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51 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IMU enti non commerciali: no con comodato
La Corte di Cassazione nega l'esenzione IMU a un istituto religioso per un immobile concesso in comodato e sub-comodato ad altri enti, anche se collegati e con finalità simili. La sentenza sottolinea che il requisito fondamentale per beneficiare dell'agevolazione è l'utilizzo diretto del bene da parte dell'ente proprietario. Viene inoltre respinta l'applicazione del principio di proporzionalità per uso promiscuo, in quanto mancava un frazionamento catastale risalente all'anno di imposta in questione.
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Esenzione ICI uso promiscuo: Cassazione conferma
Un istituto religioso ha richiesto l'esenzione ICI per un immobile con uso promiscuo: in parte abitazione per le suore, in parte alloggio a pagamento per studenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la tassazione. La decisione si fonda sul principio che l'esenzione ICI uso promiscuo non è applicabile se la parte non commerciale è strumentale all'attività commerciale prevalente. Inoltre, il ricorso è stato giudicato generico e l'istituto non ha fornito prove sufficienti a distinguere l'uso esclusivamente religioso dell'immobile.
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Presunzioni conti correnti soci: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento fiscale, le presunzioni sui conti correnti dei soci si estendono alla società se vi è un uso promiscuo degli stessi. La sentenza chiarisce che l'utilizzo del conto personale del socio per operazioni aziendali fa scattare l'inversione dell'onere della prova: spetta alla società, e non al Fisco, dimostrare che le movimentazioni non giustificate non sono ricavi in nero. Il ricorso della società è stato rigettato proprio perché non è riuscita a fornire tale prova contraria.
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Esenzione accise energia: la Cassazione chiarisce
Una società energetica ottiene un'esenzione fiscale per l'energia a 'uso promiscuo'. L'Agenzia Fiscale ricorre. La Cassazione, applicando le direttive UE, chiarisce che l'esenzione accise energia è limitata all'elettricità usata direttamente per produrre altra elettricità, escludendo altri usi interni. Cassa la decisione e rinvia per un nuovo esame.
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Accesso fiscale in abitazione: quando è valido?
Un imprenditore contesta un accertamento fiscale sostenendo l'illegittimità dell'accesso dei verificatori nella sua abitazione. La Commissione Tributaria Regionale aveva ritenuto non necessaria l'autorizzazione del Pubblico Ministero, poiché l'abitazione coincideva con la sede legale dell'impresa. La Corte di Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione sull'accesso fiscale in abitazione, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Autorizzazione accesso domiciliare: i limiti del Fisco
La Cassazione rinvia a pubblica udienza il caso sull'autorizzazione accesso domiciliare per fini fiscali. Si discute se per i locali a uso promiscuo sia necessaria una motivazione rafforzata, basata su gravi indizi di violazione, o se basti un'autorizzazione standard. La questione nasce da un accertamento annullato perché l'autorizzazione non considerava il regime fiscale agevolato del contribuente.
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Autorizzazione accesso domiciliare: i requisiti
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione su un caso cruciale riguardante l'autorizzazione accesso domiciliare a fini fiscali. Il caso riguarda un imprenditore individuale la cui abitazione, coincidente con la sede legale dell'impresa, è stata oggetto di ispezione. Il contribuente sostiene che, trattandosi di abitazione ad uso esclusivo, l'accesso richiedesse gravi indizi di violazione, mancanti nel decreto del PM. La Corte ha ritenuto la questione meritevole di un approfondimento in pubblica udienza, data la sua rilevanza.
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Deducibilità costi lavoro autonomo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 940/2025, si è pronunciata sulla deducibilità dei costi per i lavoratori autonomi. Il caso riguardava un professionista che si era visto contestare dall'Agenzia delle Entrate la deduzione di diverse spese, tra cui l'acquisto di quadri, utenze per un immobile a uso promiscuo e minusvalenze. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente e accolto quello dell'Agenzia, chiarendo che per la deducibilità dei costi è sempre necessario dimostrare il requisito dell'inerenza con l'attività professionale. In particolare, ha stabilito che i costi per immobili a uso promiscuo sono deducibili al 50% solo se il professionista non dispone di un altro immobile ad uso esclusivo nello stesso Comune.
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Deduzione spese trasporto: piena deducibilità rimborso
Una associazione professionale si è vista negare la piena deduzione spese trasporto rimborsate ai soci per l'uso dei veicoli personali. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il limite del 40% (art. 164 TUIR) si applica solo ai veicoli dell'associazione, non ai rimborsi per mezzi di terzi. Tali spese sono integralmente deducibili se inerenti all'attività, secondo l'art. 54 TUIR.
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Deducibilità costi auto: la Cassazione nega la prova
Un professionista ha contestato il limite forfettario per la deducibilità dei costi auto, chiedendo di poter detrarre un importo maggiore basato sull'effettivo uso lavorativo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la percentuale fissa prevista dall'art. 164 del TUIR è una norma imperativa, non una presunzione superabile con prova contraria. Questa regola serve a semplificare la tassazione dei veicoli a uso promiscuo e a prevenire l'evasione, non essendo quindi possibile superare il limite legale.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Un consorzio di comuni, gestore di case vacanza, ha richiesto l'esenzione da ICI e IMU sostenendo la natura non commerciale delle sue attività. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'esenzione IMU per enti non commerciali non è applicabile se vengono svolte attività commerciali, anche se marginali, come l'affitto di campi sportivi o locali. La sentenza ribadisce che l'onere di provare la natura esclusivamente istituzionale e non commerciale dell'attività ricade sul contribuente, che in questo caso non ha fornito prove sufficienti.
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