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Art. 101 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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333 provvedimenti

Altri anni per Art. 101 Codice di Procedura Civile

Rimessione in termini: no se la nullità non è provata
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli eredi di un professionista condannato per appropriazione indebita. Gli eredi, rimasti contumaci, chiedevano la rimessione in termini per dimostrare di aver accettato l'eredità con beneficio d'inventario e limitare la loro responsabilità. La Corte ha stabilito che la rimessione in termini è inammissibile se la parte non prova sia la nullità della notifica sia che tale nullità le abbia impedito di conoscere il processo, confermando la condanna al risarcimento dei danni.
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Responsabilità del committente per danni edili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dei proprietari di un immobile e della società di gestione al risarcimento dei danni causati a un edificio vicino durante lavori di demolizione. La Corte ha stabilito che la responsabilità del committente, in qualità di custode ai sensi dell'art. 2051 c.c., non viene meno con l'affidamento dei lavori a un'impresa terza. Per escludere la propria responsabilità, il committente deve provare il caso fortuito, ovvero una condotta dell'appaltatore del tutto imprevedibile e inevitabile, prova che in questo caso non è stata fornita.
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Responsabilità professionale: quando decorre la prescrizione?
Un committente ha citato in giudizio un ingegnere per lavori di ristrutturazione non conformi al progetto. La richiesta di risarcimento è stata respinta per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che, in tema di responsabilità professionale, il termine di prescrizione inizia a decorrere non dal momento della piena consapevolezza del danno, ma da quando i vizi dell'opera diventano oggettivamente percepibili e conoscibili dal committente.
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Prova del credito: estratti conto non necessari
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due fideiussori contro una società finanziaria, confermando che la prova del credito bancario può essere fornita anche senza la produzione integrale degli estratti conto. Secondo la Corte, i riassunti scalari, supportati da una consulenza tecnica d'ufficio (CTU), sono sufficienti a ricostruire le movimentazioni del rapporto, superando la mancanza di alcuni documenti. L'ordinanza ha inoltre dichiarato inammissibili le altre censure relative a difetti di rappresentanza e alla nullità di clausole contrattuali, poiché sollevate tardivamente o in modo generico.
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Eccezione di decadenza: quando va sollevata?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di due garanti che avevano sollevato tardivamente l'eccezione di decadenza dalla garanzia fideiussoria. La Corte ha stabilito che l'eccezione di decadenza ex art. 1957 c.c. è un'eccezione in senso stretto, che deve essere proposta nel primo atto difensivo utile e non può essere sollevata in un momento successivo del processo. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dei termini processuali nella difesa del garante.
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Conflitto d’interessi avvocato: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una fideiussore contro un istituto bancario. La ragione principale è il palese conflitto d'interessi dell'avvocato, che, oltre a difendere la garante, era anche il debitore principale del mutuo. La Corte ha rilevato d'ufficio questa criticità, che inficia il diritto di difesa, e ha sottolineato come il ricorso presentasse anche altre gravi carenze di specificità e chiarezza.
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Opposizione atti esecutivi: la vendita non la ferma
Un debitore ha contestato la regolarità di una procedura esecutiva immobiliare. Il tribunale di primo grado aveva dichiarato concluso il giudizio di opposizione a seguito della vendita del bene, ma la Corte di Cassazione ha annullato tale decisione. L'ordinanza stabilisce un principio fondamentale: l'opposizione atti esecutivi deve essere decisa nel merito anche se la procedura si è conclusa, poiché l'interesse del debitore a far accertare l'illegittimità degli atti processuali persiste.
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Preclusioni processuali: no all’estensione tra giudizi
Un creditore ottiene un secondo decreto ingiuntivo dopo che il primo è stato dichiarato inefficace. Le corti di merito estendono le preclusioni processuali maturate nel primo giudizio di opposizione al secondo. La Cassazione cassa la decisione, affermando che le preclusioni non si trasmettono se il primo giudizio non è giunto a una pronuncia sul merito, ma si è concluso con una decisione meramente processuale.
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Querela di falso: la Cassazione sulle polizze false
Una società finanziaria ha agito contro una compagnia assicurativa sulla base di polizze fideiussorie risultate false. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che accertava la falsità delle firme, rigettando il ricorso della società finanziaria. La Corte ha chiarito l'ammissibilità della querela di falso per le scritture private e ha ritenuto tardiva e infondata la domanda di risarcimento per legittimo affidamento, in quanto non proposta tempestivamente.
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Ricorso inammissibile e specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ente comunale contro una compagnia assicurativa, a causa di gravi carenze procedurali. L'ente contestava la liberazione di una polizza fideiussoria, ma il suo appello è stato respinto per mancanza di specificità, per aver introdotto questioni nuove e per non aver adeguatamente criticato la sentenza di secondo grado. Questa decisione sottolinea il rigore formale necessario per la presentazione di un ricorso inammissibile e le conseguenze di un'azione legale temeraria.
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Nullità relativa CTU: eccezione tardiva è sanatoria
Un affiliato in franchising si opponeva a un decreto ingiuntivo, lamentando in Cassazione vizi procedurali. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la produzione di nuove prove non modifica la domanda originaria e che la nullità relativa CTU deve essere eccepita nella prima difesa utile, altrimenti il vizio si considera sanato per tardività.
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Locazione a non domino: a chi spetta il canone?
La Corte di Cassazione chiarisce il principio della locazione a non domino. In un caso complesso, una società affittava un immobile di cui in seguito perdeva il titolo di proprietà a causa della nullità del suo acquisto. La Corte ha stabilito che il vero proprietario (in questo caso, una curatela fallimentare) ha il diritto di ratificare il contratto di locazione esistente e di pretendere il pagamento dei canoni, sostituendosi al locatore non proprietario. La validità del contratto di locazione, basata sulla disponibilità di fatto del bene, non viene meno, ma la legittimazione a riscuotere il canone passa al proprietario effettivo.
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Giudicato penale e danno: l’autonomia del civile
Un'ordinanza della Cassazione chiarisce i limiti del rapporto tra giudicato penale e danno civile. Un Comune aveva chiesto il risarcimento a un amministratore di cooperativa, condannato in sede penale per aver percepito illecitamente un contributo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna al risarcimento, stabilendo che la Corte d'Appello aveva errato a non verificare autonomamente l'effettivo danno subito dal Comune (il cosiddetto 'danno conseguenza'), limitandosi a considerare sufficiente la condanna penale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che accerti il nesso di causalità giuridica e l'effettivo pregiudizio patrimoniale.
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Restituzione immobile senza titolo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che si rifiutava di restituire un immobile, eccependo il difetto di proprietà in capo all'ente concedente. La Corte ha ribadito che nelle azioni personali di restituzione, derivanti da un contratto, non è necessario per l'attore provare la proprietà del bene, ma è sufficiente dimostrare la fonte del proprio diritto alla riconsegna, come la scadenza del contratto. Questo principio si applica anche quando la controversia riguarda la restituzione immobile senza titolo di proprietà del concedente.
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Contratto scritto sanità: nullo senza forma scritta
Una società di factoring ha citato in giudizio un complesso ospedaliero e un'azienda sanitaria locale per ottenere il pagamento di prestazioni sanitarie fornite da una struttura privata. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando che l'assenza di un formale contratto scritto in sanità tra la struttura privata e l'ente pubblico comporta la nullità della pretesa di pagamento. Tale requisito è obbligatorio e non può essere sostituito né dal semplice accreditamento né dall'effettiva erogazione delle prestazioni. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Ripetizione indebito accise: chi rimborsa il cliente?
Una fondazione ha citato in giudizio la propria società fornitrice di energia per ottenere la restituzione di addizionali provinciali sulle accise, rivelatesi contrarie al diritto europeo. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla fondazione, ma la società fornitrice ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio in attesa di una pronuncia della Corte di Giustizia Europea su una questione simile, evidenziando la complessità del meccanismo di ripetizione indebito accise e il suo impatto sui rapporti tra consumatore, fornitore e Stato.
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Procura telematica: validità e requisiti di specialità
Un avvocato ha impugnato una decisione sostenendo la nullità della procura telematica della controparte. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la procura telematica, anche se redatta su foglio separato, è valida e speciale se depositata telematicamente insieme all'atto processuale a cui si riferisce (ad esempio, la comparsa di costituzione) nella stessa 'busta telematica'. Questa unione digitale è sufficiente a creare il collegamento necessario tra la procura e il giudizio specifico.
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Costituzione in giudizio via posta: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza 5644/2025, stabilisce che la costituzione in giudizio via posta dinanzi al Giudice di Pace, sebbene irregolare, è valida se l'atto raggiunge la cancelleria. Questo principio sana il vizio procedurale, rendendo efficace il deposito dalla data di ricezione. La Corte ha inoltre ribadito che l'onere di provare la tempestività dell'opposizione a decreto ingiuntivo non comporta una sanzione di improcedibilità e la prova può emergere da qualsiasi atto del processo.
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Obbligazione fideiussoria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligazione fideiussoria rimane valida ed efficace anche se il decreto ingiuntivo non viene notificato al debitore principale. La Corte ha chiarito che in caso di coobbligati solidali, i rapporti processuali sono indipendenti. Pertanto, l'inefficacia del decreto verso il debitore principale non si estende al garante. Il ricorso del fideiussore, che lamentava anche la nullità della garanzia per indeterminatezza dell'oggetto, è stato rigettato.
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Diritto di difesa: udienza cartolare e note non autorizzate
Una controversia su canoni di locazione non pagati per un immobile a rischio sismico arriva in Cassazione. La Suprema Corte annulla la decisione d'appello non per il merito della questione, ma per un vizio procedurale: è stato violato il diritto di difesa dell'ente ricorrente, a cui non è stato concesso un termine per replicare a una memoria non autorizzata depositata dalla controparte durante un'udienza cartolare.
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