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Utili Extrabilancio

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione distribuzione utili: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un accertamento IRPEF. L'ordinanza conferma la validità del principio della presunzione distribuzione utili extrabilancio ai soci di società a ristretta base sociale, anche in assenza di vincoli di parentela. La Corte ha inoltre chiarito i limiti invalicabili del giudizio di rinvio, affermando l'inammissibilità di nuove eccezioni o prove che alterino il tema deciso dalla precedente sentenza di cassazione.
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Cancellazione società: responsabilità soci e Fisco
Un ex socio di una Srl a ristretta base partecipativa ha impugnato un avviso di accertamento per utili extrabilancio notificatogli dopo la cancellazione della società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il differimento quinquennale degli effetti fiscali della cancellazione società si applica a tutte le forme di estinzione, non solo a quelle volontarie. Viene così confermata la piena responsabilità del socio per i debiti tributari della società estinta, derivanti dalla presunzione di distribuzione degli utili occulti.
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Accertamento parziale: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una socia di società a ristretta base partecipativa. La Corte ha distinto l'accertamento parziale dall'accertamento integrativo, specificando che il primo non necessita della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi per essere valido. Inoltre, ha ribadito che per vincere la presunzione di distribuzione di utili extrabilancio, non è sufficiente per il socio dimostrare la propria estraneità alla gestione, ma occorre provare che gli utili non sono stati distribuiti.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria per motivazione apparente. Il giudice di rinvio aveva respinto l'appello dell'Agenzia delle Entrate con una frase generica e non argomentata, violando l'obbligo di spiegare il percorso logico della sua decisione. Il caso riguardava l'accertamento di utili extrabilancio in una società a ristretta base sociale, con la presunzione di distribuzione estesa attraverso la catena societaria. La Suprema Corte ha rinviato la causa per un nuovo esame che dovrà avere una motivazione completa.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per motivazione apparente. La corte d'appello aveva accolto le ragioni di una contribuente senza spiegare perché le prove fornite fossero sufficienti a superare la presunzione di distribuzione di utili occulti da una società a ristretta base sociale. Il caso riguarda la tassazione di utili extrabilancio risaliti da una società operativa, attraverso una holding, fino ai soci persone fisiche. La Suprema Corte ha ribadito che una motivazione meramente assertiva, che non permette di ricostruire il ragionamento del giudice, rende la sentenza nulla.
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Presunzione di distribuzione: onere della prova sui soci
L'Agenzia delle Entrate ha accertato utili extrabilancio a due soci di una S.r.l. basandosi sulla presunzione di distribuzione. La Commissione Tributaria Regionale annullava l'atto per vizi procedurali e mancanza di prova del trasferimento di somme. La Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che le garanzie procedurali (art. 12 Statuto del Contribuente) non si estendono ai soci per verifiche fatte alla società e che l'onere di vincere la presunzione di distribuzione spetta ai soci, non all'amministrazione.
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Notifica accertamento socio: quando è valida?
Un socio impugnava un avviso di accertamento per maggiori redditi da capitale, lamentando la mancata notifica dell'accertamento presupposto notificato alla società. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che l'eccezione era tardiva e che il ruolo di amministratore di fatto e socio di maggioranza del contribuente implicava la conoscenza dell'atto. La Corte ha inoltre ritenuto i motivi di ricorso generici e non centrati sulla ratio decidendi della sentenza d'appello.
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