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Art. 101 Costituzione

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328 provvedimenti

Risarcimento danni antitrust: la Cassazione decide
Una società acquirente di un autocarro ha citato in giudizio il produttore per ottenere il risarcimento danni antitrust derivante da un cartello sui prezzi. La società produttrice ha eccepito la prescrizione del diritto. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei giudici di merito, ha stabilito che il termine di prescrizione per i danni da illecito concorrenziale segreto (c.d. danno lungolatente) decorre non dal momento della cessazione della condotta illecita, ma da quando il danneggiato ha avuto, o avrebbe potuto avere con l'ordinaria diligenza, conoscenza dell'illecito, del danno e dell'identità del responsabile. Tale momento è stato individuato nella data della decisione della Commissione Europea che ha accertato il cartello. La Corte ha inoltre chiarito il valore probatorio degli atti del procedimento europeo nel giudizio civile.
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Condotta del danneggiato: quando esclude il risarcimento
Un commerciante cade a causa di uno smottamento vicino a un cantiere, ma la sua richiesta di risarcimento viene respinta. La Corte di Cassazione conferma le decisioni precedenti, stabilendo che la condotta del danneggiato, se imprudente e imprevedibile, può interrompere il nesso causale e annullare la responsabilità del custode (in questo caso, il Comune). Il caso sottolinea come la disattenzione della vittima di fronte a un pericolo prevedibile sia decisiva per escludere il diritto al risarcimento.
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Impugnabilità estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4995/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che avevano impugnato degli estratti di ruolo per contestare cartelle di pagamento mai notificate. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo, richiedendo al contribuente di dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, non essendo più sufficiente la mera mancata notifica della cartella. La decisione conferma che questa nuova, più restrittiva, disciplina si applica anche ai giudizi pendenti.
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Inammissibilità appello: i limiti temporali del giudice
Una banca ha stipulato un contratto di 'interest rate swap' con una società. Il Tribunale ha dichiarato nullo il contratto per indeterminatezza del 'mark to market'. La Corte d'Appello ha poi dichiarato l'appello della società inammissibile, ma lo ha fatto in un'udienza successiva alla prima, violando le tempistiche procedurali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che la decisione di inammissibilità dell'appello deve essere presa obbligatoriamente alla prima udienza, pena la nullità del provvedimento. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Borse di studio medici: no a risarcimenti retroattivi
Un gruppo di medici ha richiesto compensazioni economiche per gli anni di specializzazione tra il 1991 e il 2006, sostenendo che le borse di studio ricevute fossero inadeguate secondo le direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la sua giurisprudenza consolidata. La Corte ha stabilito che il rapporto era di formazione e non di lavoro subordinato, e che lo Stato italiano aveva adempiuto correttamente agli obblighi europei con il D.Lgs. 257/1991, escludendo quindi l'applicazione retroattiva della normativa più favorevole introdotta nel 1999.
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Indennità contratto a termine: criteri di calcolo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per il calcolo dell'indennità risarcitoria in caso di contratto a termine illegittimo. Sebbene il giudice di merito goda di ampia discrezionalità nel ponderare i parametri legali, come la durata del rapporto, la liquidazione delle spese legali deve essere analitica e trasparente. Nel caso specifico, la Corte ha confermato la quantificazione dell'indennità ma ha cassato la sentenza per la modalità di calcolo delle spese processuali, ritenuta non verificabile.
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Inammissibilità appello: la sostanza vince sulla forma
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione di inammissibilità di un appello. La Corte d'Appello aveva respinto l'impugnazione per un vizio formale (mancata elezione di domicilio nell'atto), nonostante l'imputato fosse stato poi personalmente notificato. La Cassazione ha stabilito che se lo scopo della norma, ovvero garantire la conoscenza del processo all'imputato, è stato raggiunto, la sanzione dell'inammissibilità appello diventa una formalità eccessiva e ingiustificata, privilegiando la sostanza sulla forma.
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Ricusazione giudice: quando è inammissibile il ricorso
Un imputato ha richiesto la ricusazione del giudice del suo processo, lamentando una serie di decisioni procedurali a suo dire ingiuste e sintomo di parzialità. La richiesta è stata respinta in appello e il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale: la ricusazione del giudice non può basarsi su un mero disaccordo con la gestione del processo. I motivi di ricusazione sono tassativi e devono riguardare situazioni esterne al procedimento, come una 'grave inimicizia' personale e preesistente, non la condotta tenuta in aula. Le contestazioni sulle decisioni del giudice devono essere sollevate tramite gli ordinari mezzi di impugnazione della sentenza finale.
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Eccesso di potere: Cassazione definisce i limiti
Un ex dirigente pubblico, condannato per colpa grave dalla Corte dei Conti a una responsabilità sussidiaria, ha fatto ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che tale forma di responsabilità non fosse prevista dalla legge. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione di una norma, anche se creativa o potenzialmente errata, rientra nell'esercizio della funzione del giudice e non costituisce un eccesso di potere. Quest'ultimo si configura solo quando il giudice invade sfere riservate al legislatore o ad altre giurisdizioni, non quando commette un errore di giudizio.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Un contribuente impugnava un estratto di ruolo e alcune cartelle di pagamento per vizi di notifica. Sebbene i giudici di merito gli avessero dato ragione, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto. In assenza di tale prova, l'azione non può essere accolta.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 2991/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specialisti contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri. I medici chiedevano un risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee sulla remunerazione durante la specializzazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che il diritto al risarcimento è soggetto al termine di prescrizione decennale, decorrente dal 27 ottobre 1999. La questione della prescrizione medici specializzandi viene così consolidata, stabilendo che le incertezze successive sulla giurisdizione o sulla natura dell'azione non spostano tale termine iniziale.
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Remunerazione medici specializzandi: no a risarcimento
Un gruppo di medici ha citato in giudizio diversi ministeri e università per ottenere una maggiore remunerazione durante la specializzazione, sostenendo l'esistenza di un rapporto di lavoro e chiedendo un risarcimento per la tardiva attuazione delle direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che il rapporto è di formazione speciale e non di lavoro. Di conseguenza, ha respinto le richieste relative alla remunerazione medici specializzandi, agli adeguamenti economici e alla richiesta di rinvio alla Corte di Giustizia Europea, basandosi su una giurisprudenza consolidata.
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Rimessione in termini: no se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla rimessione in termini a seguito di una modifica legislativa che ha ridotto un termine processuale. Un creditore aveva presentato reclamo tardivamente, e il giudice di merito aveva concesso la rimessione in termini, ritenendo che l'immediata entrata in vigore della nuova legge costituisse una causa non imputabile. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può disapplicare una norma chiara e vigente, anche se la sua introduzione è repentina. La rimessione in termini può essere concessa solo per circostanze specifiche e concrete relative alla parte, non sulla base di un giudizio generale di 'incongruità' della legge. Di conseguenza, il reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Impugnazione estratto di ruolo: ecco quando si può
Un contribuente ha tentato l'impugnazione di un estratto di ruolo, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha applicato una nuova normativa che limita tali ricorsi, dichiarando l'azione inammissibile perché il contribuente non ha dimostrato un pregiudizio concreto, come richiesto dalla legge per avere interesse ad agire.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27934/2025, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione in anni antecedenti al 1991/92. La Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui la prescrizione decennale del diritto al risarcimento decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della legge n. 370/1999. Poiché i ricorsi non presentavano argomenti idonei a superare tale giurisprudenza, sono stati rigettati.
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Impugnazione estratto di ruolo: la Cassazione decide
Una contribuente contesta un estratto di ruolo sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), dichiara il ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e specifico, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione legale non può essere esaminata nel merito.
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Indennità servizio estero: non cumulabile con la I.I.S.
Una dipendente civile del Ministero della Difesa in servizio a Parigi ha richiesto il pagamento dell'indennità integrativa speciale, oltre a quella già percepita per il servizio all'estero. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2280/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che la normativa speciale per il personale all'estero prevale sulla contrattazione collettiva e sancisce la non cumulabilità tra l'indennità servizio estero e l'indennità integrativa speciale, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Diritto di difesa: Cassazione annulla per impedimento
Un imprenditore, inizialmente assolto, era stato condannato per associazione mafiosa dalla Corte di Appello. La Suprema Corte annulla la condanna, evidenziando una grave violazione del diritto di difesa. Il giudice di merito aveva negato un rinvio d'udienza nonostante il legittimo impedimento dell'avvocato per malattia, compromettendo la difesa. La Corte ha inoltre censurato il mancato rispetto di un precedente principio di diritto vincolante sulla qualificazione del reato.
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Divisione beni mobili: la Cassazione annulla sentenza
In un caso di divisione beni mobili tra ex coniugi, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito che aveva presunto una divisione di fatto basata sul solo prelievo di alcuni oggetti da parte di un coniuge. La Corte ha stabilito che tale comportamento, da solo, non è sufficiente a provare un accordo tacito di divisione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su prove concrete.
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Responsabilità dei magistrati: quando l’errore è scusabile
Un cittadino ha citato in giudizio lo Stato per ottenere un risarcimento a causa di un'errata formulazione del capo d'imputazione da parte di un pubblico ministero, errore che ha portato all'assoluzione dell'imputato nel procedimento penale originario. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento, stabilendo che la formulazione dell'imputazione è un'attività interpretativa protetta dalla clausola di salvaguardia. La Corte ha inoltre sottolineato che il mancato rilievo dell'errore da parte dell'avvocato del cittadino stesso durante il processo penale dimostra che non si trattava di una negligenza grave e inescusabile, escludendo così la responsabilità dei magistrati.
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