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Verbale Di Conciliazione

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58 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Verbale di conciliazione: quando ha efficacia novativa
Un dirigente ha citato in giudizio l'azienda fallita per differenze retributive e demansionamento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il precedente verbale di conciliazione sindacale aveva efficacia novativa, estinguendo ogni pretesa economica e di mansioni antecedente all'accordo.
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Presupposizione: accordo nullo se manca il fatto base
Una lavoratrice aveva stipulato una conciliazione con la sua azienda originaria, basando l'accordo sulla certezza di una futura assunzione presso una nuova società subentrante. Quando l'assunzione non si è concretizzata, la Corte d'Appello ha dichiarato inefficace la conciliazione applicando l'istituto della presupposizione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che un accordo perde la sua validità se viene a mancare il presupposto di fatto, comune e determinante, che ne ha costituito il fondamento, anche se non esplicitamente menzionato.
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Verbale di conciliazione: limiti alla rinuncia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23962/2024, ha stabilito che un lavoratore che avvia un tentativo di conciliazione non viola un precedente verbale di conciliazione in cui si era impegnato a 'rinunciare ad azionare ogni rivendicazione'. La Corte ha chiarito che il tentativo di conciliazione è un atto stragiudiziale e non equivale all'avvio di un'azione giudiziaria. Di conseguenza, l'esclusione della lavoratrice da una graduatoria per assunzione da parte dell'azienda è stata ritenuta illegittima.
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Accordo conciliativo: preclude il licenziamento?
Un lavoratore firma un accordo conciliativo con la sua azienda per terminare il rapporto di lavoro a una data futura. Successivamente, l'azienda scopre una grave condotta del dipendente, avvenuta prima dell'accordo, e procede al licenziamento per giusta causa. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, stabilendo che un accordo conciliativo generico non impedisce il recesso per giusta causa basato su fatti gravi scoperti solo in un secondo momento.
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Licenziamento lavoro festivo: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che legittimava il licenziamento di una lavoratrice per essersi rifiutata di lavorare durante una festività. Il caso verteva sull'interpretazione di un accordo di conciliazione che, secondo il datore di lavoro, includeva l'obbligo di lavorare nei festivi. La Suprema Corte ha stabilito che la rinuncia al riposo festivo deve essere esplicita e non può essere desunta da una generica disponibilità. Pertanto, il licenziamento per lavoro festivo non specificamente pattuito è stato ritenuto illegittimo.
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Estinzione del processo: cosa accade se si rinuncia?
Una società a controllo pubblico ha impugnato in Cassazione una sentenza che riconosceva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una dipendente. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo, portando alla rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del processo, specificando che in tale circostanza non è dovuta la sanzione per l'impugnazione infondata, nota come 'doppio contributo'.
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Cessazione materia del contendere: accordo e sentenza
Un dipendente, dopo aver ottenuto in appello il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, si è visto opporre un ricorso per cassazione dalla banca datrice di lavoro. Tuttavia, prima della discussione, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo. La Corte di Cassazione, prendendo atto della conciliazione, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, annullando di fatto gli effetti della sentenza d'appello e compensando le spese legali come pattuito tra le parti.
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Condizione sospensiva: quando un accordo è valido?
Un condominio aveva firmato un accordo per risarcire un danno, subordinando il pagamento a una condizione sospensiva: l'approvazione della propria assicurazione. La Corte d'Appello aveva ignorato tale clausola, ma la Cassazione ha annullato la sentenza, affermando che una clausola così chiara non può essere trascurata. La Corte ha inoltre fornito importanti chiarimenti sulla corretta procedura per chiamare in causa un terzo in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.
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Cessazione materia del contendere: accordo in Cassazione
Una società di servizi impugna in Cassazione una sentenza d'appello che riconosceva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato con una lavoratrice. Durante il giudizio, le parti raggiungono un accordo transattivo in sede sindacale. La Corte di Cassazione, prendendo atto dell'accordo, dichiara la cessazione materia del contendere, annullando di fatto la sentenza d'appello e chiudendo la lite senza pronunciarsi sul merito.
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Restituzione indennità disoccupazione: quando va resa?
Un lavoratore, reintegrato a seguito di un accordo conciliativo dopo il licenziamento, si è visto richiedere la restituzione dell'indennità di disoccupazione percepita. La Corte di Cassazione ha confermato che la reintegra, avendo effetto retroattivo, annulla lo stato di disoccupazione. Di conseguenza, la restituzione dell'indennità di disoccupazione è dovuta, anche se il lavoratore ha rinunciato alle retribuzioni per quel periodo.
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Registrazioni infedeli LUL: la colpa si presume
Una società è stata sanzionata per aver effettuato registrazioni infedeli nel Libro Unico del Lavoro (LUL) riguardo a trasferte e rimborsi spesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo principi chiave: le dichiarazioni dei lavoratori agli ispettori hanno un forte valore probatorio, gli accordi di conciliazione successivi non annullano l'illecito amministrativo e, in caso di registrazioni infedeli LUL, la colpa del datore di lavoro è presunta, invertendo l'onere della prova.
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Omessa comunicazione reddito: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per omessa comunicazione reddito ai fini del reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che l'obbligo di comunicazione sorge al momento della variazione patrimoniale, come un accordo di lavoro, e non al momento dell'effettivo pagamento, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
Un lavoratore, licenziato per giusta causa, dopo una prima sentenza sfavorevole, otteneva in appello l'annullamento del licenziamento e la reintegra. L'azienda proponeva ricorso in Cassazione. Durante il giudizio, le parti raggiungevano un accordo transattivo. La Suprema Corte, preso atto della conciliazione, ha dichiarato la cessazione materia del contendere, chiudendo definitivamente il caso senza una decisione nel merito.
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Verbale di conciliazione: è vincolante sull’orario?
Una società del settore abbigliamento sanzionava una dipendente che si rifiutava di seguire un nuovo orario di lavoro, diverso da quello stabilito in un precedente verbale di conciliazione. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, stabilendo che la clausola sull'orario contenuta nel verbale di conciliazione era una previsione vincolante, parte di un accordo complessivo tra le parti, e non poteva essere modificata unilateralmente dal datore di lavoro. Le sanzioni sono state quindi ritenute illegittime.
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Cessazione materia del contendere: accordo e spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una causa di lavoro a seguito di un accordo transattivo tra le parti. La controversia, originata da una richiesta di differenze retributive, si è conclusa con la compensazione delle spese legali, poiché l'accordo ha fatto venire meno l'interesse a proseguire il giudizio.
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Verbale di conciliazione: la tassazione corretta
Un contribuente ha contestato un avviso di liquidazione per l'imposta di registro su un verbale di conciliazione relativo a una disputa ereditaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'accordo aveva un effetto di trasferimento della proprietà, giustificando così l'applicazione dell'aliquota corrispondente. L'ordinanza chiarisce anche il momento da cui decorre il termine di decadenza per l'azione dell'amministrazione finanziaria e i requisiti di motivazione dell'atto impositivo.
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Verbale di conciliazione: quando è valido e inattaccabile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19302/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che contestava la validità di un verbale di conciliazione. Il caso era iniziato con una richiesta di differenze retributive e l'impugnazione di un licenziamento. Sebbene il Tribunale avesse dato ragione al lavoratore, la Corte d'Appello aveva drasticamente ridotto le somme dovute proprio in virtù del precedente accordo. La Cassazione ha confermato che l'interpretazione del verbale di conciliazione è un'attività riservata ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità, ribadendo la stabilità degli accordi raggiunti in sede protetta.
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Licenziamento per giusta causa: quando è illegittimo?
Una lavoratrice, oggetto di un licenziamento per giusta causa basato su diverse contestazioni disciplinari, si è rivolta al Tribunale. La corte ha respinto la sua richiesta di un inquadramento superiore a causa di un precedente verbale di conciliazione in cui aveva rinunciato a tale diritto. Tuttavia, il giudice ha dichiarato illegittimo il licenziamento, poiché il datore di lavoro non è riuscito a fornire prove concrete a sostegno delle accuse (fumare sul posto di lavoro, assenza ingiustificata). Di conseguenza, l'azienda è stata condannata al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a quattro mensilità.
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