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Imposta unica sulle scommesse: sanzionato il bookmaker estero

Un operatore di scommesse austriaco ha impugnato l’avviso di accertamento relativo all’imposta unica sulle scommesse per l’anno 2011, sostenendo di non dover pagare il tributo poiché privo di concessione statale e operante dall’estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l’imposta si applica a chiunque gestisca il servizio di gioco sul territorio italiano, anche a distanza o senza concessione. La Corte Costituzionale ha escluso la responsabilità delle ricevitorie per gli anni precedenti al 2011, ma ha mantenuto ferma la responsabilità tributaria diretta del bookmaker estero, che resta l’organizzatore principale del servizio e il vero soggetto passivo d’imposta.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 3110 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il caso del bookmaker estero e l’imposta unica sulle scommesse

Un operatore di scommesse con sede in Austria ha contestato la richiesta del fisco italiano di pagare le tasse sulle giocate raccolte in Italia. La società estera riteneva di non dover versare l’imposta unica sulle scommesse poiché operava al di fuori del sistema delle concessioni statali. La questione è giunta davanti alla Corte di Cassazione, che ha dovuto chiarire se la mancanza di una concessione formale esoneri o meno i grandi operatori stranieri dal pagamento dei tributi sulle scommesse raccolte nel territorio italiano.

Come funziona la tassazione sui giochi in Italia

Il presupposto per applicare la tassa non è la singola giocata effettuata dal cliente, ma la prestazione complessiva del servizio di gioco. Lo Stato italiano applica il prelievo fiscale sull’attività organizzata che viene offerta al consumatore finale. Questo significa che chiunque organizza e gestisce il gioco sul territorio nazionale deve pagare le tasse, indipendentemente dal fatto che possieda o meno una regolare concessione ministeriale. Il fisco colpisce l’attività economica nel luogo esatto in cui si trova fisicamente lo scommettitore al momento della giocata. L’obiettivo della norma è garantire la parità di trattamento tra gli operatori autorizzati e quelli che scelgono di operare senza licenza.

La distinzione tra bookmaker e ricevitoria locale

La gestione delle scommesse sul territorio coinvolge solitamente due figure distinte. Da un lato vi è il bookmaker estero, ovvero l’operatore che organizza materialmente il gioco e assume il rischio economico della scommessa. Dall’altro lato si trova la ricevitoria locale, cioè il punto vendita fisico che raccoglie le giocate dei clienti. La legge italiana prevede una responsabilità solidale (l’obbligo di pagare insieme lo stesso debito d’imposta) tra questi due soggetti. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha stabilito che per gli anni precedenti al 2011 le ricevitorie non sono tenute a pagare l’imposta. In quel periodo, infatti, le ricevitorie non potevano rinegoziare i contratti per trasferire il costo della tassa sul bookmaker. Questa protezione speciale non si applica in alcun modo al bookmaker estero, che rimane sempre l’obbligato principale verso lo Stato italiano.

Le motivazioni della Cassazione sull’imposta unica sulle scommesse

I giudici della Cassazione hanno chiarito che la dichiarazione di incostituzionalità parziale emessa dalla Corte Costituzionale ha salvato solo le ricevitorie per i periodi più vecchi, lasciando intatta la responsabilità del bookmaker. Il bookmaker estero esercita l’attività gestoria principale e decide le regole del gioco. La mancanza di una concessione non può diventare un vantaggio fiscale per gli operatori stranieri rispetto a quelli nazionali regolari. Pertanto, l’imposta unica sulle scommesse è pienamente dovuta dal bookmaker estero anche per le annualità contestate, poiché il servizio è stato materialmente fruito da utenti residenti in Italia.

Le conclusioni sul pagamento dell’imposta unica sulle scommesse

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso della società austriaca. Il bookmaker estero deve pagare l’intero importo richiesto dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, oltre alle spese accessorie previste dalla legge. Questa decisione conferma un principio fondamentale del diritto tributario italiano. Chiunque offre servizi di gioco in Italia, anche se ha la sede legale all’estero e opera senza concessione, è soggetto alla sovranità fiscale italiana e deve versare l’imposta unica sulle scommesse.

Un bookmaker estero senza concessione deve pagare le tasse in Italia?
Sì, l’attività di raccolta delle scommesse sul territorio italiano è soggetta a tassazione anche se l’operatore ha sede all’estero ed è privo di concessione statale.

Le ricevitorie fisiche sono sempre responsabili del pagamento dell’imposta?
No, per le annualità precedenti al 2011 la Corte Costituzionale ha escluso la responsabilità delle ricevitorie, lasciando il debito fiscale solo a carico del bookmaker.

Qual è il presupposto per l’applicazione del tributo sulle scommesse?
Il tributo si applica sulla prestazione del servizio di gioco offerto al consumatore che si trova fisicamente nel territorio dello Stato italiano.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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