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art. 1 d.lgs. n. 159 del 2011

42 provvedimenti

Sorveglianza Speciale: Stile di Vita Criminale vs. Ricorso Infondato
Un individuo ha impugnato la "Sorveglianza speciale" di Pubblica Sicurezza, una misura preventiva di un anno, ma la Cassazione ha rigettato il ricorso. La Corte ha confermato la pericolosità sociale dell'individuo, basata sulla sua "dedizione abituale al crimine". Nonostante la difesa sostenesse la lieve entità dei reati e la loro occasionalità, la Suprema Corte ha riconosciuto un "stile di vita" criminale, evidenziato da una pluralità di reati (detenzione di droga e armi, resistenza a pubblico ufficiale) commessi in un arco temporale significativo, che ledono la sicurezza pubblica. La sentenza ha così ribadito la legittimità della "Sorveglianza speciale".
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Sorveglianza speciale: illegittima se basata su atti annullati
I giudici di appello applicavano la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un cittadino, desumendo la sua pericolosità sociale dalle violazioni di una precedente misura restrittiva. La Corte di Cassazione aveva però precedentemente annullato quel decreto originario per motivi di legittimità. I giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'interessato, stabilendo che l'annullamento per vizi di legittimità opera con efficacia retroattiva (ex tunc), rendendo inesistente il provvedimento fin dall'origine. Le violazioni di un atto invalido non possono giustificare una nuova sorveglianza speciale. La Suprema Corte ha conseguentemente annullato il decreto impugnato con rinvio.
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Pericolosità sociale: Cassazione annulla sorveglianza speciale
La Corte d'Appello aveva applicato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) a un individuo, basandosi sulla sua presunta pericolosità sociale. L'individuo ha presentato ricorso, contestando la valutazione della sua attuale pericolosità sociale e l'errata considerazione di frequentazioni passate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il primo motivo di ricorso. Tuttavia, ha accolto il secondo, stabilendo che la pericolosità sociale non può essere desunta da fatti datati o da mere frequentazioni, se non si prova l'abituale ricorso a proventi illeciti e l'attualità di tale condizione. La Cassazione ha annullato la decisione, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Violazione del foglio di via obbligatorio: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un mese di arresto per un cittadino che ha violato il foglio di via obbligatorio. Il Questore gli aveva vietato il rientro nel Comune di Como a causa della sua pericolosità sociale, desunta da precedenti penali e segnalazioni per reati contro il patrimonio e l'ordine pubblico. Il destinatario ha impugnato la decisione sostenendo che il provvedimento si basasse su meri sospetti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il giudice penale può solo verificare la legittimità formale e la motivazione del provvedimento amministrativo, senza potersi sostituire alle valutazioni di merito del Questore sulla pericolosità del soggetto. Di conseguenza, il cittadino perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: errore del giudice sulla revoca dei beni
Il Tribunale di Latina respingeva la richiesta di revoca di una confisca di prevenzione avanzata da un cittadino. Il richiedente invocava una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittima la misura per una specifica categoria di pericolosita sociale. Il cittadino proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che il provvedimento originario si basasse su presupposti ormai incostituzionali. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare la confisca di prevenzione dopo la pronuncia della Consulta, lo strumento corretto non e l'incidente di esecuzione davanti al Tribunale, bensi la richiesta di revocazione dinanzi alla Corte di Appello competente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento impugnato e ha trasmesso gli atti alla Corte di Appello di Perugia per il giudizio di revocazione.
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Confisca di prevenzione: no al ricorso per i beni della compagna
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di un terreno edificato e di un'auto intestati alla compagna di un uomo ritenuto socialmente pericoloso. L'uomo ha impugnato il provvedimento contestando la propria pericolosità sociale e sostenendo l'autonomia finanziaria della partner nell'acquisto dei beni. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. Le contestazioni sulla pericolosità dovevano essere sollevate contro la precedente misura personale. Inoltre, l'uomo non ha il potere giuridico di far valere l'autonomia finanziaria della compagna, spettando tale contestazione solo all'intestataria dei beni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto dedito ad attività criminali continuative. Il ricorrente contestava la sussistenza dell'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il sequestro dei suoi beni commerciali e l'affidamento in prova escludessero il rischio di nuovi reati. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte d'Appello ha infatti dimostrato la persistenza della condotta illecita, evidenziando il ritrovamento di beni di provenienza illecita anche dopo i reati contestati. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di prevenzione: l’azienda dei suoceri va allo Stato
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione delle quote e dei beni di una società a responsabilità limitata riconducibile a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Nonostante la pericolosità sociale del proposto fosse limitata a un periodo precedente (2007-2009), i giudici hanno accertato che la società, costituita successivamente, era stata finanziata attraverso il reimpiego dei proventi illeciti accumulati in passato. Il passaggio di beni era avvenuto tramite l'utilizzo di prestanome (i suoceri) e massicci versamenti in contanti non giustificati. La Cassazione ha chiarito che la confisca di prevenzione colpisce anche il reimpiego differito dei capitali illeciti e che il giudice di merito può legittimamente rifiutare una perizia contabile se gli elementi di prova raccolti sono già sufficienti a dimostrare l'origine illecita dei fondi. Il ricorso è stato rigettato.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso in Cassazione è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la misura della sorveglianza speciale con divieto di soggiorno per tre anni. I giudici di merito avevano applicato la misura ritenendo il soggetto socialmente pericoloso, poiché viveva abitualmente grazie ai proventi di reati contro il patrimonio. Il ricorrente ha contestato la decisione lamentando vizi di motivazione sulla sua reale pericolosità e sul suo tenore di vita. La Suprema Corte ha chiarito che, in tema di misure di prevenzione, il ricorso per cassazione è limitato alle sole violazioni di legge. Poiché i giudici d'appello avevano motivato in modo logico e completo l'attualità della pericolosità sociale, la Cassazione ha respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Divieto di ritorno: l’accusa deve provare il doppio ingresso
Il Cittadino, colpito da un provvedimento di divieto di ritorno in un determinato Comune, veniva sorpreso dalle forze dell'ordine all'interno del territorio vietato in due date diverse a distanza di circa un mese. I giudici di merito lo condannavano per due violazioni distinte in continuazione. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Cittadino. La Suprema Corte ha stabilito che spetta alla pubblica accusa, e non all'imputato, dimostrare che il soggetto abbia effettivamente lasciato il territorio comunale per poi rientrarvi una seconda volta. In mancanza di tale prova, la condotta deve essere considerata come un'unica violazione continuativa nel tempo. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per la seconda violazione, riducendo la pena complessiva inflitta al Cittadino.
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Confisca di prevenzione: via i beni anche se superano i profitti
La Corte di Cassazione ha confermato la confisca di prevenzione di numerosi beni immobili e conti correnti intestati fittiziamente ai familiari di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto, condannato in sede penale per usura, abusivismo finanziario e spaccio, presentava una enorme sproporzione tra i redditi leciti dichiarati e il patrimonio accumulato. La difesa contestava l'estensione della misura, sostenendo che il valore dei beni confiscati superasse i profitti dei singoli reati accertati. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la confisca di prevenzione non deve essere strettamente proporzionata al profitto del reato, ma colpisce l'intero patrimonio ingiustificato accumulato nel periodo di pericolosità. Di conseguenza, il ricorso del proposto è stato rigettato e quelli dei familiari dichiarati inammissibili, confermando definitivamente il sequestro dei beni in favore dello Stato.
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Sorveglianza speciale: la rapina cancella la buona condotta
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che gli applicava la misura della sorveglianza speciale per due anni con una cauzione di cinquecento euro. La difesa sosteneva che i giudici avessero valutato solo i vecchi precedenti penali senza verificare l'attualita della sua pericolosita sociale, ignorando la sua condotta rieducativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimita hanno chiarito che la motivazione del provvedimento era solida e non apparente. La pericolosita attuale del soggetto e emersa chiaramente da una recente e violenta rapina a mano armata in un supermercato, dalla mancanza di redditi leciti e dalle frequentazioni con altri pregiudicati. Di conseguenza, la misura di prevenzione e stata confermata e il ricorrente e stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inosservanza del foglio di via: salvo per tenuità ma condannato
Una cittadina, fermata come passeggera su un'auto diretta a una manifestazione non autorizzata e contenente oggetti atti a offendere nel bagagliaio, riceveva dal Questore un foglio di via obbligatorio con l'ordine di presentarsi entro un giorno alla Questura del proprio comune di residenza. A causa della sua mancata presentazione, veniva accusata del reato di inosservanza del foglio di via. La Corte d'Appello la proscioglieva per particolare tenuità del fatto. La donna ricorreva in Cassazione contestando la legittimità del provvedimento amministrativo originario. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che l'obbligo di presentazione è autonomo rispetto alla legittimità del foglio di via. Di conseguenza, la ricorrente perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Pericolosità sociale: no al rinvio, confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura della sorveglianza speciale per due anni nei confronti di un soggetto ritenuto ad elevata caratura criminale. Il ricorrente lamentava la mancata concessione del termine a difesa dopo la nomina di un nuovo difensore e contestava l'attualità della sua pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che il termine a difesa non spetta in caso di prima nomina tardiva effettuata direttamente in udienza. Inoltre, la pericolosità sociale è stata legittimamente desunta da numerosi precedenti penali accumulati tra il 2009 e il 2018, tra cui tentato omicidio e furto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura di prevenzione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Misure di prevenzione: confermata la sorveglianza al ladro
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di un soggetto dedito all'abituale attività di far saltare in aria sportelli bancomat per impadronirsi del denaro. Il Tribunale e la Corte di Appello avevano disposto la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per cinque anni con obbligo di soggiorno, ritenendo sussistente una elevata pericolosità sociale basata su un decennio di condotte illecite a scopo di lucro. Il ricorrente ha impugnato il provvedimento lamentando carenze motivazionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, poiché i motivi non si confrontavano criticamente con le decisioni dei giudici di merito e non consideravano la gravità delle condotte predatorie, pericolose per l'incolumità pubblica. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Pericolosità sociale generica: archiviato ma sorvegliato speciale
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale per due anni nei confronti del Proposto, ritenuto un ricettatore di fiducia di gruppi criminali. La difesa contestava la valutazione della pericolosità sociale generica, sostenendo che i reati passati, unificati dal vincolo della continuazione, e le indagini archiviate non potessero fondare la misura. I giudici hanno rigettato il ricorso, ribadendo l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. Pertanto, anche i fatti oggetto di archiviazione o di assoluzione possono essere legittimamente valutati dal giudice per ricostruire la personalità del soggetto e confermare la sua pericolosità sociale generica, se inseriti in un quadro indiziario solido e coerente. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Confisca di prevenzione: quando la sproporzione toglie la casa
I coniugi ricorrenti impugnano il provvedimento che dispone la confisca di prevenzione di un fabbricato e di un terreno agricolo. La Corte di appello ha accertato la loro pericolosità sociale e una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il valore dei beni, acquistati con proventi illeciti. I ricorrenti lamentano l'assenza di correlazione temporale tra la pericolosità e gli acquisti, oltre a presunte donazioni non registrate. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi. Il principio stabilito chiarisce che la confisca di prevenzione colpisce i beni acquistati nel periodo in cui si è manifestata la pericolosità sociale, valutata sulla base dell'intera biografia criminale del soggetto. Inoltre, le entrate non documentate non giustificano la sproporzione patrimoniale.
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Misure di prevenzione personale: attive anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni nei confronti di un uomo ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava l'attualita della sua pericolosita sociale, evidenziando che i procedimenti penali a suo carico per associazione mafiosa ed estorsione non erano ancora conclusi con condanna definitiva. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. Di conseguenza, per applicare le misure di prevenzione personale non occorre una condanna definitiva, ma bastano indizi gravi e concreti di appartenenza a un sodalizio criminale, anche se desunti da procedimenti ancora in corso.
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Assolto ma pericoloso: confermata la misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava il provvedimento evidenziando la sua assoluzione per il reato di estorsione e la pendenza del processo per associazione mafiosa e narcotraffico. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il procedimento di prevenzione è autonomo rispetto a quello penale. Il giudice della prevenzione valuta autonomamente gli elementi di fatto, applicando regole probatorie differenti. Di conseguenza, la pendenza di un processo penale non impedisce l'applicazione della misura di prevenzione se sussistono concreti indizi di pericolosità sociale.
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Misura di prevenzione: finto dentista perde in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale per un anno. Il ricorrente, socio di uno studio odontoiatrico abusivo, contestava l'attualità della sua pericolosità sociale, evidenziando che il giudice per le indagini preliminari aveva precedentemente revocato la misura cautelare penale per gli stessi fatti. La Suprema Corte ha ribadito il principio dell'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. La revoca di una misura cautelare non vincola il giudice della prevenzione, il quale può valutare autonomamente i fatti per fondare la misura di prevenzione, a meno che non intervenga una sentenza definitiva di assoluzione con formula piena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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