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Volizione

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La determinazione della volontà orientata verso un obiettivo specifico, fondamentale per dimostrare l'unicità del disegno criminoso.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reato continuato: negato lo sconto di pena tra rapina e spaccio
Il ricorrente ha richiesto il riconoscimento del reato continuato tra una rapina con lesioni commessa nel 2017 e un reato di spaccio nel 2018 in concorso con la stessa vittima della rapina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo il reato continuato per incompatibilità logica tra i due reati. Non è configurabile un unico disegno criminoso quando le circostanze indicano solo scelte contingenti e contrastanti, come aggredire un soggetto e poi collaborarvi per lo spaccio. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato continuato: criteri per l’unificazione pene
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino condannato per plurime violazioni della sorveglianza speciale, il quale richiedeva il riconoscimento del reato continuato in fase esecutiva. Il giudice territoriale aveva parzialmente rigettato l'istanza basandosi sulla distanza temporale tra i fatti. La Suprema Corte ha però annullato parzialmente il provvedimento, rilevando che il giudice dell'esecuzione non può ignorare precedenti accertamenti di continuazione già effettuati in sede di cognizione per reati commessi nello stesso arco temporale, poiché ciò renderebbe la motivazione illogica e incompleta.
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Reato continuato e associazione mafiosa: i limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto condannato per associazione mafiosa e omicidi, negando il riconoscimento del **reato continuato**. La Suprema Corte ha chiarito che l'appartenenza a un clan non implica automaticamente che ogni delitto successivo sia parte di un unico disegno criminoso. Nel caso di specie, un omicidio era scaturito da una reazione estemporanea a uno sgarro, mentre un secondo omicidio era avvenuto a distanza di quattro anni dall'adesione al sodalizio, escludendo una programmazione unitaria originaria.
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Reato continuato: i limiti della volizione unitaria
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un condannato che richiedeva il riconoscimento del **reato continuato** tra diverse sentenze definitive. Il giudice dell'esecuzione aveva negato il beneficio evidenziando come la distanza temporale di circa due anni tra i fatti rendesse illogica l'ipotesi di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha ribadito che, per ottenere la continuazione, non basta la somiglianza dei reati, ma serve la prova che i fatti successivi fossero stati programmati sin dal primo illecito, escludendo determinazioni estemporanee.
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Reato continuato: i limiti della volizione unitaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per una serie di condotte criminose ravvicinate nel tempo. La Suprema Corte ha stabilito che l'estemporaneità di un delitto, dettata da una circostanza favorevole occasionale, interrompe il nesso del disegno criminoso unitario. Nonostante la somiglianza delle condotte e la brevità dell'intervallo temporale, la mancanza di una programmazione iniziale impedisce l'applicazione del reato continuato, confermando la decisione dei giudici di merito.
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Volizione unitaria: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un condannato che mirava al riconoscimento della volizione unitaria tra diversi reati. Il ricorrente aveva contestato l'ordinanza della Corte d'Appello, sostenendo che gli elementi forniti fossero sufficienti a dimostrare un unico disegno criminoso. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano meramente riproduttivi di deduzioni già esaminate e correttamente respinte dal giudice di merito. Non essendo stata fornita prova di una manifesta illogicità nel ragionamento del giudice precedente, il ricorso è stato rigettato con conseguente condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Reato continuato: i limiti del nesso temporale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per due episodi di spaccio avvenuti a distanza di quattro anni. La Corte ha stabilito che l'ampio intervallo temporale tra i fatti e l'assenza di prove certe su una tossicodipendenza attuale escludono l'esistenza di un disegno criminoso unitario preordinato. La decisione sottolinea come la distanza temporale sia un ostacolo logico alla tesi di una programmazione criminale unica.
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