Due soggetti erano stati condannati per la ricettazione di assegni clonati, utilizzati per acquistare merce. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione della sentenza d'appello, la quale non aveva adeguatamente spiegato la loro effettiva consapevolezza della provenienza illecita dei titoli di credito. La Corte di Cassazione ha ritenuto fondati i ricorsi, rilevando la carenza motivazionale dei giudici di secondo grado sull'elemento soggettivo del reato. Di conseguenza, essendo i ricorsi ammissibili, la Suprema Corte ha dovuto rilevare l'avvenuto decorso del termine di prescrizione del reato, maturato nell'agosto del 2022. La Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna.
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