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Usucapione — Anno 2022

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348 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Usucapione

Provvedimenti

Usucapione di un immobile: trattative e tolleranza
I presunti proprietari di un rustico e di un terreno hanno avviato una causa per recuperare l'immobile. Gli occupanti hanno replicato sostenendo l'avvenuta usucapione di un immobile prima del 2008. La Corte d'Appello ha respinto l'usucapione poiché l'occupazione derivava da mera tolleranza familiare e gli occupanti avevano cercato di acquistare il bene nel 2006, dimostrando di non ritenersi proprietari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso degli occupanti.
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Distanze legali tra costruzioni: gazebo da abbattere o da salvare?
Un proprietario ha contestato le distanze legali di un gazebo e di un ampliamento edilizio sul fondo vicino, oltre a chiedere la definizione del confine. I vicini hanno a loro volta contestato un garage del primo. La Corte d'Appello aveva stabilito il confine basandosi sullo stato di fatto consolidato per decenni, permettendo a entrambi di mantenere le costruzioni. La Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario solo per la questione delle **distanze legali tra costruzioni** relative al gazebo, rinviando la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione specifica su questo punto. Ha invece confermato la possibilità di usucapire il diritto a mantenere il garage a distanza inferiore, anche se abusivo e poi sanato.
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Usucapione e locazione: quando il possesso non basta a diventare proprietari
L'Occupante ha contestato un contratto di locazione per una casa e un magazzino, sostenendo di aver acquisito la proprietà per usucapione. I giudici di merito hanno riconosciuto la validità del contratto e respinto la richiesta di usucapione. L'Occupante ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando errori nella valutazione delle prove, inclusa una scrittura privata e testimonianze. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti e ribadendo che la detenzione era a titolo di locazione, non idonea all'usucapione.
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Alloggio Portiere e Muro: Confermata la Natura Condominiale
La Corte di Cassazione ha esaminato un lungo contenzioso sulla natura condominiale di un appartamento del portiere e di un muro di contenimento. Le Ricorrenti contestavano la decisione che riconosceva tali beni come comuni, sostenendo la proprietà esclusiva e l'usucapione dell'alloggio del portiere. La Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti: l'edificio ha una struttura unitaria, il muro è un elemento portante comune e l'appartamento del portiere rientra nella presunzione di condominialità. Le prove per l'usucapione sono state ritenute inammissibili. Il ricorso è stato rigettato, confermando la natura condominiale dei beni e condannando le Ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Usucapione immobiliare: il possesso non basta, serve il titolo di proprietà
Il Ricorrente ha avviato una causa per ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione immobiliare, affermando di averlo posseduto per il tempo richiesto dalla legge. I Proprietari, invece, hanno chiesto la restituzione del bene. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda di usucapione e hanno ordinato al Ricorrente di rilasciare l'immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ricorrente. Ha ribadito un principio fondamentale: in caso di controversia sull'usucapione, il vero proprietario deve solo dimostrare di aver acquistato il bene con un titolo valido, precedente all'inizio del presunto possesso. Il Ricorrente dovrà anche pagare le spese legali.
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Usucapione Condominiale: Possesso Esclusivo Contro Diritto Comune
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni condomini che pretendevano l'usucapione condominiale di porzioni di area comune esterna. I ricorrenti avevano goduto in via esclusiva di tali aree, ma non avevano dimostrato un possesso incompatibile con la comproprietà degli altri condomini. La Corte ha ribadito che per l'usucapione di un bene comune, il comproprietario deve esercitare un possesso "uti dominus" (come proprietario esclusivo), escludendo in modo univoco gli altri. Le semplici delimitazioni o l'astensione degli altri condomini non bastano. L'onere di provare tale possesso esclusivo spetta a chi lo rivendica.
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Usucapione del Comproprietario: Quando il Possesso Non Basta
Tre sorelle hanno chiesto di diventare proprietarie esclusive di terreni e un immobile rurale tramite usucapione del comproprietario. Il Tribunale aveva accolto la loro richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, sostenendo che le sorelle non avevano dimostrato un possesso "ad excludendum", cioè un comportamento che escludesse chiaramente gli altri comproprietari. La Cassazione ha confermato questa interpretazione, dichiarando inammissibile il ricorso delle sorelle. La Suprema Corte ha ribadito che per l'usucapione da parte di un comproprietario, non basta la semplice gestione o il godimento del bene, ma serve una chiara manifestazione di volontà di possedere come unico proprietario, escludendo attivamente i diritti altrui. Le ricorrenti dovranno versare un ulteriore contributo unificato.
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Violazione distanze costruzioni: il diritto di veduta prevale sull’abuso
La Corte Suprema ha esaminato un caso di violazione distanze costruzioni tra due proprietari. La Proprietaria del piano superiore ha citato in giudizio l'Inquilina del piano inferiore per la rimozione di una tettoia con pareti sul terrazzo, realizzata senza autorizzazioni e che limitava la sua veduta. L'Inquilina ha eccepito l'usucapione e contestato la base della domanda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilina. Ha ribadito che la violazione delle distanze legali (Art. 907 c.c.) causa un "danno in re ipsa", non richiedendo prova specifica del pregiudizio. La domanda di usucapione è stata respinta per mancanza di prova.
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Regolamento di confini e veduta: la Cassazione contro i vicini
Due proprietari hanno citato in giudizio i vicini di casa per ottenere l'accertamento dell'acquisto per usucapione di una servitù di veduta e la rimozione di una roulotte posizionata appositamente per ostacolare la visuale. Gli attori hanno inoltre richiesto il formale regolamento di confini con abbattimento della recinzione irregolare. I vicini si sono opposti sostenendo la certezza dei limiti fisici e la natura di semplice luce della finestra. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dei vicini soccombenti. I giudici hanno chiarito che la presenza di barriere difformi dalle mappe catastali giustifica la domanda di confine. La Corte ha altresì confermato il diritto di veduta maturato nel tempo e l'obbligo di rimuovere ogni ostacolo illecito.
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Servitù di passaggio su beni demaniali: il diritto negato dalla Cassazione
Un gruppo di proprietari ha cercato di ottenere una Servitù di passaggio su beni demaniali, specificamente su un tratto ferroviario. Hanno chiesto il ripristino dei luoghi e un risarcimento danni. I giudici di merito hanno respinto la loro richiesta, affermando che il tracciato ferroviario era un bene demaniale e, come tale, non poteva essere oggetto di diritti privati come la servitù o l'usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari, confermando l'impossibilità di costituire diritti reali su beni pubblici. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese legali.
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Servitù di Passaggio Abusiva: Cassazione conferma la libertà del fondo
Un proprietario ha agito in giudizio per liberare il suo fondo da una servitù di passaggio abusiva, contestando l'installazione di un cancello e altre opere da parte di un parente. Il Tribunale ha accolto la sua richiesta. La Corte d'Appello ha confermato la libertà del fondo, rigettando però il risarcimento danni. Gli eredi del parente hanno proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Cassazione ha ribadito che non può riesaminare i fatti già accertati dai giudici di merito, specialmente in presenza di una "doppia conforme". Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese legali.
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Usucapione immobile: la figlia detentrice non può sottrarre la casa al padre
Una figlia ha citato in giudizio il padre per ottenere la proprietà di un immobile tramite usucapione. La figlia viveva nell'appartamento con il consenso del genitore. Il Tribunale le aveva dato ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, negando l'usucapione immobile. La Corte d'Appello ha ritenuto che la figlia fosse solo una detentrice e non avesse dimostrato un atto di interversione del possesso. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della figlia, confermando la decisione d'Appello.
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Usucapione e Comproprietà: Quando il possesso non basta
L'Azienda Costruttrice ha citato in giudizio un Comproprietario per aver coperto, recintato e modificato senza autorizzazione una vasca interrata e il terreno adiacente, beni in comproprietà. Il Comproprietario ha chiesto l'accertamento dell'usucapione a suo favore, sostenendo di possedere il bene dal 1976. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comproprietario. Ha confermato che l'Azienda ha dimostrato la proprietà con una catena di atti risalenti a un'epoca precedente l'inizio del presunto possesso del Comproprietario. Le opere realizzate dal Comproprietario hanno ecceduto i limiti dell'uso consentito, configurando un'appropriazione esclusiva del bene in comproprietà.
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Tettoia abusiva in condominio: l’uso della cosa comune e la demolizione
Un condomino ha citato in giudizio altri condomini per l'installazione non autorizzata di una tettoia e un pozzo su un'area comune. I condomini convenuti hanno eccepito l'usucapione. La Corte d'Appello ha ordinato la demolizione dell'ampliamento della tettoia, ritenendo violato l'articolo sull'uso della cosa comune. I condomini soccombenti hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la necessità di un litisconsorzio necessario di tutti i condomini e l'inammissibilità della domanda di demolizione parziale come domanda nuova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che un singolo condomino può agire per la difesa della cosa comune e che la modifica della domanda, restringendola all'ampliamento, costituisce una legittima emendatio libelli. La sentenza conferma l'obbligo di ripristino.
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Regolamento di confini: prevale la strada sulla mappa catastale
Due proprietari di un terreno hanno avviato un'azione di regolamento di confini contro i vicini di casa, chiedendo la restituzione di una striscia di terra e la dichiarazione di inesistenza di servitù di passaggio sulla strada interpoderale. I vicini si sono costituiti richiedendo l'acquisto per usucapione della striscia contesa e del diritto di passaggio sulla strada. La Corte d'Appello ha confermato che il confine naturale è rappresentato dal margine esterno della strada e che i vicini hanno usucapito la servitù di passaggio. I proprietari hanno ricorso in Cassazione lamentando vari vizi procedurali ed errori di valutazione. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso, confermando l'efficacia residuale delle mappe catastali rispetto ai confini naturali e la legittimità dell'usucapione della servitù.
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Usucapione di un immobile: cappella occupata dal vicino
Un Ente Ecclesiastico ha citato in giudizio una Cittadina per ottenere la restituzione di una storica cappella. La donna aveva sbarrato l'ingresso principale della chiesa dall'interno e aperto un varco nascosto dalla propria abitazione adiacente, rivendicando la proprietà o, in subordine, l'usucapione di un immobile. I giudici di merito hanno confermato la piena proprietà dell'Ente, accertando il possesso pubblico e ininterrotto di quest'ultimo attraverso la custodia delle chiavi e i registri storici. Al contrario, l'occupazione della convenuta è risultata clandestina e priva di valore legale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale della Cittadina, confermando l'ordine di rilascio e la chiusura del varco abusivo, disponendo un nuovo esame d'appello unicamente per la corretta quantificazione delle spese legali a favore dell'Ente.
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Transazione su bene già venduto: l’accordo privato non vale
Una società venditrice trasferisce un terreno a un acquirente. L'atto menziona una causa pendente con un terzo che rivendica la proprietà per usucapione. L'acquirente accetta il rischio legato all'esito formale della causa. Successivamente, la società venditrice e il terzo stipulano una transazione privata, riconoscendo la proprietà al terzo senza attendere la sentenza del giudice. L'acquirente chiede in giudizio l'inefficacia dell'accordo e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione stabilisce che la transazione su bene già venduto non produce effetti verso l'acquirente estraneo. Chi ha alienato un bene non ha più la disponibilità del diritto e non può cederlo privatamente. La trascrizione dell'accordo illegittimo che blocca la vendita del bene genera un danno risarcibile.
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Usucapione Servitù di Passaggio: Diritto Confermato, Spese Ricalcolate
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di usucapione servitù di passaggio. Una Cittadina ha chiesto il riconoscimento del suo diritto di passare su un sentiero nel terreno di un Proprietario, sostenendo di averlo usato per oltre vent'anni. I giudici di merito hanno accolto la sua domanda, basandosi su testimonianze e sulla visibilità del percorso. Il Proprietario ha contestato la prova del possesso ventennale e l'apparenza della servitù. La Cassazione ha confermato la validità dell'usucapione, ritenendo corrette le valutazioni dei giudici precedenti. Ha però accolto il ricorso del Proprietario riguardo all'eccessiva liquidazione delle spese legali, rinviando la causa per una nuova determinazione dei costi.
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Donazione e Divisione: L’Opponibilità Sentenza di Divisione al Donatario
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Donatario che aveva ricevuto una donazione di una quota ereditaria mentre era in corso un giudizio di divisione e una domanda di usucapione. Il Donatario contestava l'opponibilità della sentenza di divisione, sostenendo che la sua donazione era stata trascritta prima della domanda di divisione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che la trascrizione della donazione di una quota ereditaria, anche se anteriore, non rende la sentenza di divisione inopponibile al Donatario se questi è stato regolarmente chiamato in causa. Inoltre, la donazione di un bene altrui è considerata nulla.
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Usucapione e rimozione opere: chi deve provare la tempestività
I proprietari di un terreno hanno citato in giudizio l'occupante per chiedere la demolizione di costruzioni abusivamente realizzate e il ripristino dei luoghi. L'occupante ha sollevato questioni in materia di Usucapione e rimozione opere, oltre alla decadenza del termine di sei mesi previsto per la richiesta di demolizione. La Corte di Cassazione ha confermato che l'usucapione era preclusa da un precedente giudicato. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'occupante sul tema della rimozione: quando l'occupante eccepisce il decorso del termine semestrale, spetta ai proprietari dimostrare di aver richiesto la demolizione entro sei mesi dalla conoscenza delle costruzioni. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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