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Art. 1 D.Lgs. 23 dicembre 1998, n. 504

6 provvedimenti

Imposta unica scommesse: pretesa fiscale annullata, contenzioso estinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante l'Imposta unica scommesse. Un'azienda italiana raccoglieva scommesse sportive per un bookmaker estero senza concessione. L'Agenzia delle Dogane aveva emesso un avviso di accertamento per recuperare l'imposta. Dopo vari gradi di giudizio sfavorevoli all'azienda, l'Agenzia ha annullato l'avviso di accertamento in autotutela. Questo annullamento ha eliminato la pretesa fiscale, rendendo inutile la prosecuzione del processo. Le spese di giudizio sono state compensate, tenendo conto della complessità della vicenda e di una pronuncia della Corte Costituzionale.
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Imposta unica sulle scommesse: nullo l’accertamento al gestore
L'Agenzia delle Dogane ha notificato un avviso di accertamento a un intermediario italiano, gestore di una ricevitoria, per il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2008, in solido con un bookmaker estero privo di concessione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. Pur confermando che gli intermediari sono in genere soggetti passivi dell'imposta, la Corte ha applicato la pronuncia della Corte Costituzionale n. 27/2018. Questa sentenza ha dichiarato illegittima l'applicazione del tributo alle ricevitorie per le annualità anteriori al 2011. Prima di tale data, infatti, i gestori non potevano rivalersi sul bookmaker (traslazione dell'imposta), poiché i contratti e le commissioni erano già definiti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'atto impositivo, esentando il gestore dal pagamento.
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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero
Un operatore di scommesse austriaco ha impugnato l'avviso di accertamento relativo all'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2011, sostenendo di non dover pagare il tributo poiché privo di concessione statale e operante dall'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a chiunque gestisca il servizio di gioco sul territorio italiano, anche a distanza o senza concessione. La Corte Costituzionale ha escluso la responsabilità delle ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, ma ha mantenuto ferma la responsabilità tributaria diretta del bookmaker estero, che resta l'organizzatore principale del servizio e il vero soggetto passivo d'imposta.
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Legittimazione attiva: appello nullo se in proprio nome
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per un vizio procedurale fondamentale: la carenza di legittimazione attiva. Un imprenditore aveva impugnato un avviso di accertamento fiscale destinato alla sua società, agendo però a titolo personale e non come legale rappresentante. La Suprema Corte ha stabilito che, non essendo lui il soggetto passivo del tributo, non aveva il diritto di agire in giudizio. Questa mancanza ha reso l'appello inammissibile sin dall'origine, portando alla cassazione senza rinvio della decisione precedente, che erroneamente si era pronunciata nel merito.
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Imposta unica scommesse: chi paga tra CTD e bookmaker?
Una società estera di scommesse ha contestato un avviso di accertamento per l'imposta unica scommesse relativa a giocate raccolte in Italia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il bookmaker estero è il soggetto passivo d'imposta per le scommesse gestite sul territorio nazionale tramite i suoi centri di trasmissione dati (CTD). La Corte ha chiarito che l'obbligo fiscale sussiste indipendentemente dal possesso di una concessione statale e che la normativa italiana non viola i principi UE di non discriminazione, poiché la tassa si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia.
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Notifica nulla: quando l’atto del Fisco è annullato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18352/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di notifica nulla degli atti tributari. Nel caso di specie, un avviso di accertamento per evasione dell'imposta sulle scommesse è stato notificato in modo irregolare. Sebbene il contribuente abbia impugnato l'atto, sanando così il vizio dal punto di vista processuale, la Corte ha confermato che tale sanatoria non impedisce la decadenza del potere impositivo dell'Amministrazione finanziaria, il cui termine era già scaduto al momento dell'impugnazione. Di conseguenza, l'accertamento è stato definitivamente annullato.
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