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Volizione Unitaria

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68 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Continuazione reati: quando non è riconosciuta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il riconoscimento della continuazione reati. La Corte ha stabilito che una notevole distanza temporale tra i delitti e la loro totale eterogeneità sono indici che escludono la presenza di una volizione unitaria, requisito fondamentale per l'applicazione dell'istituto.
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Continuazione tra reati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per il riconoscimento della continuazione tra reati a causa della notevole distanza temporale (quasi quattro anni) e della diversità dei luoghi di commissione. Secondo la Corte, tali elementi contraddicono l'esistenza di un'unica volizione criminosa, requisito indispensabile per applicare l'istituto.
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Disegno criminoso: il bisogno di denaro non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra più reati, sostenendo che fossero legati dalla necessità di reperire denaro. La Corte ha ribadito che un generico programma di illeciti guadagni non costituisce un medesimo disegno criminoso, per il quale sono necessari indicatori concreti come l'omogeneità delle condotte e una programmazione unitaria fin dal primo reato.
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Continuazione tra reati: il fattore tempo è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi a distanza di anni. Secondo la Corte, un lasso di tempo così ampio (quattro e due anni) tra i crimini rende improbabile l'esistenza di un'unica programmazione criminosa, elemento essenziale per la configurabilità dell'istituto della continuazione tra reati. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato.
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Continuazione reati: no con 15 anni di distanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione reati tra un illecito commesso nel 1994 e altri avvenuti nel 2012, 2015 e 2018. Secondo la Corte, una distanza temporale di circa quindici anni è un indice talmente forte da escludere la sussistenza di un'unica volizione criminosa, requisito indispensabile per applicare l'istituto.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha ribadito che una significativa distanza temporale tra i fatti delittuosi è un indice contrario all'esistenza di un'unica volizione criminosa, elemento essenziale per l'applicazione di tale istituto. Il ricorrente non è riuscito a dimostrare che i reati successivi fossero stati programmati sin dall'inizio.
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Reato continuato: la Cassazione sui criteri di prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. Secondo la Corte, una notevole distanza temporale tra i delitti (otto mesi in questo caso) è un forte indicatore contro l'esistenza di un medesimo disegno criminoso, rendendo la decisione del giudice di merito non illogica. Per ottenere il beneficio, è necessaria una prova rigorosa di una programmazione unitaria fin dall'inizio.
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Continuazione del reato: quando è esclusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione del reato per una serie di illeciti contro il patrimonio. Secondo la Corte, la notevole distanza temporale e la natura seriale dei reati non provano un unico disegno criminoso, ma piuttosto un'abitualità a delinquere. La decisione ribadisce che per la continuazione è necessaria la prova di un programma unitario preesistente alla commissione del primo reato.
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