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Usi Su Piazza

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Pratiche commerciali e consuetudini vigenti in un determinato settore economico e luogo. Nel diritto bancario, il rinvio generico a tali usi per determinare i tassi di interesse è considerato nullo per indeterminatezza.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Interessi bancari indeterminati: la banca rimborsa l’azienda
Un'azienda correntista ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere la restituzione delle somme pagate indebitamente sul proprio conto corrente e sui conti anticipi collegati. Il contratto bancario conteneva clausole generiche con formule sintetiche prive di criteri oggettivi e rimandi ai vecchi usi di piazza. I giudici di merito hanno accertato la nullità delle condizioni economiche per via di interessi bancari indeterminati e hanno condannato la banca al rimborso di oltre 75.000 euro. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che la mancata contestazione degli estratti conto non sana la nullità delle clausole contrattuali oscure.
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Ripetizione dell’indebito bancario: tra perizia e tassi
Una società cita in giudizio un istituto di credito chiedendo la nullità di clausole contrattuali e la ripetizione dell'indebito bancario per somme addebitate illegittimamente. I giudici di merito accolgono la domanda, condannando la banca a rimborsare gli importi indebiti. La banca ricorre per Cassazione lamentando l'acquisizione tardiva di estratti conto da parte del perito, l'errata valutazione della prescrizione e l'applicazione retroattiva del tasso sostitutivo previsto dal Testo Unico Bancario. La Suprema Corte dichiara regolare l'acquisizione dei documenti contabili da parte del perito e rigetta la censura sulla prescrizione per la presenza di un fido di fatto. Tuttavia, accoglie il ricorso della banca sul tasso applicabile: il tasso sostitutivo dell'articolo 117 del Testo Unico Bancario non si applica retroattivamente ai contratti stipulati prima della sua entrata in vigore. La causa torna in Corte d'Appello.
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Interessi bancari indebiti: conto in rosso diventa credito
Un correntista ha citato in giudizio il proprio istituto di credito chiedendo la restituzione di interessi bancari indebiti derivanti da clausole di rinvio agli usi su piazza e dalla capitalizzazione trimestrale. La Corte di Appello ha accertato la nullità delle clausole contrattuali, applicando il tasso legale in via sostitutiva ed eliminando del tutto ogni anatocismo. L'istituto di credito ha proposto ricorso per Cassazione contestando la violazione dei poteri decisori del giudice e l'omessa applicazione dei tassi sostitutivi BOT. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente l'impugnazione della banca, confermando che i contratti stipulati prima della legge sulla trasparenza bancaria del 1992 richiedono la sostituzione con il tasso legale ordinario e l'azzeramento della capitalizzazione degli interessi.
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Vizio di ultrapetizione: la banca vince se il giudice dà troppo
Una società correntista ha contestato le clausole di un conto corrente aperto nel 1992 con un istituto di credito, lamentando l'applicazione di interessi basati sugli usi su piazza e la capitalizzazione trimestrale. In appello, i giudici hanno applicato il tasso legale e azzerato ogni capitalizzazione. L'istituto di credito ha fatto ricorso in Cassazione, eccependo che la società non aveva richiesto tali tutele estreme, ma si era limitata a chiedere tassi sostitutivi diversi e aveva accettato la capitalizzazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando il vizio di ultrapetizione: il giudice d'appello non può assegnare d'ufficio un beneficio maggiore o diverso rispetto a quello esplicitamente richiesto dall'appellante, violando il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Ripetizione dell’indebito bancario: estratti parziali e rimborso
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la rideterminazione del saldo di un conto corrente e la restituzione delle somme indebitamente pagate a causa di clausole nulle. La banca eccepiva che la mancata produzione di tutti gli estratti conto integrali impedisse il ricalcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, confermando che per l'azione di ripetizione dell'indebito bancario la prova del saldo finale può essere raggiunta anche mediante estratti conto parziali integrati da altre prove documentali o dalle risultanze di una consulenza tecnica d'ufficio, partendo dal saldo del primo estratto conto disponibile. Vince la società correntista.
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Onere della prova: estratto conto incompleto, che fare?
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha affrontato il caso di un correntista contro un istituto di credito, relativo ad addebiti illegittimi su un conto corrente. La Corte ha dichiarato la nullità di diverse clausole, tra cui quelle su interessi ultralegali e anatocismo. Tuttavia, ha rigettato la domanda del cliente di ricalcolare il saldo e ottenere la restituzione delle somme, a causa della mancata produzione di tutti gli estratti conto. La decisione sottolinea il principio fondamentale dell'onere della prova: spetta al correntista fornire la documentazione completa per dimostrare il proprio diritto, e in sua assenza la domanda non può essere accolta.
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Nullità clausole bancarie: l’onere della prova
Una società ha citato in giudizio la propria banca per far dichiarare la nullità di alcune clausole (anatocismo, "usi su piazza") presenti nel contratto di conto corrente del 1982. La banca si è difesa sostenendo l'esistenza di un contratto successivo, senza però produrlo in giudizio. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ha stabilito che l'onere di provare l'esistenza del nuovo contratto spettava alla banca. Di conseguenza, ha dichiarato la nullità delle clausole bancarie contestate per indeterminatezza e violazione del divieto di anatocismo, ordinando il ricalcolo del saldo.
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