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Violazione Del Daspo

15 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione del DASPO: ignorare il calendario non scusa
Un tifoso ha ricevuto un provvedimento di divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. L'uomo ha mancato la firma durante una partita della propria squadra del cuore. Davanti ai giudici ha tentato di giustificarsi affermando di non conoscere il calendario delle partite del campionato. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione del DASPO. I giudici hanno chiarito che l'asserita ignoranza sul calendario sportivo non costituisce un errore scriminante di fatto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO per bagarinaggio: scatta la condanna penale
Un uomo sottoposto a divieto di accesso alle manifestazioni sportive è stato sorpreso a vendere biglietti all'esterno dello stadio. Il ricorrente ha sostenuto che l'attività di bagarinaggio costituisce solo un illecito amministrativo e non una condotta violenta idonea a giustificare una sanzione penale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la violazione del DASPO scatta per la semplice presenza fisica nelle zone interdette, a prescindere dal compimento di atti violenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO e vizio di mente: la condanna resta valida
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per la violazione del DASPO. L'Imputato si era difeso sostenendo di soffrire di un ritardo cognitivo tale da escludere la propria capacità di intendere e di volere, citando un precedente proscioglimento. La Suprema Corte ha stabilito che il reato richiede soltanto il dolo generico e che il provvedimento questorile, notificato tre anni prima, conteneva prescrizioni chiare sull'obbligo di presentazione alla polizia. L'Imputato non ha mai chiesto chiarimenti né dimostrato validamente il vizio mentale in questo processo. La condanna è stata confermata con pagamento delle spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO: la firma a metà partita costa la condanna
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione sportiva ha omesso di presentarsi presso il commissariato di polizia all'inizio del secondo tempo di una partita di calcio, adempiendo solo alla firma prescritta per il primo tempo. I giudici di merito lo hanno condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa per violazione del DASPO, applicando l'aggravante della recidiva specifica a causa dei suoi precedenti per resistenza a pubblico ufficiale e porto di armi. L'interessato ha proposto ricorso sostenendo l'assenza del reato e contestando il calcolo della pena. La Corte di Cassazione ha respinto le doglianze, giudicando l'impugnazione inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione del DASPO: condanna e ricorso inammissibile
Un cittadino ha subito una condanna penale per la reiterata violazione del DASPO. L'imputato non si è presentato presso l'ufficio di Polizia di Stato durante le manifestazioni sportive per oltre due mesi consecutivi. L'uomo ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato che la condotta omissiva è stata sistematica e l'imputato presentava già un precedente specifico. La Corte ha quindi confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Nuova società ma vecchio divieto: niente violazione del DASPO
Un tifoso riceveva un provvedimento di divieto con obbligo di firma per le partite di una determinata società calcistica. Successivamente, a causa del fallimento del club originario, nasceva una nuova società sportiva cittadina. La Questura comunicava una semplice estensione dell'obbligo alla nuova squadra, senza richiedere la necessaria convalida dell'autorità giudiziaria. I giudici territoriali condannavano l'interessato per la violazione del DASPO a causa della mancata presentazione alla polizia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Il principio di tassatività impedisce l'estensione automatica del divieto a una diversa associazione sportiva senza un nuovo provvedimento ritualmente convalidato dal giudice.
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Violazione del DASPO: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione e diecimila euro di multa per un tifoso colpevole di violazione del DASPO. L'imputato ha presentato impugnazione senza però indicare specifici elementi di fatto o ragioni giuridiche per contestare la sentenza precedente. I giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'uomo deve quindi scontare la pena inflitta e versare ulteriori tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione del DASPO: il ricorso inutile costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un tifoso per aver trasgredito il divieto di accesso agli stadi. Il ricorrente contestava l'aumento di pena legato alla recidiva specifica, lamentando un difetto di motivazione da parte dei giudici di merito. I magistrati di secondo grado avevano valorizzato sia i precedenti penali del soggetto sia le plurime infrazioni del provvedimento restrittivo. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione, ribadendo che la valutazione sulla gravità della condotta spetta ai giudici di merito se supportata da una motivazione logica. La violazione del DASPO reiterata giustifica pienamente il rigetto del ricorso e comporta la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO: la scusa medica non evita la condanna
Un uomo sottoposto all'obbligo di permanenza in casa durante le partite di calcio è risultato assente durante un controllo delle forze dell'ordine. L'interessato ha giustificato l'allontanamento con motivi di salute legati alla convivenza con il figlio agli arresti domiciliari, senza tuttavia fornire prove concrete. I giudici di merito hanno respinto le sue difese e negato la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la violazione del DASPO, dichiarando il ricorso inammissibile per genericità e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO: il sonno da metadone non evita la condanna
Il Destinatario del provvedimento è stato condannato a un anno di reclusione e diecimila euro di multa per la violazione del DASPO, non essendosi presentato alla polizia quindici minuti prima del termine di una partita di calcio. L'uomo ha giustificato l'assenza sostenendo di essersi addormentato a causa dell'assunzione di metadone. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che addormentarsi in prossimità dell'orario di presentazione, senza una prescrizione medica che provi la necessità terapeutica del farmaco, configura il dolo eventuale. Il soggetto ha infatti accettato il rischio di violare l'obbligo. La Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria per l'inammissibilità del ricorso.
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Violazione del DASPO: la dimenticanza non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per un tifoso colpevole di violazione del DASPO. L'uomo, sottoposto all'obbligo di presentarsi due volte in questura durante una partita di calcio, non si era presentato, arrivando con venti minuti di ritardo rispetto alla fine dell'incontro. La difesa ha sostenuto che il ritardo fosse dovuto a una semplice dimenticanza, escludendo così l'intenzione di commettere il reato. I giudici hanno respinto la tesi, chiarendo che la violazione del DASPO è un reato di pericolo che si consuma con la semplice condotta volontaria. Inoltre, la Cassazione ha negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della doppia violazione commessa nella stessa giornata e dei precedenti penali del soggetto. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Violazione del DASPO: condanna definitiva per ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un tifoso condannato per la violazione del DASPO. Il soggetto aveva violato il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di firma presso la polizia durante le partite di calcio. La Corte d'Appello lo aveva condannato a un anno di reclusione e a diecimila euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione su possibili cause di proscioglimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso è inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione del DASPO: il cambio nome del club non salva il tifoso
Un tifoso, sottoposto a DASPO con obbligo di firma, non si presentava in questura durante una partita di calcio. La difesa sosteneva l'inesistenza del reato poiché la società sportiva originaria era fallita, venendo sostituita da un nuovo club con diversa denominazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per violazione del DASPO. I giudici hanno chiarito che il provvedimento si riferiva alla nuova società sportiva, nata dall'acquisizione dei beni della precedente e attiva al momento del fatto. L'inammissibilità del ricorso ha inoltre impedito di far valere la prescrizione del reato.
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Violazione del DASPO: lo stadio vietato costa un anno di carcere
Un uomo, sanzionato con il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per vendita abusiva di biglietti, ha commesso per ben sette volte la violazione del DASPO. Condannato in primo e secondo grado, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la legittimità del provvedimento del Questore e la sua convalida. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna a un anno di reclusione e 10.000 euro di multa. I giudici hanno chiarito che il giudice penale non può sindacare la legittimità del divieto di accesso, trattandosi di un provvedimento amministrativo che andava impugnato dinanzi al TAR, mentre la convalida dell'obbligo di firma doveva essere contestata subito in Cassazione.
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Violazione del DASPO: condanna anche per la partita amichevole
Un tifoso colpito da DASPO non si presenta in questura per l'obbligo di firma durante una partita amichevole. La Corte di Cassazione conferma la condanna per violazione del DASPO, respingendo la tesi difensiva secondo cui il divieto non si applicasse agli incontri non ufficiali. I giudici evidenziano che il provvedimento del Questore includeva espressamente tali eventi. Inoltre, la richiesta di non punibilità per particolare tenuità del fatto viene rigettata a causa della gravità della condotta del tifoso, che aveva aggredito gli steward e minacciato le forze dell'ordine. Il ricorso è dichiarato inammissibile.
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