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Art. 1, comma 17, della legge n. 228 del 2012

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197 provvedimenti

Incentivo funzioni tecniche: quando sorge il diritto?
Una società di gestione infrastrutture ha negato un incentivo a un dipendente, sostenendo l'applicazione di un regolamento aziendale non favorevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'incentivo per funzioni tecniche, il regolamento applicabile è quello in vigore al momento del conferimento dello specifico incarico al lavoratore, non alla data di stipula del contratto d'appalto generale. La decisione conferma il diritto del dipendente al compenso.
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Rinuncia ricorso Cassazione: effetti e spese legali
Una società, dopo aver impugnato un avviso di pagamento TARI fino alla Corte di Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso a seguito di un accordo stragiudiziale. La Corte ha dichiarato estinto il giudizio, compensando le spese legali tra le parti e chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato. L'ordinanza sottolinea come la rinuncia ricorso Cassazione sia uno strumento efficace per chiudere una lite.
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Regolamento di competenza: inammissibile in esecuzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per regolamento di competenza avverso un'ordinanza di sospensione emessa dal giudice dell'esecuzione. La Suprema Corte chiarisce che il processo esecutivo è governato da regole proprie e che il rimedio corretto per contestare un atto potenzialmente lesivo del giudice, come la sospensione, è l'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.), non il regolamento di competenza, strumento tipico del processo di cognizione.
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Querela di falso: Cassazione su onere della prova
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile avverso la sentenza che accoglieva una querela di falso. La decisione della Corte d'Appello, basata su prove presuntive per accertare la falsità della data di iscrizione di riserve contabili, è stata ritenuta corretta. La Cassazione ribadisce che il suo ruolo non è riesaminare i fatti, ma controllare la corretta applicazione della legge, confermando che la valutazione delle prove spetta al giudice di merito.
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Motivazione cartella di pagamento: guida alla Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito i criteri per una corretta motivazione della cartella di pagamento. Se la cartella segue un atto impositivo precedente già divenuto definitivo, è sufficiente il richiamo a tale atto e la quantificazione degli importi accessori. Il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto, mentre quello del contribuente è stato rigettato per inammissibilità, e la causa rinviata alla corte territoriale per un nuovo esame.
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Proroga termine lodo: la Cassazione decide
La Cassazione ha stabilito che la proroga termine lodo automatica, prevista dall'art. 820 c.p.c. in caso di CTU, si applica anche nell'arbitrato amministrato, a meno che il regolamento arbitrale non la escluda espressamente. Il silenzio del regolamento non equivale a una deroga alla norma di legge, confermando la validità di un lodo depositato oltre il termine originario ma entro quello prorogato.
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Ammortamento alla francese: non è anatocismo
Un cliente contestava il piano di ammortamento alla francese del proprio mutuo, sostenendo che nascondesse un'applicazione illegittima di interessi su interessi (anatocismo). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando, sulla base di una recente decisione delle Sezioni Unite, che l'ammortamento alla francese è un metodo di calcolo legittimo per determinare la rata e non costituisce anatocismo, in quanto gli interessi vengono calcolati unicamente sul capitale residuo.
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Cessazione materia del contendere: le conseguenze
Un consorzio di bonifica impugna una rettifica catastale. Durante il giudizio in Cassazione, l'Agenzia delle Entrate annulla in autotutela il proprio atto, accogliendo le richieste del consorzio. La Corte dichiara la cessazione della materia del contendere, estinguendo il processo e chiarendo che in questi casi non è dovuto il raddoppio del contributo unificato, data la natura eccezionale e sanzionatoria della norma.
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Ricorso inammissibile: l’onere del deposito notifica
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa del mancato deposito della copia della sentenza impugnata, completa della prova di notifica via PEC. Il caso riguardava un'opposizione a un pignoramento immobiliare. La Corte ha sottolineato che tale adempimento è un onere imprescindibile per la parte ricorrente, necessario per verificare la tempestività dell'impugnazione, e la sua omissione non è sanabile, portando all'improcedibilità del ricorso senza esame del merito.
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Appello tributario inammissibile: requisiti di forma
Una società si è vista respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione a causa di un appello tributario inammissibile. La Corte ha ribadito che non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni del primo grado, ma è necessaria una critica specifica e motivata della sentenza impugnata, delineando i requisiti di forma essenziali per evitare una declaratoria di inammissibilità.
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Tetto stipendiale dirigenti: la Cassazione decide
Un dirigente di un ente pubblico ha contestato la riduzione del suo compenso a causa del tetto stipendiale imposto per legge. La Corte di Cassazione ha stabilito che il tetto stipendiale si applica a tutti i rapporti di lavoro, anche a quelli sorti prima dell'entrata in vigore della legge, respingendo il ricorso del dirigente e accogliendo quello dell'ente. La Corte ha chiarito che la normativa successiva ha un effetto sostitutivo e abrogativo sulla disciplina precedente, estendendo il limite retributivo a tutti i destinatari a partire dalla sua decorrenza.
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Detrazione IVA negata per fatture da società cartiere
Una società di distribuzione si è vista negare la detrazione IVA per operazioni con fornitori rivelatisi 'società cartiere'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, di fronte a prove presuntive di frode fornite dall'Agenzia delle Entrate, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza. La semplice regolarità formale dei pagamenti o il prezzo di mercato non sono sufficienti a provare la buona fede e a garantire il diritto alla detrazione IVA.
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Obbligo di repechage: onere della prova sul datore
Una società di forniture mediche licenzia una dipendente per un presunto conflitto di interessi. La Cassazione conferma l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'azienda non ha rispettato l'obbligo di repechage, non provando l'impossibilità di ricollocare la lavoratrice in un'altra posizione.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dei ricorrenti, accettata dalle controparti. Il punto chiave della decisione è la chiara affermazione che l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato (il cosiddetto "raddoppio") non si applica in caso di rinuncia. La Corte ha motivato questa scelta sottolineando la natura eccezionale e sanzionatoria della norma, che ne impone un'interpretazione restrittiva ai soli casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Licenziamento illegittimo: il ricorso in Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'azienda contro la sentenza che aveva stabilito un licenziamento illegittimo. La Corte ha ritenuto che i motivi del ricorso contestassero la valutazione dei fatti del giudice di merito, e non una violazione di legge.
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Avviso di accertamento: quando la motivazione è valida?
Una società contesta un avviso di accertamento per l'imposta sulla pubblicità, lamentando una motivazione insufficiente e mutevole. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un avviso di accertamento è valido se contiene gli elementi essenziali per identificare la pretesa tributaria. Le argomentazioni difensive dell'ente in giudizio non costituiscono un'integrazione della motivazione, e il ricorso del contribuente deve essere specifico e autosufficiente.
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Improcedibilità del ricorso: l’onere del deposito
Un cittadino presenta ricorso in Cassazione contro una decisione del Tribunale che aveva dichiarato estinto il suo processo. La Suprema Corte, tuttavia, dichiara l'improcedibilità del ricorso non entrando nel merito della questione. La causa di tale decisione risiede in una mancanza formale: il ricorrente ha omesso di depositare la copia autentica della decisione impugnata, un adempimento richiesto a pena di inammissibilità. La pronuncia sottolinea l'importanza cruciale del rispetto degli oneri processuali, come l'onere del deposito, per la validità del ricorso.
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