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Violazione Del Divieto Di Avvicinamento

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione del Divieto di Avvicinamento: Ricorso Inammissibile
Un Lavoratore è stato condannato per la violazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa, precedentemente riqualificato da atti persecutori a minacce. La Corte d'Appello aveva estinto il reato principale di atti persecutori per remissione di querela, ma aveva confermato la responsabilità per la violazione del divieto. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la punibilità e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni riguardavano un capo d'accusa non oggetto di appello precedente e la pena era stata correttamente motivata. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali.
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Violazione del divieto di avvicinamento: scattano i domiciliari
Un imputato condannato in primo grado per violenza sessuale beneficiava della misura del divieto di dimora e di avvicinamento alla persona offesa con limite di 500 metri. L'uomo ha ripetutamente violato tale prescrizione, facendosi notare e fissando insistentemente la vittima nei pressi della scuola guida da lei frequentata. I giudici di merito hanno quindi disposto il ripristino degli arresti domiciliari. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha ribadito che la reiterata violazione del divieto di avvicinamento palesa l'inadeguatezza della misura meno afflittiva e giustifica pienamente il ripristino di una custodia cautelare più rigorosa.
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Violazione del divieto di avvicinamento: arresto valido
Un uomo sottoposto a controllo elettronico commette la violazione del divieto di avvicinamento alla persona offesa dopo aver rotto il dispositivo di tracciamento e minacciato le forze dell'ordine. Gli agenti procedono all'arresto obbligatorio in flagranza. La difesa contesta la validità della procedura e del rito direttissimo davanti alla Corte di Cassazione. I giudici supremi confermano la piena legittimità dell'arresto e dichiarano inammissibile il ricorso dell'imputato.
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Violazione del divieto di avvicinamento: no a sconti di pena generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la violazione del divieto di avvicinamento (art. 387-bis c.p.). Il ricorrente contestava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche e la quantificazione complessiva della pena. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con le adeguate motivazioni fornite dalla Corte d'Appello, la quale aveva già applicato un trattamento sanzionatorio mite. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione divieto di avvicinamento: condannata nonostante la pace
Una donna, già soggetta a un ordine restrittivo, viene condannata per la violazione del divieto di avvicinamento dopo essere entrata in casa del marito e averlo aggredito. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la sua richiesta di applicare la 'particolare tenuità del fatto'. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: chi commette più reati (violazione dell'ordine, di domicilio e aggressione) dimostra una condotta complessiva grave che non può essere considerata 'tenue', anche se i singoli episodi, presi da soli, potrebbero sembrarlo. La condotta reiterata impedisce di beneficiare della non punibilità. L'esito per la donna è la condanna definitiva.
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