilito che il termine di sei mesi introdotto dal D.Lgs. 181/2015 è perentorio e che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta interamente al creditore, il quale deve dimostrare di essersi attivato con estrema tempestività una volta rimosso l'eventuale impedimento.
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Opponibilità al Fallimento: Contratto non Trascritto
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce un punto cruciale in materia di opponibilità al fallimento. Il caso riguarda un complesso accordo immobiliare, formalizzato come una vendita ma in realtà una permuta. La Corte ha stabilito che la domanda di risoluzione del contratto di permuta e di restituzione dell'immobile è improcedibile se l'atto, documentato solo da scritture private, non è stato trascritto nei registri immobiliari prima della dichiarazione di fallimento. La trascrizione si conferma un requisito fondamentale per rendere un diritto reale immobiliare opponibile alla massa dei creditori.
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Domanda di rivendicazione fallimento: la decisione
La Cassazione chiarisce che la domanda di rivendicazione nel fallimento, o la richiesta del controvalore del bene, non può essere accolta se il bene non è mai entrato a far parte dell'attivo fallimentare. Se il creditore ha già intrapreso un'azione legale contro un terzo per recuperare il bene, non può contemporaneamente chiedere il controvalore al fallimento, poiché ciò comporterebbe un'ingiustificata duplicazione di valore. La scelta di agire per la restituzione del bene preclude la via dell'insinuazione al passivo per il suo valore.
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Ammissione con riserva: il coobbligato nel fallimento
Una società committente, responsabile in solido con il suo appaltatore fallito verso un subvettore, ha richiesto l'ammissione con riserva al passivo prima di aver saldato il debito. I giudici di merito hanno negato la richiesta, poiché il pagamento non era avvenuto e il creditore principale non si era insinuato nel fallimento. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità giuridica, ha sospeso il giudizio per un approfondimento sulla tutela del coobbligato, sollevando la cruciale questione dell'ammissione con riserva in questi casi.
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Compenso professionale fallimento: prova del mandato
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito relativo a compensi per attività legale. La sua richiesta è stata respinta perché non ha fornito la prova di aver ricevuto l'incarico dalla società fallita, ma piuttosto dalla socia in proprio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che senza la prova del mandato societario, il compenso professionale fallimento non può essere riconosciuto. La Corte ha sottolineato la cruciale importanza di dimostrare la "spendita del nome" della società cliente.
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