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Art. 1 comma 2 L.Fall.

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33 provvedimenti

Interesse ad agire: l’ex CEO può impugnare il fallimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha negato l'interesse ad agire a un ex amministratore che impugnava la dichiarazione di fallimento della sua precedente società. La Corte ha stabilito che non è sufficiente la mera qualifica per agire, ma è necessario allegare e provare un pregiudizio concreto e attuale, morale o patrimoniale, derivante dalla sentenza di fallimento, cosa che nel caso di specie non è avvenuta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto per carenza di legittimazione attiva.
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Bilanci inattendibili e onere della prova fallimento
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che la presenza di bilanci inattendibili, desunta da plurimi indizi come il deposito tardivo e contemporaneo di più esercizi e le discrepanze con i dati fiscali, fa ricadere sull'imprenditore l'onere di dimostrare la propria solvibilità. La semplice produzione di documentazione contabile, senza specificarne la decisività, non è sufficiente a superare la presunzione di insolvenza.
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Prova fallimentare: ricorso inammissibile e oneri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società e dei suoi soci contro la sentenza che ne confermava il fallimento. Il fulcro della decisione riguarda la prova fallimentare: i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare i requisiti di non fallibilità, presentando documentazione contabile (un conto economico triennale) giudicata del tutto inattendibile e inidonea. La Corte ha sottolineato che un ricorso per cassazione non può limitarsi a lamentare una generica errata valutazione delle prove, ma deve specificare in modo puntuale come e perché la decisione impugnata sia errata, cosa che i ricorrenti non hanno fatto.
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Onere della prova fallimento: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. Il caso ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova fallimento, ovvero dimostrare di essere al di sotto delle soglie legali, spetta al debitore. La Corte ha sottolineato che la documentazione contabile prodotta, non essendo mai stata depositata presso il registro delle imprese, è stata correttamente ritenuta di scarsa attendibilità. Inoltre, è stato confermato che anche i debiti contestati devono essere inclusi nel calcolo dell'indebitamento totale ai fini della fallibilità.
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Soglie di fallibilità: prova senza scritture contabili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un fallimento che contestava la revoca della dichiarazione di fallimento di una S.r.l. La Corte ha stabilito che, per verificare il rispetto delle soglie di fallibilità, il giudice può basare la propria decisione su elementi probatori alternativi e attendibili, come i verbali della Guardia di Finanza, anche quando l'imprenditore non ha tenuto regolarmente le scritture contabili.
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Ricorso per cassazione: inammissibilità e onere prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione di una società fallita. La decisione si fonda sulla genericità e confusione dei motivi di appello, che mescolavano vizi procedurali e sostanziali senza rispettare i requisiti di specificità. La Corte ribadisce che, per la dichiarazione di fallimento, non è necessario un accertamento definitivo del credito, ma è sufficiente una valutazione incidentale del giudice. Inoltre, l'onere della prova riguardo al mancato superamento dei limiti di fallibilità grava sul debitore.
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Requisiti di non fallibilità: onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società dichiarata fallita, confermando che l'onere di provare i requisiti di non fallibilità spetta all'imprenditore. La Corte ha ritenuto inattendibili i bilanci depositati in ritardo o non approvati, sottolineando come la documentazione contabile debba essere tempestiva e completa. La mancata prova, anche solo per uno degli ultimi tre esercizi, legittima la dichiarazione di fallimento. Il ricorrente è stato anche sanzionato per abuso del processo.
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Onere della prova fallimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5003/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. Il caso verteva sull'onere della prova fallimento, ovvero sulla responsabilità di dimostrare di non possedere i requisiti per essere assoggettati alla procedura concorsuale. La società aveva prodotto bilanci non depositati e altra documentazione contabile ritenuta inattendibile sia dal Tribunale che dalla Corte d'Appello. La Cassazione ha ribadito che l'onere della prova grava sul debitore e che la valutazione sull'attendibilità dei documenti è un giudizio di merito non sindacabile in sede di legittimità, confermando così la decisione dei giudici precedenti.
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Onere della prova fallimento: la contabilità inattendibile
Una società in liquidazione, dichiarata fallita, ha presentato ricorso sostenendo un errore nel calcolo dei debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non per l'errore di calcolo, ma perché la documentazione contabile della società era palesemente inattendibile e contraddittoria. La Corte ha ribadito che l'onere della prova per dimostrare di non essere fallibile grava sull'imprenditore, che deve fornire documentazione chiara e affidabile.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
Un'imprenditrice individuale, dichiarata fallita, ha contestato la decisione sostenendo di non rientrare nei limiti dimensionali previsti dalla legge. A sostegno della sua tesi, ha prodotto unicamente le proprie dichiarazioni fiscali. La Corte di Cassazione, confermando le sentenze precedenti, ha ribadito un principio fondamentale: l'onere della prova nel fallimento, per dimostrare la non fallibilità, grava interamente sul debitore. Documenti di formazione unilaterale, come le dichiarazioni dei redditi, se non supportati da altre scritture contabili o prove verificabili, sono ritenuti inidonei a tale scopo. Di conseguenza, il ricorso dell'imprenditrice è stato dichiarato inammissibile.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5919/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la non fallibilità spetta sempre al debitore. Anche in regime di contabilità semplificata, la documentazione prodotta deve essere completa e idonea a rappresentare l'intera esposizione debitoria, non solo quella fiscale. La Corte ha ritenuto insufficienti le sole dichiarazioni dei redditi e l'estratto dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la mancanza di prove adeguate a carico del debitore legittima la dichiarazione di fallimento.
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Prova non fallibilità: Cassazione su onere e prove
Una società in liquidazione, dichiarata fallita, ha presentato ricorso sostenendo di non possedere i requisiti dimensionali per essere assoggettata alla procedura. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la prova non fallibilità spetta al debitore. Secondo la Corte, documenti alternativi ai bilanci, come le dichiarazioni fiscali, sono ammissibili, ma solo se ritenuti attendibili e non contraddittori dal giudice di merito. La loro inaffidabilità non può essere superata tramite i poteri istruttori d'ufficio del giudice.
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Onere prova liquidazione giudiziale: chi deve provare
Una società ha impugnato la propria liquidazione giudiziale, sostenendo un difetto di notifica e la sua qualifica di "impresa minore". La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando la validità della notifica e ribadendo che l'onere della prova nella liquidazione giudiziale, per quanto riguarda i requisiti dimensionali dell'impresa minore, ricade esclusivamente sul debitore. In assenza di tale prova, la liquidazione è stata confermata.
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