La Corte di Cassazione ha confermato un decreto di confisca di prevenzione, respingendo il ricorso di un soggetto. La decisione si fonda sulla valutazione di una 'pericolosità sociale' continua e ininterrotta, che va da un grave reato in materia di stupefacenti del 1990 fino a recenti operazioni societarie sospette. La Corte ha ritenuto che i legami con la criminalità organizzata, mantenuti dopo la scarcerazione, e una sproporzione economica progressiva giustificassero la misura ablativa sui beni acquistati in tale arco temporale, senza che fosse necessaria la prova diretta del nesso tra singolo reato e singolo acquisto.
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