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Volizione Unitaria

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68 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Disegno criminoso: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del medesimo disegno criminoso per due reati legati alla detenzione di armi. La decisione si fonda sulle significative differenze tra i due episodi: la distanza temporale di oltre un anno, le diverse tipologie di armi, le modalità e le finalità delle condotte (una offensiva in luogo pubblico, l'altra per presunta autodifesa in abitazione). La Corte ribadisce che per configurare un'unica volizione criminale non basta la somiglianza dei reati, ma è necessario dimostrare un piano unitario iniziale, onere che spettava al ricorrente e non è stato assolto.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di ricettazione e furto, commessi a distanza di cinque mesi. La decisione si fonda sulla consolidata giurisprudenza secondo cui un significativo lasso temporale tra i delitti rende improbabile l'esistenza di un'unica programmazione criminosa, elemento indispensabile per applicare l'istituto della continuazione tra reati.
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Disegno criminoso: quando non si applica il reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato, stabilendo che la commissione di numerosi reati per necessità economica non configura un medesimo disegno criminoso. Serve una programmazione specifica e dettagliata dei reati, non un generico piano per reperire fondi.
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Reato continuato: la decisione della Cassazione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra delitti di estorsione, porto d'armi e bancarotta fraudolenta. La Corte ha negato l'istituto a causa dell'ampia distanza temporale tra i fatti e della completa eterogeneità dei reati, escludendo l'esistenza di un'unica programmazione criminale.
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Reato continuato: i limiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10501/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato tra reati di natura molto diversa, come rapina e spaccio di stupefacenti. La Corte ha ribadito che per applicare l'istituto è necessaria la prova di un'unica programmazione criminosa, che deve esistere già al momento del primo reato. L'eterogeneità dei reati commessi è un forte indizio contrario all'esistenza di tale disegno unitario, suggerendo piuttosto determinazioni estemporanee.
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Continuazione tra reati: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati di falso e bancarotta, risalenti al 2008, e un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, attiva dal 2014. La Corte ha escluso il vincolo della continuazione tra reati data l'eterogeneità dei delitti e l'assenza di un'originaria programmazione unitaria.
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Continuazione tra reati: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. L'ordinanza sottolinea che un notevole lasso di tempo tra i crimini (in questo caso, circa tre anni) e la mancanza di prova di un'unica programmazione iniziale impediscono di applicare il beneficio della continuazione. La Corte ribadisce che per la sussistenza della 'volizione unitaria' è necessario che i reati successivi al primo siano stati programmati almeno nelle loro linee essenziali, e non siano frutto di decisioni estemporanee.
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Continuazione tra reati: il tempo spezza il nesso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati commessi a distanza di tre anni. La decisione si fonda sul principio che un considerevole lasso di tempo tra i fatti illeciti è un forte indicatore dell'assenza di un medesimo disegno criminoso, elemento essenziale per la continuazione tra reati. La detenzione intermedia, secondo i giudici, non unisce ma anzi interrompe la presunta unitarietà del proposito criminale.
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Volizione unitaria: esclusa per la distanza temporale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra tre reati. La Corte ha ritenuto che la notevole distanza temporale tra i fatti (nove e undici mesi) fosse un elemento sufficiente per escludere una volizione unitaria, ovvero un medesimo disegno criminoso originario, confermando la decisione del giudice dell'esecuzione.
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Reato continuato: quando si esclude il nesso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto che chiedeva il riconoscimento del reato continuato per un'ulteriore condotta criminosa. La Suprema Corte ha stabilito che la differenza nelle modalità di esecuzione tra i reati, pur essendo dello stesso tipo, è un elemento sufficiente per escludere l'esistenza di un'unica programmazione criminosa iniziale, confermando così la decisione del giudice di merito.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso sulla continuazione tra reati. Ha stabilito che per riconoscere un unico disegno criminoso non basta la somiglianza dei reati (rissa e lesioni), ma serve la prova che i reati successivi fossero programmati fin dal primo. Un intervallo di nove mesi e la natura impulsiva dei delitti escludono tale programmazione.
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Volizione unitaria: la Cassazione nega il nesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo che chiedeva il riconoscimento della volizione unitaria tra il reato di associazione mafiosa e un'estorsione commessa dodici anni dopo. La Corte ha stabilito che l'enorme distanza temporale e il periodo di detenzione intercorso tra i due fatti escludono l'esistenza di un medesimo disegno criminoso.
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Volizione unitaria: reati autonomi e non progetto unico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando la decisione di merito che escludeva la sussistenza di una volizione unitaria tra due reati. L'ordinanza sottolinea come l'estemporaneità delle condotte e l'assenza di un progetto criminoso unitario indichino determinazioni autonome a delinquere, riconducibili a un'abitualità criminosa piuttosto che a un unico disegno.
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Disegno criminoso: la Cassazione sui limiti temporali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4085/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del disegno criminoso tra reati commessi a distanza di molti anni. La Corte ha stabilito che un lasso temporale significativo (13 e 15 anni tra i primi e i successivi reati, e 2 anni tra gli ultimi) è un indice forte dell'assenza di una programmazione unitaria iniziale, elemento essenziale per configurare il disegno criminoso. L'identità del tipo di reato e del luogo non è sufficiente a superare la presunzione contraria derivante dalla distanza temporale.
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Reato continuato: no con sei anni di distanza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento del reato continuato. La Corte ha stabilito che una distanza temporale di sei anni tra i reati è un indice sufficiente per escludere la 'volizione unitaria', ovvero un medesimo disegno criminoso, confermando la decisione del Tribunale di Taranto.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la revoca della sospensione condizionale della pena. La Corte ha ribadito che per configurare la continuazione tra reati è necessaria la prova di un programma criminoso unitario, pre-pianificato sin dal primo reato, e non è sufficiente la mera successione di illeciti, anche se simili. Il ricorso è stato respinto anche perché riproponeva questioni già decise e argomentazioni non pertinenti.
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Continuazione tra reati: quando il tempo è decisivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva l'applicazione della continuazione tra reati per rapina e lesioni, commessi a distanza di tempo da altri delitti. La Corte ha stabilito che un notevole lasso temporale e le condanne intermedie interrompono l'unicità del "disegno criminoso", elemento indispensabile per concedere il beneficio. Si è distinto tra un piano unitario e una generica inclinazione al crimine, che non giustifica l'applicazione del più favorevole istituto della continuazione tra reati.
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Medesimo disegno criminoso: a chi spetta provarlo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27536/2025, chiarisce che l'onere di provare il medesimo disegno criminoso spetta al condannato che lo invoca. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando che elementi come la distanza temporale tra i fatti e la diversità dei complici sono sufficienti a escludere l'unicità del piano criminale.
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Continuazione tra reati: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte ha ritenuto logica la decisione del giudice di merito, che aveva negato l'esistenza di un'unica volizione unitaria basandosi su una distanza temporale di quattro mesi tra i fatti e sulla diversa composizione dei partecipi ai reati. È stato ribadito che per la continuazione è necessario dimostrare che i reati successivi fossero stati programmati almeno nelle linee essenziali già al momento della commissione del primo.
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Volizione unitaria: No se i reati sono distanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di riconoscere la volizione unitaria tra reati commessi a sedici anni di distanza. La Corte ha stabilito che un così lungo intervallo temporale e la diversa natura dei crimini sono indici chiari dell'assenza di un unico disegno criminoso iniziale, ribadendo inoltre che il giudice dell'esecuzione non può contraddire i fatti accertati in sentenze definitive.
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