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Usucapione — Anno 2022

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348 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Usucapione

Provvedimenti

Usucapione di beni comuni: la lite tra fratelli finisce in udienza
Un comproprietario ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di beni comuni, nello specifico una striscia di cortile condivisa con la sorella e il cognato. I parenti hanno resistito, chiedendo la comproprietà della costruzione edificata su tale area. Dopo il rigetto della domanda nei primi due gradi di giudizio, il ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando anche il mancato sgombero del garage di sua proprietà. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato che la questione non presenta i presupposti per una decisione semplificata in camera di consiglio. Di conseguenza, i giudici hanno rimesso la causa alla pubblica udienza per una trattazione più approfondita. L'esito finale sulla proprietà e sullo sgombero resta quindi ancora da decidere.
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Occupazione illegittima: il Comune non usucapisce senza prove
Un Ente Ospedaliero ha contestato l'occupazione illegittima di un'area di sua proprietà da parte di un Comune. La Corte d'Appello aveva accolto la richiesta del Comune, riconoscendo l'acquisto del terreno per usucapione. L'Ente Ospedaliero ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che, in caso di occupazione illegittima, se la Pubblica Amministrazione ha iniziato a detenere il bene sulla base di provvedimenti validi, non basta il semplice prolungarsi del tempo per usucapire. È necessaria la prova della trasformazione della detenzione in possesso tramite atti di opposizione espliciti contro il proprietario. Non essendoci i presupposti per una decisione immediata, la Cassazione ha rinviato la causa alla pubblica udienza per un esame approfondito.
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Indennità di esproprio: vince il proprietario contro il vicino
Due coniugi, definiti come I Compratori, rivendicano la proprietà di alcuni terreni espropriati dal Comune, chiedendo l'accertamento dell'usucapione per ottenere la relativa indennità di esproprio. I Vicini si oppongono, reclamando a loro volta la proprietà e la somma. Il Tribunale e la Corte d'Appello rigettano l'usucapione dei Compratori, ma riconoscono che una parte del terreno espropriato (il mappale 262) appartiene a questi ultimi per regolare contratto di acquisto. Ciononostante, i giudici d'appello attribuiscono l'intera indennità di esproprio ai soli Vicini. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Compratori, rilevando l'evidente contraddizione logica della sentenza d'appello, che ha negato l'indennità a chi era stato riconosciuto effettivo proprietario di una porzione del terreno espropriato, e rinvia la causa per una nuova decisione.
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Notifica dell’accettazione della donazione: vince l’erede
Un proprietario dona la nuda proprietà di un appartamento a un ente religioso, che accetta con atto separato senza però notificare l'accettazione. Alla morte del donante, l'erede universale rivendica l'immobile. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'erede, stabilendo che la notifica dell'accettazione della donazione tramite ufficiale giudiziario è un requisito solenne e indispensabile per il perfezionamento del contratto. La semplice conoscenza informale del donante non è sufficiente. Inoltre, l'ente non può invocare l'usucapione poiché, in mancanza di un contratto perfetto e con riserva di usufrutto in capo al donante, ha esercitato una mera detenzione e non il possesso del bene.
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Assegnazione posti auto in condominio: negozianti esclusi vincono
Il proprietario di un locale commerciale ha impugnato le delibere con cui l'assemblea condominiale assegnava in via esclusiva e nominativa i parcheggi nel cortile comune ai soli proprietari degli appartamenti, escludendo i locali commerciali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del proprietario, stabilendo che l'assegnazione posti auto in condominio non può avvenire in via esclusiva e indefinita a favore di alcuni condòmini escludendone altri, a meno che non vi sia il consenso unanime di tutti i partecipanti. Una delibera a maggioranza o un regolamento assembleare che escluda alcuni proprietari viola il diritto all'uso paritario delle cose comuni e rischia di favorire l'usucapione delle aree. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Servitù di passaggio: la doppia conforme blocca il ricorso
Due proprietari hanno chiesto lo spostamento di una servitù di passaggio sul proprio terreno, ritenendola troppo gravosa. I vicini si sono opposti, chiedendo invece che venisse accertato l'acquisto per usucapione del diritto di passaggio con veicoli (passaggio carraio). I giudici di merito hanno respinto la richiesta di spostamento e accolto l'usucapione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari del terreno. La Suprema Corte ha chiarito che, in presenza di decisioni identiche nei primi due gradi di giudizio (doppia conforme), non è possibile contestare nuovamente la ricostruzione dei fatti. Di conseguenza, la servitù di passaggio carraio per usucapione è stata confermata a favore dei vicini, che vincono definitivamente la causa, mentre i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Occupazione senza titolo: la Cassazione taglia i risarcimenti
Lo Stato ha richiesto il rilascio di alcuni terreni a Campomarino e il risarcimento per l'occupazione senza titolo di aree demaniali. La Corte d'Appello ha condannato l'erede di un occupante a pagare oltre 250.000 euro per una particella catastale non contestata nel giudizio di primo grado e non oggetto di appello. Inoltre, ha condannato un altro occupante alle spese legali nonostante una forte riduzione del risarcimento dovuto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei privati: ha annullato la condanna pecuniaria per la particella non contestata, riducendo drasticamente l'indennizzo, e ha disposto la compensazione delle spese legali per l'altro ricorrente, riconoscendo la soccombenza reciproca.
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Usucapione di beni espropriati: scontro tra privati e Comune
Alcuni privati hanno richiesto l'usucapione di beni espropriati dal Comune nel 1996, sostenendo di essere rimasti in possesso dei terreni poiché le opere pubbliche non erano state completate. I privati ritenevano che la richiesta di condono edilizio e la domanda di retrocessione dei beni dimostrassero l'avvenuta interversione del possesso. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha stabilito che la questione sull'usucapione di beni espropriati presenta profili di particolare rilevanza. Per questo motivo, i giudici hanno deciso di non risolvere la causa in camera di consiglio, ma di rimetterla alla pubblica udienza per una trattazione più approfondita.
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Usucapione di un’area: i vicini battono la società proprietaria
Una società ha avviato una causa per contestare l'occupazione di un terreno da parte dei vicini, i quali avevano aperto un varco nella recinzione. I vicini si sono difesi chiedendo l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un'area pavimentata in cemento davanti alla loro abitazione. La Corte d'Appello ha riconosciuto l'usucapione poiché i vicini possedevano le chiavi del cancelletto di accesso, pulivano la zona e vi tenevano i cani. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che i precedenti provvedimenti possessori non bloccano il giudizio sulla proprietà e che la presenza di un pannello di plastica sul cancello non rende il possesso clandestino. Di conseguenza, i vicini ottengono definitivamente l'usucapione di un'area contesa, mentre la società perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Coltivare non basta: negata l’usucapione di un terreno
Un cittadino ha chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno che sosteneva di aver coltivato per oltre vent'anni. Il tribunale e la corte d'appello hanno rigettato la domanda, rilevando che sul fondo vi era un rudere non compreso nella richiesta e che la coltivazione era avvenuta solo per periodi insufficienti. Inoltre, il terreno non era recintato. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso, confermando che la semplice coltivazione di un fondo non basta a dimostrare l'usucapione di un terreno. Per ottenere la proprietà è necessario un possesso esclusivo e visibile, manifestato con atti inequivocabili come la recinzione dell'area, che dimostrino l'intenzione di comportarsi come unico proprietario (uti dominus) escludendo gli altri. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Usucapione di beni immobili: ko se manca l’interesse ad agire
Un cittadino interviene in una causa di usucapione promossa da alcuni comproprietari, rivendicando a sua volta l'usucapione di beni immobili su una porzione del compendio. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello respingono la sua domanda. L'uomo ricorre in Cassazione, contestando però solo il possesso riconosciuto in favore degli altri soggetti e non il rigetto della propria pretesa acquisitiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che, senza contestare il mancato accoglimento della propria domanda di usucapione di beni immobili, il ricorrente non ha alcun interesse ad agire per impugnare la decisione favorevole emessa nei confronti delle altre parti. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali.
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Acquisto per usucapione batte il rogito notarile trascritto
Un'azienda acquista un terreno con regolare atto notarile trascritto. Successivamente, un soggetto terzo notifica all'azienda una sentenza che accerta il suo acquisto per usucapione sullo stesso terreno, ottenuta in una causa contro il precedente proprietario. L'azienda avvia una causa per far valere il proprio atto d'acquisto, ritenendolo prevalente perché trascritto prima della sentenza di usucapione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda. I giudici chiariscono che l'acquisto per usucapione, essendo a titolo originario, prevale sempre sull'acquisto a titolo derivativo (come la compravendita), anche se quest'ultimo è stato trascritto per primo nei registri immobiliari. L'azienda perde la proprietà del terreno e deve pagare le spese processuali.
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Accessione nel possesso: quando l’acquisto errato diventa valido
I Precedenti Proprietari di un terreno hanno citato in giudizio gli Acquirenti, sostenendo che il loro acquisto fosse nullo perché avvenuto da un venditore non proprietario (acquisto a non domino). Gli Acquirenti hanno chiesto invece che venisse accertata l'usucapione del fondo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dei Precedenti Proprietari. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'accessione nel possesso, l'acquisto da un non proprietario costituisce comunque un titolo astrattamente idoneo a unire il possesso dell'acquirente a quello del venditore. Poiché la somma dei due periodi superava i venti anni, gli Acquirenti hanno legittimamente usucapito il terreno, a nulla rilevando lo stato di parziale abbandono rilevato dal consulente tecnico.
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Servitù coattiva di gasdotto: rimozione dei tubi sulla corte
I Proprietari del Fondo hanno chiesto l'usucapione di una corte comune o, in subordine, la costituzione di una servitù coattiva di gasdotto per mantenere le proprie tubature. I Vicini hanno risposto chiedendo la rimozione dei manufatti. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la Corte d'Appello ha ordinato la rimozione delle tubature, ritenendo tardiva la produzione di un accordo comunale volto a dimostrare che i tubi appartenessero alla società del gas. La Cassazione ha rigettato il ricorso dei Proprietari del Fondo, confermando l'obbligo di rimozione e la condanna alle spese. La Corte ha chiarito che le prove non vanno ripetute inutilmente se la posizione dei nuovi soggetti integrati è identica a quella delle parti originarie e che i nuovi documenti non possono essere depositati in appello senza giustificato motivo.
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Usucapione e possesso: perché la causa possessoria non basta
Il Ricorrente ha richiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di un terreno. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda per incertezza sull'identificazione del bene e sull'effettivo possesso. Il Ricorrente ha impugnato la decisione in Cassazione, lamentando la mancata valutazione delle prove raccolte in un precedente giudizio possessorio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudicato formatosi sulla tutela possessoria non ha efficacia nel giudizio petitorio di usucapione. Le prove del giudizio possessorio hanno solo valore indiziario. Il Ricorrente perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali.
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Usucapione negata sul terrazzo: vince chi contesta i lavori
I Vicini hanno chiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un terrazzino confinante con la loro abitazione, oltre alla costituzione di servitù di veduta e alla riduzione in pristino delle opere realizzate dalle Proprietarie. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda, rilevando che il possesso non era durato per il ventennio necessario e che l'uso era stato contestato dalle Proprietarie con l'esecuzione di lavori regolari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei Vicini. La Suprema Corte ha confermato che, in presenza di una "doppia conforme" sui fatti, non è possibile contestare la ricostruzione dei giudici di merito in sede di legittimità. Di conseguenza, i Vicini perdono definitivamente la causa e non ottengono l'usucapione del terrazzino.
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Donazione di bene usucapito: valida anche senza la sentenza
Una coppia di coniugi ha donato al figlio un immobile, dichiarando nell'atto di averlo acquistato per usucapione, senza però una precedente sentenza del giudice che lo accertasse. I parenti hanno impugnato l'atto chiedendone la nullità. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la donazione, ritenendola una donazione di cosa altrui. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dei donanti, stabilendo che la donazione di bene usucapito è valida anche senza un preventivo accertamento giudiziale dell'usucapione. Se il tempo necessario per usucapire è già decorso al momento dell'atto, il bene è già di proprietà del donante. La causa è stata rinviata per verificare l'effettivo possesso ultraventennale alla data della donazione.
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Proprietà esclusiva del terrazzo: rogito batte compromesso
Una proprietaria ha citato in giudizio la vicina per accertare la proprietà esclusiva del terrazzo di copertura del proprio immobile. La vicina aveva aperto un varco per accedere al terrazzo, sostenendo che fosse un bene condominiale o di sua proprietà. I giudici di merito hanno accolto la domanda della proprietaria, ordinando il ripristino dei luoghi e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della vicina. La Suprema Corte ha chiarito che il terrazzo, coprendo solo l'appartamento della proprietaria, non ha natura condominiale. Inoltre, l'atto di acquisto della vicina escludeva espressamente tale area. La vicina perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Usucapione di un terreno: coltivare non basta per vincere
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per uno sconfinamento di circa un metro e mezzo sul proprio fondo. I vicini si sono difesi chiedendo che venisse accertata l'avvenuta usucapione di un terreno, sostenendo di aver coltivato quella fascia di terra per oltre vent'anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda del proprietario e rigettato la richiesta dei vicini. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la semplice coltivazione di un fondo non è sufficiente per ottenere l'usucapione di un terreno. Per dimostrare il possesso utile, serve infatti un comportamento inequivocabile che dimostri l'intenzione di comportarsi come esclusivo proprietario, escludendo gli altri. I vicini hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese di giudizio.
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Notifica per pubblici proclami: eredi introvabili e causa salva
In una causa di usucapione di un terreno, la Corte di Cassazione affronta il decesso di alcune parti del processo. Essendo necessario garantire l'integrità del giudizio tra tutti i soggetti coinvolti, il difensore della ricorrente ha cercato di rintracciare gli eredi di una delle parti decedute. Di fronte all'impossibilità di individuare i successori di una donna nubile e senza parenti stretti, la Corte ha autorizzato la notifica per pubblici proclami. Questo strumento eccezionale consente di proseguire la causa convocando i potenziali eredi tramite pubblicazione ufficiale, garantendo il rispetto delle regole procedurali.
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