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Usucapione — Anno 2026

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153 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Usucapione

Provvedimenti

Revoca confisca prevenzione usucapione: i requisiti
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego alla revoca confisca prevenzione usucapione richiesta da un terzo. Il ricorrente sosteneva di aver maturato la proprietà di un box tramite possesso ultraventennale. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che il pagamento delle imposte da parte dell'amministratore giudiziario ha interrotto il decorso del termine per l'usucapione, escludendo il possesso esclusivo.
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Silenzio assenso ricostruzione: limiti e prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che richiedeva il contributo per la ricostruzione post-sisma. Il caso ruota attorno all'applicabilità del silenzio assenso ricostruzione e alla tardiva produzione documentale. La Corte ha chiarito che il silenzio assenso non può formarsi se la documentazione presentata all'ente pubblico è incompleta e che nel processo civile non è possibile depositare nuove prove documentali in grado di appello se non rispettate le preclusioni del primo grado.
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Tassazione usucapione: quando tassare il fabbricato?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1790/2026, ha chiarito i limiti della tassazione usucapione in presenza di un fabbricato sul terreno. L'Agenzia delle Entrate aveva applicato l'imposta di registro anche sul valore del fabbricato, ma la Corte ha respinto il ricorso. È stato stabilito che il fabbricato può essere incluso nella base imponibile solo se la sentenza di usucapione menziona, esplicitamente o implicitamente, la sua presenza e i presupposti per l'accessione. Se la sentenza riguarda esclusivamente il terreno, il fabbricato è escluso dalla tassazione. Il ricorso è stato inoltre respinto perché mirava a una revisione dei fatti, inammissibile in sede di legittimità.
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Azione di rivendicazione: prova attenuata e usucapione
La Corte di Cassazione chiarisce i confini dell'azione di rivendicazione e il relativo onere della prova. In un caso di disputa su confini di proprietà, la Corte ha stabilito che la cosiddetta 'probatio diabolica' a carico di chi agisce in rivendica si attenua notevolmente quando il convenuto, per difendersi, eccepisce l'usucapione. Poiché l'usucapione presuppone il possesso di un bene altrui, tale difesa costituisce un riconoscimento della precedente titolarità dell'attore, esonerandolo dalla prova rigorosa della proprietà risalendo a un acquisto a titolo originario. La Corte ha quindi rigettato il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano ordinato l'arretramento di una costruzione edificata in violazione delle distanze legali.
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Usucapione: prova con testimoni di altri processi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria che contestava l'usucapione di un terreno da parte dei vicini. La Corte ha stabilito che la prova del possesso ad usucapionem può legittimamente basarsi su testimonianze ed elementi raccolti in altri procedimenti, sia civili che penali, a condizione che siano stati ritualmente acquisiti al giudizio. Inoltre, ha chiarito che il possesso utile all'usucapione non si limita alla mera coltivazione, ma deve manifestarsi con atti inequivocabili, come la stipula di contratti di affitto a terzi, che dimostrino la volontà di comportarsi come unici proprietari.
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Usucapione coltivazione terreno: non basta per provare
Un soggetto chiedeva di essere dichiarato proprietario per usucapione di un terreno, sostenendo di averlo coltivato per oltre vent'anni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che la semplice coltivazione del terreno e il pascolo non sono sufficienti a dimostrare un possesso valido per l'usucapione, poiché tali attività non escludono che possano essere avvenute per mera tolleranza del proprietario. L'onere della prova di un possesso uti dominus, ovvero con l'animo del proprietario, ricade su chi invoca l'usucapione.
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Competenza territoriale derogabile: il caso usucapione
La Corte di Cassazione chiarisce che nelle cause di usucapione, la competenza territoriale è derogabile. Se il convenuto non eccepisce l'incompetenza, il giudice non può rilevarla d'ufficio. La mancata costituzione del convenuto radicalizza la competenza del tribunale adito, anche se non è quello del luogo in cui si trova l'immobile. Il caso in esame verteva su una domanda di usucapione di quote immobiliari, dove il Tribunale di primo grado si era erroneamente dichiarato incompetente a favore del tribunale del luogo dell'immobile, nonostante la contumacia del convenuto.
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Prova usucapione: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto ha richiesto il riconoscimento dell'usucapione su due terreni posseduti da lungo tempo. La sua domanda è stata respinta sia in primo grado che in appello per carenza di prove. In Cassazione, il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non ha impugnato tutte le ragioni autonome e sufficienti della decisione precedente, concentrandosi solo su alcuni aspetti. La Corte ha sottolineato che la mancata contestazione anche di una sola delle motivazioni, come quella sulla carente prova usucapione, rende l'intero ricorso inutile.
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Violenza reintegrativa: difesa legittima del possesso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna che lamentava di essere stata esclusa dall'accesso a un terrazzo. La Corte ha stabilito che, non avendo la ricorrente fornito prova di un suo legittimo compossesso dell'area, l'azione degli imputati di sostituire la serratura costituiva una legittima reazione a un atto di spoglio. Questa decisione sottolinea come la cosiddetta 'violenza reintegrativa' sia ammessa solo in capo a chi vanta una preesistente e provata situazione possessoria.
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Servitù di passaggio: quando le opere sono apparenti?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di servitù di passaggio per usucapione, negando il diritto per mancanza del requisito dell'apparenza. L'ordinanza sottolinea che per l'acquisto di una servitù non basta un percorso, ma servono opere visibili e permanenti che dimostrino in modo inequivocabile l'asservimento di un fondo a un altro. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso che mirava a un riesame del merito della valutazione delle prove effettuata dalla Corte d'Appello.
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Usucapione ventennale: il termine deve maturare prima?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito un punto cruciale in materia di usucapione ventennale. Un soggetto aveva avviato una causa per l'usucapione di un terreno prima del compimento dei 20 anni di possesso, confidando che il termine maturasse nel corso del giudizio. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che tutti i requisiti per l'usucapione, incluso il decorso del ventennio, devono essere già soddisfatti al momento della proposizione della domanda giudiziale. Il possesso esercitato dopo l'inizio della causa è irrilevante ai fini del perfezionamento del diritto.
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Diritto autodeterminato e giudicato: il caso esaminato
Una società, dopo aver perso una causa per il riconoscimento della proprietà su un terreno demaniale basata sull'accessione, ha tentato di riproporre la stessa domanda invocando l'usucapione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando il principio del diritto autodeterminato: una volta che l'esistenza di un diritto reale su un bene è stata negata con sentenza definitiva, non è possibile avviare un nuovo giudizio per lo stesso diritto, anche se basato su un fatto costitutivo diverso. La decisione sottolinea come il giudicato copra il diritto nella sua interezza, non le singole ragioni che lo fondano.
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Dicatio ad patriam: come nasce un uso pubblico
Un comune citava in giudizio i proprietari di un'area con un monumento storico per accertarne l'acquisizione per usucapione o, in subordine, per la costituzione di una servitù di uso pubblico tramite dicatio ad patriam. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riconosceva la servitù, chiarendo la distinzione fondamentale: la dicatio ad patriam richiede un comportamento inequivocabile del proprietario che destina il bene all'uso pubblico per avere effetto immediato. In assenza di tale atto, è necessario il decorso di vent'anni di uso pubblico continuato, assimilando la situazione all'usucapione.
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