La Corte di Cassazione ha confermato la revoca di una misura cautelare (obbligo di firma) a un esponente sindacale, accusato di violenza privata. La decisione si basa sulla valutazione del comportamento attuale dell'indagato, che ha dimostrato un'attenuazione della sua pericolosità sociale. In particolare, la stipula di nuovi accordi sindacali collaborativi, il tempo trascorso dai fatti e l'effetto deterrente di altri procedimenti a suo carico sono stati considerati elementi sufficienti a giustificare la revoca misura cautelare. Il ricorso della Procura, che insisteva sulla pericolosità del soggetto, è stato dichiarato inammissibile perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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