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Voluntary Disclosure

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61 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Voluntary disclosure: è possibile chiedere un rimborso?
Una società, dopo aver definito la propria posizione fiscale tramite la procedura di voluntary disclosure, ha richiesto il rimborso dell'IVA versata, ritenendola non dovuta. La Commissione Tributaria Regionale ha negato il rimborso, assimilando la procedura a un accordo definitivo non più rinegoziabile. La Corte di Cassazione, riconoscendo l'importanza della questione per l'uniforme interpretazione della legge, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una decisione di principio, senza ancora risolvere la controversia nel merito.
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Voluntary disclosure: quando è preclusa? Il caso
La Corte di Cassazione ha stabilito che la procedura di voluntary disclosure è preclusa se il contribuente ha già formale conoscenza dell'avvio di un'attività di accertamento su qualsiasi attività patrimoniale o finanziaria detenuta all'estero, anche se diversa da quella oggetto della regolarizzazione. Nel caso specifico, un accertamento su un immobile a San Marino ha impedito la definizione agevolata per capitali detenuti a Singapore. La Corte ha inoltre confermato la residenza fiscale in Italia del contribuente, nonostante l'iscrizione all'AIRE, basandosi sul centro degli interessi vitali.
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Sanzioni voluntary disclosure: la Svizzera e la black list
Un contribuente aderisce alla voluntary disclosure per capitali in Svizzera, ma l'Agenzia delle Entrate applica sanzioni maggiorate considerandola un paese "black list". La Corte di Cassazione, riformando la decisione di merito, chiarisce che la rimozione della Svizzera dalla black list non è retroattiva. Ai fini delle sanzioni voluntary disclosure, conta la normativa in vigore nel periodo d'imposta contestato, non le modifiche successive. La data di efficacia del decreto ministeriale che rimuove un paese dalla lista è il fattore determinante.
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Impugnabilità diniego voluntary disclosure: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19583/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contenzioso tributario. La Corte ha chiarito che il provvedimento con cui l'Agenzia delle Entrate nega a un contribuente l'accesso alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) è un atto immediatamente impugnabile. Secondo i giudici, tale diniego rientra nella categoria degli atti che negano agevolazioni o rigettano domande di definizione agevolata, ledendo subito l'interesse del contribuente. Di conseguenza, l'impugnabilità del diniego di voluntary disclosure è ammessa, senza dover attendere un successivo avviso di accertamento.
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Termine sanzioni amministrative: la Cassazione decide
Un cittadino, sanzionato per aver aperto un conto di risparmio anonimo, ha contestato la tempestività della notifica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il termine sanzioni amministrative di 90 giorni per la notifica non decorre dalla semplice ricezione della segnalazione, ma dal momento in cui l'autorità competente ha completato tutte le indagini necessarie per accertare la violazione. La sentenza sottolinea la discrezionalità del giudice di merito nel valutare la ragionevolezza del tempo impiegato per l'istruttoria.
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Doppia imposizione: il trattato prevale sulla legge
Un pilota pagava le imposte in Portogallo sul reddito lì percepito. A seguito di una voluntary disclosure in Italia, l'Amministrazione Finanziaria negava il credito per le imposte estere a causa della mancata indicazione in dichiarazione. La Corte di Cassazione ha dato ragione al contribuente, stabilendo che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il diritto al credito d'imposta anche in caso di omessa dichiarazione.
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Voluntary disclosure: spetta il rimborso del credito
Un pilota, dopo aver utilizzato la procedura di "Voluntary disclosure" per regolarizzare i suoi beni all'estero, si è visto tassare in Italia redditi già sottoposti a imposta in Portogallo. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto al rimborso, stabilendo che il trattato internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali nazionali, come l'obbligo di dichiarare i redditi esteri per ottenere il relativo credito d'imposta. La Corte ha inoltre precisato che l'adesione alla Voluntary disclosure non preclude al contribuente la possibilità di richiedere la restituzione di imposte pagate in eccesso.
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Credito d’imposta estero: il trattato prevale sempre
Una contribuente ha ottenuto il riconoscimento del credito d'imposta per le tasse pagate in Brasile su redditi emersi tramite voluntary disclosure, anche se la procedura non si era perfezionata. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convenzione internazionale contro la doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, che non possono quindi negare il diritto al credito d'imposta estero.
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Voluntary disclosure e liberalità indirette
Un contribuente, aderendo alla procedura di voluntary disclosure, dichiarava una liberalità indiretta ricevuta da un parente. L'Agenzia delle Entrate emetteva un avviso di accertamento per l'imposta sulle donazioni. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'atto, stabilendo che la dichiarazione resa nella procedura costituisce il presupposto per l'imposizione e che il termine di decadenza per l'accertamento decorre dalla data della dichiarazione stessa, non dal momento in cui è avvenuta la liberalità.
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Giurisdizione giudice ordinario: Stato vs Regioni
La Corte di Cassazione ha stabilito la giurisdizione del giudice ordinario in una controversia finanziaria tra lo Stato e una Regione Autonoma. La Regione richiedeva il versamento di somme derivanti dalla 'voluntary disclosure', che lo Stato si rifiutava di erogare invocando un precedente accordo. La Corte ha chiarito che, trattandosi di una pretesa puramente patrimoniale e non di un conflitto di attribuzioni o dell'esercizio di un potere pubblico, la competenza spetta al giudice civile e non a quello costituzionale o amministrativo.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla tutto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29288/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di voluntary disclosure. Il caso riguardava una contribuente che, pur avendo aderito alla procedura di collaborazione volontaria per regolarizzare capitali detenuti all'estero, aveva pagato in ritardo due delle tre rate dovute. I giudici di merito avevano ritenuto che il ritardo non inficiasse la procedura. La Suprema Corte ha ribaltato tale decisione, affermando che il tempestivo e integrale versamento delle somme è un requisito essenziale per il perfezionamento della procedura. Di conseguenza, il pagamento tardivo comporta la decadenza da tutti i benefici, con la ripresa dell'ordinaria attività di accertamento e sanzionatoria da parte dell'Agenzia delle Entrate.
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Voluntary disclosure: pagamento tardivo annulla benefici
Una contribuente aderisce alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare capitali esteri, ma paga in ritardo due delle tre rate previste. L'Amministrazione Finanziaria revoca i benefici, applicando sanzioni ordinarie. Sebbene i giudici di merito di primo e secondo grado diano ragione alla contribuente, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia. Con l'ordinanza in esame, la Suprema Corte stabilisce che il rispetto dei termini di pagamento è un requisito essenziale e perentorio: il pagamento tardivo impedisce il perfezionamento della voluntary disclosure, causando la decadenza da tutti i vantaggi previsti.
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Voluntary Disclosure: falsità e conseguenze penali
Un imprenditore è stato condannato per aver fornito informazioni false nella procedura di voluntary disclosure relativa a opere d'arte. La Cassazione ha confermato la condanna, respingendo i motivi di ricorso su incompetenza territoriale, inutilizzabilità delle prove e prescrizione. La Corte ha stabilito che la competenza è del luogo di accertamento del reato e che il delitto si consuma con l'ultimo atto mendace compiuto durante l'intera procedura, non con la sola presentazione iniziale dell'istanza.
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Donazione indiretta: no tassa se manca l’arricchimento
L'Agenzia delle Entrate ha contestato una presunta donazione indiretta da una moglie al marito, relativa a un ingente trasferimento di denaro su un conto estero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia, chiarendo che, poiché i beni erano già in comproprietà tra i coniugi sia all'origine (immobili) sia alla destinazione finale (conto corrente), non si è verificato un reale arricchimento di un soggetto a danno dell'altro. Mancando gli elementi essenziali della liberalità, nessuna imposta di donazione è dovuta.
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Rimborso Euroritenuta: sì anche con Voluntary Disclosure
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 732/2024, ha stabilito che i contribuenti che hanno aderito alla procedura di "Voluntary Disclosure" hanno comunque diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte ha chiarito che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulla normativa nazionale, garantendo il recupero delle imposte pagate all'estero anche se i redditi sono stati regolarizzati tramite sanatoria. La richiesta dell'Agenzia delle Entrate di negare il rimborso è stata quindi respinta.
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Rimborso Euroritenuta: Sì con Voluntary Disclosure
L'ordinanza stabilisce che i contribuenti che aderiscono alla procedura di "voluntary disclosure" per regolarizzare capitali detenuti all'estero hanno diritto al rimborso dell'Euroritenuta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, affermando che il principio europeo del divieto di doppia imposizione prevale sulle norme procedurali interne, garantendo così il rimborso anche se i redditi non erano stati inizialmente dichiarati.
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Voluntary disclosure: diritto al rimborso Euroritenuta
Una contribuente, dopo aver aderito alla procedura di voluntary disclosure per regolarizzare capitali detenuti in Svizzera, ha richiesto il rimborso dell'Euroritenuta pagata all'estero. L'Agenzia delle Entrate si opponeva, sostenendo che l'omessa dichiarazione iniziale dei redditi precludesse il rimborso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la contribuente ha diritto al rimborso, affermando che i principi UE contro la doppia imposizione prevalgono e che la voluntary disclosure è una procedura speciale la cui irrevocabilità non impedisce di far valere tale diritto.
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Rimborso Euroritenuta: sì dopo voluntary disclosure
La Cassazione conferma il diritto al rimborso Euroritenuta per un contribuente che ha aderito alla voluntary disclosure. La Corte stabilisce che il principio UE contro la doppia imposizione prevale sulla procedura nazionale, riconoscendo che il termine per la richiesta di rimborso decorre dal pagamento in Italia e non dalla ritenuta estera.
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Accordo finanza pubblica: Cassazione chiarisce i limiti
Una Regione ha citato in giudizio lo Stato per ottenere le entrate fiscali derivanti da una procedura di "voluntary disclosure", come sancito da una precedente sentenza della Corte Costituzionale. Lo Stato si è difeso sostenendo che la Regione avesse rinunciato a tali somme in un precedente accordo di finanza pubblica. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla Regione, stabilendo che la clausola di rinuncia contenuta nell'accordo era specifica e non si estendeva a queste entrate tributarie. Secondo la Corte, il linguaggio generico di un accordo deve essere interpretato alla luce del suo specifico oggetto, non potendo coprire ogni pendenza tra le parti.
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Voluntary disclosure: credito per tasse estere garantito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16699/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di voluntary disclosure. Un contribuente che aderisce a tale procedura per regolarizzare capitali esteri non perde il diritto al credito per le imposte già pagate all'estero, anche se ha omesso di indicare tali redditi nella dichiarazione italiana. La Corte ha affermato la prevalenza dei trattati internazionali contro la doppia imposizione sulla normativa nazionale, specificando che la voluntary disclosure non è un accertamento definitivo che preclude il diritto al rimborso di somme versate in eccesso.
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