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13 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Espressione latina che indica la violenza fisica esercitata direttamente dal corpo del colpevole sul corpo della vittima.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Resistenza a pubblico ufficiale: basta l’ostacolo senza lesioni
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, sostenendo che i calci sferrati agli agenti durante un controllo non avessero causato lesioni personali né impedito del tutto l'atto di servizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per la configurazione del reato, non occorre provocare ferite o bloccare completamente l'azione delle forze dell'ordine: è sufficiente esercitare una qualsiasi forza fisica idonea a ostacolare il lavoro degli operanti. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la prescrizione del reato salva l’imputata
L'Imputata è stata condannata per resistenza a pubblico ufficiale, avendo usato violenza contro militari durante un controllo. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna. Ha stabilito che il reato era estinto per **prescrizione del reato**, dato che il termine massimo era già decorso prima della sentenza d'appello. La questione della particolare tenuità del fatto, sollevata dalla difesa, è stata considerata superata dalla sopraggiunta prescrizione, che ha un effetto più favorevole per l'imputata, estinguendo completamente il reato.
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Fuga o reato? Divincolarsi è resistenza a pubblico ufficiale
Un uomo ha commesso un furto in un supermercato e, per fuggire, ha aggredito un agente di polizia ferendolo, aiutato anche da alcuni complici. Condannato nei primi gradi per rapina impropria, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l'imputato ha fatto ricorso sostenendo che il tentativo di divincolarsi fosse solo una reazione istintiva per fuggire. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che divincolarsi con forza per sfuggire all'arresto costituisce vera e propria violenza, integrando il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Questo reato concorre con la rapina impropria se la violenza è usata contro le forze dell'ordine per assicurarsi la fuga. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: la fuga violenta non diventa mai furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di rapina impropria e lesioni personali. L'imputato chiedeva di riqualificare il fatto come semplice furto, sostenendo l'assenza di una reale violenza. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando la presenza di una "doppia conforme" di merito. La Corte ha chiarito che la violenza necessaria per configurare la rapina impropria comprende qualsiasi energia fisica esercitata direttamente sulla vittima per limitarne la libertà di movimento o di scelta, anche solo per assicurarsi la fuga. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina: la violenza fisica e psichica che condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rapina e lesioni personali a carico di un uomo. L'imputato aveva contestato la sussistenza degli elementi della rapina, ma i giudici hanno ribadito che la violenza necessaria a configurare il reato di rapina comprende qualsiasi energia fisica, diretta o indiretta, o atto di coartazione fisica o psichica che annulli o limiti la capacità di autodeterminazione della vittima. Anche l'offerta risarcitoria tardiva è stata ritenuta correttamente valutata solo per le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentata rapina impropria: quando un furto diventa violenza
Una donna sorpresa a rubare in un supermercato ha lanciato la propria borsa contro l'addetto alla sicurezza e gli ha strappato la maglietta per fuggire. Condannata nei gradi precedenti, ha proposto ricorso sostenendo si trattasse di un semplice furto e non di tentata rapina impropria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'uso di qualsiasi energia fisica contro la vittima trasforma il furto in rapina. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego dei benefici della sospensione condizionale della pena, spiegando che per ottenerli non basta l'assenza di precedenti penali, ma servono elementi positivi che facciano sperare in un buon comportamento futuro. La ricorrente è stata condannata anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Rapina impropria: lo strattone per fuggire costa la condanna
Un uomo, dopo aver rubato una felpa in un negozio rimuovendo il dispositivo antitaccheggio, è stato sorpreso da un addetto alla sicurezza. Nel tentativo di fuggire, il ladro si è divincolato con forza dalla presa del vigilante, facendolo cadere a terra insieme a lui. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria. I giudici hanno stabilito che anche il solo divincolarsi o dare uno strattone per sfuggire alla cattura integra l'elemento della violenza necessario per configurare il reato di rapina impropria. Non rileva l'intensità della forza fisica esercitata, in quanto è sufficiente qualsiasi energia impiegata per vincere la resistenza di chi cerca di ostacolare la fuga. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
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Reato impossibile: se il camion è vuoto la rapina è comunque reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per tentata rapina, tentato furto e associazione a delinquere. La difesa invocava l'istituto del reato impossibile poiché il camion assalito era vuoto e la gru usata per il furto del bancomat era troppo corta. La Suprema Corte ha chiarito che l'inesistenza temporanea e accidentale dell'oggetto non esclude la punibilità del tentativo, dovendosi valutare l'idoneità della condotta ex ante. Inoltre, la partecipazione al sodalizio è provata dal sostegno economico fornito dal gruppo alla famiglia dell'arrestato. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese.
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Rapina impropria: anche un semplice spintone può costare caro
Un uomo, dopo un tentativo di furto, spintona la vittima che cercava di impedirgli la fuga bloccando la sua auto. La Corte di Cassazione ha confermato che questa azione costituisce il reato di tentata rapina impropria. Secondo i giudici, anche una violenza minima, come uno spintone, è sufficiente a qualificare il reato come rapina se usata per fuggire e assicurarsi l'impunità. Sebbene la condanna per il reato sia diventata definitiva, la Corte ha annullato la sentenza riguardo al calcolo della pena. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle attenuanti e del corretto aumento per la recidiva.
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Tentata rapina impropria: la spinta per fuggire costa la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata rapina impropria nei confronti di un uomo che, dopo aver rubato merce in un supermercato, ha spintonato il personale di sicurezza per tentare la fuga. L'imputato sosteneva si trattasse solo di tentato furto, poiché la violenza era avvenuta in un secondo momento, nel magazzino. I giudici hanno invece stabilito che la violenza usata per assicurarsi l'impunità, anche se non immediata e in un luogo diverso, qualifica il reato come rapina impropria, purché avvenga in un arco temporale connesso al furto (cosiddetta 'quasi flagranza'). L'uomo è stato quindi condannato in via definitiva.
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Rapina impropria: quando il furto diventa rapina
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25360/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per rapina impropria. La Corte ha ribadito che, per configurare tale reato, è sufficiente una minima violenza fisica, come una spinta, per assicurarsi la fuga dopo un furto. Ha inoltre confermato che l'aggravante delle più persone riunite sussiste con la sola presenza simultanea di almeno due complici sul luogo del delitto. Infine, ha specificato che la trasformazione del furto in rapina è uno sviluppo prevedibile, rendendo responsabile anche il complice che non ha materialmente usato violenza, in applicazione del principio del concorso anomalo.
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Violenza nella rapina: basta una spinta per il reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina, confermando un principio consolidato: la violenza nella rapina non richiede atti di particolare brutalità. Anche una semplice spinta o un urto, finalizzati a sottrarre un bene, sono sufficienti a integrare l'elemento materiale del reato. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare nel merito i fatti già accertati dai giudici precedenti e ha respinto anche il motivo relativo all'eccessività della pena perché non sollevato correttamente in appello.
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Differenza tra furto e rapina: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina di un soggetto che aveva sottratto un cellulare, respingendo la richiesta di riqualificare il fatto come furto. L'ordinanza sottolinea la cruciale differenza tra furto e rapina, stabilendo che qualsiasi violenza fisica diretta alla persona, anche una semplice spinta, per impossessarsi di un bene è sufficiente a configurare il più grave reato di rapina.
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