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art. 1 d.lgs. n. 159 del 2011

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42 provvedimenti

Revocazione della confisca: riprendere i beni dopo il giudicato
Il Proposto ha impugnato la confisca definitiva dei propri beni, disposta per pericolosità generica. A seguito della sentenza costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma di riferimento, ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. Le Sezioni Unite hanno chiarito che il rimedio corretto per far valere l'incostituzionalità di una norma su una confisca definitiva è la revocazione della confisca ai sensi dell'articolo 28 del Codice Antimafia, e non l'incidente di esecuzione. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la confisca si fondava anche su un altro titolo autonomo e non colpito da incostituzionalità. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Misure di prevenzione: la Cassazione ferma il crimine abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Ricorrente contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il soggetto, dedito a furti, aveva accumulato condanne e denunce per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale per sfuggire alla cattura tra il 2010 e il 2018. La Suprema Corte ha confermato che tali condotte, reiterate nel tempo, integrano il requisito della pericolosità sociale richiesto per le misure di prevenzione. I giudici hanno chiarito che la dedizione ad attività criminose che minacciano la sicurezza pubblica giustifica la misura, respingendo la tesi difensiva dell'occasionalità dei fatti. Il Ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: no a confisca e sorveglianza senza prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro il provvedimento che revocava le misure di prevenzione (sorveglianza speciale e confisca) a carico di un cittadino e dei suoi familiari. La Corte d'Appello aveva escluso la pericolosità sociale qualificata del soggetto, ritenendo non provata la sua appartenenza a una cosca mafiosa. I giudici di secondo grado hanno motivato in modo approfondito l'inaffidabilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, evidenziando l'assenza di un contributo concreto all'associazione criminale. La Cassazione ha confermato che il ricorso per legittimità non può ridursi a una diversa valutazione dei fatti, ma deve contestare vizi logici o di legge, qui assenti. Vince il cittadino proposto per le misure, che evita la sorveglianza e la confisca dei beni.
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Divieto di bis in idem: no a doppie misure sugli stessi fatti
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proposto contro la misura della sorveglianza speciale applicata dalla Corte di appello di Reggio Calabria. In precedenza, il Tribunale di Roma aveva rigettato la medesima richiesta per assenza di pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha stabilito che il divieto di bis in idem si applica anche ai procedimenti di prevenzione. Di conseguenza, non è consentito applicare una misura già negata basandosi sugli stessi identici elementi di fatto, in assenza di nuove prove o circostanze sopravvenute. Il provvedimento impugnato è stato annullato con rinvio.
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Pericolosità sociale e confisca: le nuove regole
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di confisca patrimoniale evidenziando una grave carenza nella ricostruzione della pericolosità sociale del proposto. Il provvedimento impugnato aveva esteso il periodo di pericolosità generica basandosi su un singolo episodio delittuoso del 2001, senza fornire prove di condotte illecite abituali fino al 2013. La Corte ha ribadito che la confisca richiede una rigorosa correlazione temporale tra l'acquisizione dei beni e la condotta criminale, dichiarando illegittima la motivazione che ignora le prove difensive sulla provenienza lecita dei capitali.
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Confisca di prevenzione: limiti alla revocazione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la revocazione di una **confisca di prevenzione** emessa anni prima. Il ricorrente sosteneva che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, fosse venuta meno la base legale della misura. I giudici hanno però stabilito che, se il provvedimento si fonda su più profili di pericolosità sociale e uno di questi rimane valido (come il vivere abitualmente con proventi illeciti), la confisca non può essere revocata. Inoltre, le sentenze interpretative di rigetto della Consulta non hanno efficacia retroattiva sui casi già chiusi definitivamente.
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Confisca di prevenzione ed evasione fiscale: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca di prevenzione applicata a un imprenditore del settore automobilistico. La misura è stata giustificata dalla pericolosità sociale generica del soggetto, derivante da una sistematica e abituale attività di evasione fiscale. Tale condotta illecita ha permesso l'accumulo di un ingente patrimonio, inclusi immobili e quote societarie, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha respinto i ricorsi evidenziando come la confisca di prevenzione possa colpire anche beni acquisiti prima di specifiche riforme legislative, purché riconducibili a una condotta criminale persistente e lucrativa.
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Misure di prevenzione e divieto di reformatio in peius
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle **misure di prevenzione** personali e patrimoniali nei confronti di un soggetto coinvolto in attività di spaccio. I giudici hanno stabilito che l'integrazione della motivazione sulla pericolosità sociale in appello non viola il divieto di peggioramento della sanzione, purché la misura non diventi più restrittiva. È stata inoltre confermata la confisca degli immobili per sproporzione reddituale, dichiarando inammissibile il ricorso della coniuge poiché i beni erano già stati acquisiti dallo Stato in via definitiva in sede penale.
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Pericolosità sociale: misura di prevenzione valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi non solo su condanne definitive, ma anche su procedimenti pendenti e gravi indizi di appartenenza a un'associazione mafiosa, ritenendo tali elementi sufficienti a dimostrare un'attuale propensione al crimine, nonostante la ricorrente svolgesse un'attività lavorativa.
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Pericolosità sociale: i criteri per la confisca dei beni
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due persone contro la confisca dei loro beni. La Corte ha confermato la legittimità del provvedimento, basato su una valutazione di pericolosità sociale fondata su una serie di reati a carattere lucrativo e su prove come le intercettazioni telefoniche. È stato chiarito che la confisca deve riguardare beni acquisiti durante il periodo di accertata pericolosità, dimostrando un nesso temporale tra l'illecito arricchimento e il possesso dei beni.
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Rinuncia ricorso cassazione: le conseguenze procedurali
Un cittadino straniero impugna un decreto di espulsione. In Cassazione, a seguito di una proposta di inammissibilità per un vizio di procura, non chiede la discussione del caso entro i termini. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo per presunta rinuncia al ricorso cassazione, evidenziando l'importanza delle formalità procedurali.
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Misure di prevenzione: confisca legittima anche senza
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di un ingente patrimonio nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per la sua lunga carriera in reati economici. La sentenza chiarisce che le misure di prevenzione patrimoniali sono legittime anche in assenza di una condanna penale per tutti i fatti contestati e definisce i criteri per la competenza territoriale e l'applicazione del principio del 'ne bis in idem'.
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Rito abbreviato pena: la Cassazione corregge il calcolo
Un soggetto condannato per la violazione del foglio di via obbligatorio ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha ritenuto inammissibile il motivo sulla illegittimità del provvedimento del Questore, ma ha accolto quello sul calcolo della pena. In particolare, ha stabilito che per le contravvenzioni giudicate con rito abbreviato, la riduzione della pena deve essere della metà e non di un terzo, come erroneamente applicato nei gradi di merito, in applicazione della riforma del 2017. La sanzione è stata quindi rideterminata.
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Foglio di via obbligatorio: reato anche senza ritorno
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23535/2024, ha chiarito che il reato di violazione del foglio di via obbligatorio si configura non solo contravvenendo al divieto di ritorno in un determinato comune, ma anche omettendo di rientrare nel proprio luogo di residenza entro i termini prescritti. La Corte ha annullato una precedente assoluzione, stabilendo che l'ordine di rimpatrio e il divieto di ritorno sono due componenti inscindibili della stessa misura di prevenzione, la cui inosservanza, anche parziale, integra la fattispecie penale.
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Foglio di via obbligatorio: residenza e legittimità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione del foglio di via obbligatorio, stabilendo un principio chiave: la legittimità del provvedimento si valuta in base alla residenza del soggetto al momento della notifica. Una successiva iscrizione anagrafica come persona senza fissa dimora non invalida retroattivamente l'ordine del Questore, se al momento dell'emissione esisteva una residenza effettiva.
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Pericolosità sociale attuale: non basta la detenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che un periodo di detenzione non è sufficiente a escludere la pericolosità sociale attuale, la quale deve essere valutata in concreto, considerando elementi come il ruolo apicale in associazioni criminali, i legami con la mafia e la gravità dei reati commessi. Il ricorso è stato respinto perché criticava la valutazione dei fatti, non una violazione di legge.
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Foglio di via nullo senza residenza effettiva
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione del foglio di via obbligatorio, stabilendo un principio fondamentale: la misura di prevenzione è illegittima se il destinatario è privo di una residenza effettiva e abituale. La mera iscrizione anagrafica non è sufficiente. Il caso riguardava un individuo, formalmente residente in una città ma di fatto senza fissa dimora, a cui era stato ordinato di tornare in quel comune e di non recarsi a Bologna. La Corte ha chiarito che l'ordine di rientro e il divieto di ritorno sono inscindibili e presuppongono l'esistenza di un luogo concreto dove la persona vive abitualmente, altrimenti la misura perde la sua funzione preventiva. Il processo è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che accerti l'effettiva situazione abitativa dell'imputato all'epoca dei fatti.
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Confisca di prevenzione: onere della prova per i terzi
La Corte di Cassazione conferma una confisca di prevenzione contro un soggetto ritenuto socialmente pericoloso e i suoi familiari, i cui beni risultavano sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha rigettato la maggior parte dei ricorsi, ribadendo il gravoso onere probatorio a carico dei terzi intestatari di dimostrare la provenienza lecita dei fondi. Tuttavia, ha annullato la decisione per una delle figlie a causa della totale omissione di motivazione da parte della Corte d'Appello riguardo ai suoi specifici motivi di gravame, rinviando il caso per un nuovo esame della sua posizione.
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Ricorso misure di prevenzione: inammissibilità e limiti
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi contro un decreto applicativo di misure di prevenzione, quali la sorveglianza speciale e la confisca. La sentenza chiarisce che il ricorso misure di prevenzione in sede di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per contestare il merito della valutazione sulla pericolosità sociale o sulla sproporzione dei beni. Viene ribadito che le censure relative a vizi di motivazione non sono ammesse in questo specifico ambito procedurale.
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Confisca di prevenzione: i limiti del terzo intestatario
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione riguardante un immobile intestato a una terza persona, convivente del soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il terzo intestatario può contestare solo la titolarità effettiva del bene e la liceità dei fondi propri utilizzati per l'acquisto, ma non può mettere in discussione la pericolosità sociale del proposto. La decisione si fonda sulla manifesta sproporzione tra il valore del bene e i redditi leciti del nucleo familiare, confermando la presunzione di provenienza illecita dei capitali.
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