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Art. 101 Codice di Procedura Civile — Sezione Lavoro Civile

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184 provvedimenti

Altri anni per Art. 101 Codice di Procedura Civile

Interesse ad agire: quando è valido un ricorso?
Un ex dipendente di una società ferroviaria ha citato in giudizio l'azienda per ottenere un inquadramento professionale superiore relativo al suo passato impiego. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando il diritto del lavoratore. La decisione chiarisce il concetto di "interesse ad agire", specificando che esso esiste ogni volta che una parte necessita dell'intervento del giudice per ottenere un risultato utile e giuridicamente riconosciuto, anche in assenza di una pretesa economica diretta.
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Ricorso inammissibile per difetto di autosufficienza
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un'azienda contro la sentenza che riconosceva a una dipendente un inquadramento superiore. La decisione si fonda sul difetto di autosufficienza del ricorso, ovvero sulla sua incapacità di fornire alla Corte tutti gli elementi necessari per valutare le censure sollevate, senza dover consultare altri atti processuali. La sentenza sottolinea l'importanza di redigere l'atto di appello in modo completo e specifico.
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Obbligo di fedeltà del lavoratore: i limiti del divieto
Un lavoratore è stato licenziato per giusta causa per aver svolto attività per altre società. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ritenendo la sanzione sproporzionata. La Corte ha chiarito i confini dell'obbligo di fedeltà del lavoratore, affermando che la condotta, sebbene disciplinarmente rilevante, non era così grave da giustificare la risoluzione del rapporto, soprattutto in assenza di un danno effettivo per il datore di lavoro e considerato il tempo trascorso dai fatti.
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Compensazione crediti inesistenti: onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava l'opposizione di una società a un avviso di addebito dell'INPS. La controversia nasceva da una compensazione di debiti contributivi con crediti fiscali poi rivelatisi inesistenti. Con questa ordinanza, la Suprema Corte ribadisce un principio fondamentale: in caso di compensazione crediti inesistenti, l'onere di dimostrare l'effettiva esistenza del credito spetta al debitore che se ne avvale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le critiche relative alla valutazione delle prove da parte del giudice, in quanto non costituiscono un valido motivo di ricorso per cassazione.
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