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Art. 1, comma 2, lett. b), L. 288/1998

7 provvedimenti

Imposta Unica Scommesse: la Cassazione decide
Una società di scommesse estera ha contestato l'applicazione dell'Imposta Unica Scommesse, sostenendo fosse discriminatoria secondo il diritto UE. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'imposta si applica a tutti gli operatori che raccolgono scommesse in Italia, anche senza concessione. È stata inoltre ribadita la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e i centri di trasmissione dati locali per gli anni d'imposta in questione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che la normativa non viola il diritto UE e che sussiste la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati operante in Italia, anche in assenza di concessione.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione decide su operatori
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9415/2024, ha rigettato il ricorso di una società estera operante nel settore delle scommesse, confermando la sua responsabilità per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2010. La Corte ha stabilito che la tassa non è discriminatoria secondo il diritto dell'Unione Europea, in quanto si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla sede dell'operatore. È stata inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il centro di trasmissione dati locale, chiarendo che la parziale incostituzionalità della norma per i periodi antecedenti al 2011 riguarda solo la posizione del centro locale e non esonera il bookmaker estero dal pagamento del tributo.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica scommesse per l'anno 2014. La sentenza stabilisce che il tributo non è discriminatorio nei confronti degli operatori esteri e si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano. Viene inoltre confermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero, privo di concessione, e il gestore del Centro Trasmissione Dati (CTD) che opera per suo conto in Italia.
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Imposta scommesse bookmaker estero: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6033/2024, ha respinto il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la legittimità dell'applicazione dell'imposta unica sulle scommesse per l'anno 2012. La Corte ha stabilito che l'imposta scommesse bookmaker estero si applica anche agli operatori privi di concessione italiana che raccolgono gioco sul territorio nazionale tramite Centri Trasmissione Dati (CTD). È stata affermata la responsabilità solidale tra il bookmaker estero e il gestore del CTD, escludendo qualsiasi discriminazione o violazione del diritto dell'Unione Europea.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5705/2024, ha rigettato il ricorso di una società di scommesse estera, confermando la sua responsabilità solidale con il centro trasmissione dati (CTD) italiano per il pagamento dell'imposta unica scommesse relativa all'anno 2014. La Corte ha stabilito che la normativa non viola il diritto dell'Unione Europea, in quanto si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano. Inoltre, ha chiarito che l'illegittimità costituzionale precedentemente dichiarata per la stessa norma riguarda solo i periodi d'imposta anteriori al 2011, poiché dal 2011 in poi le parti avevano la possibilità di adeguare i loro contratti per ripartire il carico fiscale.
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Imposta unica scommesse: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2750/2024, ha rigettato il ricorso di un Centro Trasmissione Dati (CTD) e di un bookmaker estero, confermando la loro responsabilità solidale per l'imposta unica scommesse relativa all'anno 2011. La Corte ha stabilito che, a partire dal 2011, la normativa permetteva alle parti di rinegoziare i loro accordi commerciali per trasferire l'onere fiscale, superando i profili di incostituzionalità validi solo per gli anni precedenti. È stata inoltre respinta la tesi della violazione del diritto UE, poiché l'imposta si applica a tutte le scommesse raccolte sul territorio italiano senza discriminazioni.
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