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Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012 — Sezione Seconda Civile

15 provvedimenti

Altri anni per Art. 1, comma 17, della l. n. 228 del 2012

Clausola risolutiva espressa: il limite della buona fede
Una società finanziaria invoca la clausola risolutiva espressa contro un ente pubblico per un lieve ritardo nel pagamento di una rata di un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, stabilisce che l'esercizio di tale clausola deve rispettare il principio di buona fede. Un inadempimento di minima entità, che non pregiudica l'interesse del creditore, non giustifica la risoluzione se questa rappresenta un abuso del diritto.
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Carenza di interesse: quando il ricorso si ferma
Una recente sentenza della Corte di Cassazione analizza il caso di un ricorso dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. L'appellante, dopo aver impugnato una sanzione per violazione del codice della strada, ha pagato l'importo dovuto. Questo atto ha fatto venir meno il suo interesse a una decisione nel merito, portando alla chiusura del procedimento. La Corte ha inoltre chiarito che, in queste circostanze, non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Rimborso spese legali: la prova del mandato è decisiva
Un avvocato chiedeva il rimborso spese anticipate per una causa nell'interesse della cliente di una collega. La sua domanda è stata rigettata in tutti i gradi di giudizio per mancanza di prova di un mandato diretto con la cliente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che l'esborso poteva essere una cortesia verso la collega e che il giudice ha piena facoltà di valutare le prove fornite.
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Revoca gratuito patrocinio: quale rimedio usare?
La Corte di Cassazione chiarisce che il rimedio per contestare la revoca del gratuito patrocinio in un processo civile è l'opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002, e non quella dell'art. 99, prevista per il solo rito penale. Di conseguenza, l'azione va proposta contro il Ministero della Giustizia e non contro l'Agenzia Fiscale, che manca di legittimazione passiva.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, il giudizio si estingue senza che il ricorrente sia tenuto a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato. Questa misura, di natura eccezionale, non si applica alla rinuncia ma solo ai casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Esenzione contributo unificato: correzione Cassazione
La Corte di Cassazione corregge un proprio precedente errore materiale, confermando l'esenzione dal contributo unificato per le procedure di recupero crediti professionali dei difensori d'ufficio. Un avvocato, il cui ricorso per il pagamento del compenso era stato dichiarato inammissibile, si era visto erroneamente applicare il raddoppio del contributo. La nuova ordinanza annulla tale statuizione, ribadendo un importante principio a tutela dei legali.
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Interpretazione contratto: progetto preliminare o esecutivo?
Una società di consulenza ha richiesto il pagamento per servizi legati alla progettazione di un impianto fotovoltaico. Una cooperativa si è opposta, sostenendo che il servizio pattuito, ovvero la progettazione esecutiva, non era stato completato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso, basandosi su una attenta interpretazione contratto che distingueva tra progetto preliminare per l'accesso a incentivi e progetto esecutivo per la realizzazione dell'opera, ritenendo quest'ultimo non fornito.
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Incarico fiduciario: quando termina il contratto?
Una professionista legale ha richiesto il pagamento per un incarico fiduciario di supporto a un consigliere regionale, interrotto a causa dello scioglimento anticipato del Consiglio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, rigettando il ricorso e stabilendo che l'incarico fiduciario si è risolto con la cessazione della carica del consigliere, come previsto dal contratto stesso, e che la prova del lavoro svolto non era sufficiente.
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Difformità immobile preliminare: quando il contratto cade
La Corte di Cassazione ha stabilito che una profonda difformità dell'immobile preliminare rispetto alla sua reale consistenza (dimensioni, orientamento, parti comuni) impedisce il trasferimento coattivo tramite sentenza. In questo caso, la discrepanza tra quanto promesso e quanto esistente era tale da rendere l'oggetto del contratto fondamentalmente diverso, rendendo inapplicabile il principio di conservazione del contratto.
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Compenso valore indeterminabile: la regola dei 26mila
La Corte di Cassazione interviene sul tema del compenso valore indeterminabile, rigettando il ricorso del Ministero della Giustizia. Viene confermato che, per le cause di valore non determinabile, lo scaglione di riferimento parte da 26.000 euro. Il giudice può discostarsene solo in casi eccezionali e motivati, come una bassa complessità, esercitando una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità. L'appellante è stato condannato per abuso del processo.
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Patrocinio a spese dello Stato: la legittimazione ad agire
Una cittadina ammessa al patrocinio a spese dello Stato si oppone al rigetto della liquidazione dei compensi del suo avvocato. La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso per carenza di legittimazione ad agire, affermando che solo il difensore può richiedere il pagamento dei compensi allo Stato.
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Rinuncia al ricorso: niente contributo unificato
L'ordinanza analizza il caso di un ex presidente del collegio sindacale di una società di credito che, dopo essere stato sanzionato dall'autorità di vigilanza finanziaria, ha presentato ricorso in Cassazione. La questione centrale è la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo un principio fondamentale: in caso di rinuncia, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, poiché tale obbligo si applica solo in casi tassativi come rigetto o inammissibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte di entrambe le società coinvolte in una controversia civile. Il punto chiave della decisione è che, in caso di rinuncia al ricorso, il ricorrente non è tenuto a versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, comunemente noto come 'raddoppio del contributo'. La Corte ha chiarito che tale obbligo si applica solo nei casi tassativi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione, essendo una misura eccezionale non suscettibile di interpretazione estensiva.
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Estinzione del giudizio: rinuncia e spese legali
Una controversia ereditaria giunta in Cassazione si conclude prima della sentenza. Le parti raggiungono un accordo, con la rinuncia al ricorso da parte del ricorrente e l'accettazione della controparte. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio, chiarendo che in questi casi non è dovuto il pagamento di un ulteriore contributo unificato, poiché tale sanzione non si applica alla rinuncia.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
Un imprenditore ricorre in Cassazione per una lite sul valore della sua quota societaria. Durante il giudizio, le parti si accordano e avviene la rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione dichiara estinto il procedimento e chiarisce che, in caso di rinuncia, non si applica la sanzione del doppio contributo unificato, prevista solo per rigetto o inammissibilità.
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