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Usi Civici

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106 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Modifica della domanda giudiziale: tra nullità e risoluzione
L'Acquirente stipula un contratto preliminare per l'acquisto di terreni, scoprendo poi che sono gravati da usi civici. Avvia una causa chiedendo la nullità del contratto. Successivamente, tramite la prima memoria difensiva, introduce in via subordinata la richiesta di risoluzione per inadempimento. La Corte d'Appello dichiara inammissibile questa seconda richiesta, ritenendola una domanda del tutto nuova. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la modifica della domanda giudiziale è pienamente ammissibile se la nuova richiesta, anche se incompatibile, si riferisce alla stessa vicenda sostanziale e tutela meglio l'interesse della parte. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Beni di uso civico: l’esproprio non cancella il vincolo collettivo
Una società energetica e un Comune si scontrano sulla proprietà di alcuni terreni. Il Comune rivendica la natura di beni di uso civico, mentre la società sostiene che un esproprio del 1932 abbia cancellato tale vincolo. La Corte d'Appello dichiara nullo il verdetto del Commissario per gli usi civici, ritenendo necessario un formale atto di sdemanializzazione. La Cassazione, rilevando una complessa questione di giurisdizione, rimette la decisione alle Sezioni Unite. La Corte sottolinea che i beni di uso civico sono inalienabili e non espropriabili senza una preventiva autorizzazione amministrativa formale, escludendo qualsiasi sdemanializzazione di fatto.
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Riparto di giurisdizione: Comune contro allevatori per i pascoli
Un Comune ha chiesto la condanna di alcuni Allevatori al rilascio di un terreno pubblico e al pagamento dei canoni arretrati per l'occupazione. Gli Allevatori si sono difesi sostenendo di possedere regolari concessioni amministrative e hanno eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a favore del giudice amministrativo. Dopo le decisioni dei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione relativa al riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo in materia di concessioni di beni demaniali, ha deciso di rimettere la causa alle Sezioni Unite. Saranno queste ultime a stabilire quale giudice sia competente a decidere sulla validità delle concessioni e sulla richiesta di rilascio dei terreni.
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Usi civici: Ente contro cittadini, la Cassazione fissa il giudice
L'Ente Agrario ha contestato la giurisdizione del Commissario speciale in una causa riguardante la natura pubblica di alcuni terreni occupati da privati cittadini. L'Ente sosteneva che la decisione spettasse al giudice ordinario o all'amministrazione regionale. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece stabilito che tutte le controversie sulla natura demaniale dei terreni e sulla presenza di usi civici rientrano nella giurisdizione esclusiva del Commissario per la liquidazione degli usi civici. Di conseguenza, il ricorso dell'Ente Agrario è stato respinto e la competenza del Commissario speciale è stata confermata.
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Usi civici: Ente Agrario perde contro i cittadini in Cassazione
Un Ente Agrario ha promosso un regolamento preventivo di giurisdizione contestando il potere del Commissario speciale di decidere sulla natura di alcuni terreni occupati da numerosi cittadini. L'Ente sosteneva che la causa fosse stata avviata d'ufficio illegittimamente e che la competenza spettasse al giudice ordinario o all'autorità amministrativa. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno respinto la tesi dell'Ente, stabilendo che la controversia riguarda la qualificazione dei terreni come demanio collettivo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato che la giurisdizione esclusiva in materia di usi civici spetta al Commissario speciale per la liquidazione degli usi civici, il quale dovrà ora decidere il merito della causa e ripartire le spese.
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Usi civici: scontro tra privati e demanio davanti al Commissario
Un'associazione agraria ottiene nel 1990 una sentenza che dichiara la natura pubblica di alcuni terreni. Successivamente, diversi privati cittadini propongono opposizione rivendicando la proprietà privata dei beni. L'ente pubblico promuove un regolamento di giurisdizione per chiarire quale giudice debba decidere. Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la giurisdizione spetta al Commissario speciale per la liquidazione degli Usi civici. La Corte chiarisce che rientrano nella competenza di questo giudice speciale tutte le controversie che riguardano l'accertamento della natura demaniale o privata dei terreni (la cosiddetta qualitas soli), respingendo l'ipotesi che la questione debba essere trattata dal giudice ordinario.
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Usi civici: privati contro Ente Agrario per la proprietà
Un Ente Agrario ha promosso un regolamento di giurisdizione in merito a una controversia sulla natura di alcuni terreni. Alcuni privati cittadini si erano opposti a una storica sentenza del 1990 che dichiarava la natura demaniale di tali aree, rivendicandone la proprietà privata. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito che le controversie riguardanti l'accertamento della qualità demaniale del suolo e l'esistenza di usi civici rientrano pienamente nella giurisdizione speciale del Commissario per la liquidazione degli usi civici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la giurisdizione del Commissario speciale, rimettendo a quest'ultimo la decisione finale sulla causa e sulle spese del giudizio.
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Usi civici: scontro tra privati e collettività sulla giurisdizione
Un'associazione agraria ha promosso un'azione per accertare la natura pubblica di alcuni terreni. Il Commissario per la liquidazione degli usi civici ha dichiarato la natura demaniale delle aree, ordinandone la restituzione alla collettività. Di fronte all'opposizione di numerosi cittadini possessori di immobili in quelle zone, l'ente gestore ha richiesto alla Cassazione di stabilire quale fosse il giudice competente. Le Sezioni Unite hanno confermato che la giurisdizione spetta al Commissario speciale. Trattandosi di accertare l'esistenza e l'estensione di usi civici, ovvero la natura demaniale del suolo, la competenza esclusiva appartiene a questo organo specializzato e non al giudice ordinario o amministrativo.
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Canone di affrancazione: tra rimborsi civili e ritardi della PA
Una Società Agricola ha chiesto al Comune l'affrancazione di alcuni terreni gravati da usi civici. Dopo aver pagato la somma richiesta, il Comune ha ridotto le tariffe. La società ha quindi chiesto la restituzione del canone di affrancazione versato in eccesso e il risarcimento dei danni per il ritardo della pratica, che le ha fatto perdere fondi europei. Il Tribunale e il Commissario per gli usi civici si sono dichiarati incompetenti. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno risolto il conflitto: la domanda per il ricalcolo e il rimborso del canone di affrancazione spetta al Giudice Ordinario, poiché riguarda un diritto puramente economico. Invece, la richiesta di risarcimento danni per il ritardo burocratico spetta al Giudice Amministrativo, poiché contesta i tempi dell'azione pubblica.
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Responsabilità professionale del notaio: mutuo nullo per usi civici
L'Azienda ha citato in giudizio Il Notaio chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla mancata rilevazione di usi civici su un immobile ipotecato, circostanza che ha reso il bene incommerciabile e vanificato l'esecuzione forzata. La Corte d'Appello ha condannato Il Notaio al risarcimento. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del professionista. I giudici hanno stabilito che la responsabilità professionale del notaio si estende al dovere di compiere indagini approfondite quando vi sono indici di allerta, come la diffusa presenza di usi civici nella zona dell'immobile. Il Notaio è stato quindi condannato a risarcire all'Azienda l'intero importo del mutuo non recuperato, oltre alle spese legali.
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Usi civici: la Cassazione tutela la proprietà privata contro i decreti
Alcuni privati cittadini rivendicavano la proprietà di terreni che la Regione, con un decreto del 1995, aveva inserito nel demanio comunale gravato da usi civici. Nonostante precedenti sentenze civili avessero già riconosciuto la proprietà privata dei terreni, la Corte d'Appello riteneva insindacabile il decreto regionale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dei privati, stabilendo che il Commissario per la liquidazione degli usi civici ha il potere di disapplicare gli atti amministrativi illegittimi se ciò è necessario per decidere sulla proprietà dei terreni. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame che tenga conto anche dei precedenti giudicati civili.
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Usi civici contro proprietà privata: la Cassazione blinda i terreni
Alcuni occupanti storici di terreni hanno chiesto la legittimazione del loro possesso, sostenendo che le terre appartenessero al demanio comunale e fossero gravate da usi civici. Gli eredi dei proprietari catastali si sono opposti, affermando la natura privata e allodiale dei beni, originariamente concessi in enfiteusi dalla Chiesa. La Corte d'Appello, basandosi su una consulenza tecnica, ha escluso la presenza di usi civici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli occupanti. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità quando vi è una doppia decisione conforme dei giudici di merito e le contestazioni alla perizia tecnica d'ufficio non rispettano i requisiti di specificità. Vince la famiglia dei proprietari privati.
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Usi civici: il Comune vince contro le pretese dei privati
Il caso riguarda la natura demaniale di alcuni terreni situati nel Comune di Bomba. Un cittadino sosteneva che i coloni insediati prima del 1810 avessero acquisito diritti quasi proprietari sui fondi grazie a migliorie apportate nel tempo, chiedendo la liquidazione degli usi civici tramite l'affrancazione del canone. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando la mancanza di un provvedimento amministrativo di legittimazione, l'assenza di prove sul pagamento di canoni e l'inesistenza di migliorie agricole. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il ricorrente pretendeva un inammissibile riesame dei fatti di causa. Di conseguenza, il Comune mantiene la piena reintegra dei terreni demaniali e il cittadino è condannato a pagare le spese processuali.
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Indennità per migliorie su suolo pubblico: il limite della buona fede
Un'azienda agricola, che possedeva in buona fede un vasto terreno, chiede un'indennità per migliorie dopo averlo dovuto restituire al Comune, poiché dichiarato di natura demaniale civica. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: il diritto all'indennità esiste anche per i beni pubblici, ma è strettamente legato alla durata della buona fede. La notifica della domanda giudiziale da parte del Comune per riavere il terreno segna la fine della buona fede. Di conseguenza, l'azienda ha diritto al rimborso solo per i lavori eseguiti prima di quel momento, perdendo il diritto per tutte le opere successive. La Corte ha quindi respinto le richieste di entrambe le parti, confermando un indennizzo solo parziale.
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Azione Negatoria Servitutis: Titolo d’acquisto batte prova rigida
Un proprietario ha intentato un'azione negatoria servitutis per far dichiarare il suo terreno libero da un presunto diritto di passaggio del vicino. Le corti inferiori avevano respinto la sua richiesta, ritenendo insufficiente la prova della sua proprietà sull'area contesa. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: per l'azione negatoria servitutis non è richiesta la prova rigorosa della proprietà (la cosiddetta 'probatio diabolica'), ma è sufficiente dimostrare di possedere il fondo in forza di un titolo valido, come un atto di affrancazione da usi civici. La Corte ha inoltre chiarito che un accordo sui confini non necessita della forma scritta. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Indennità di esproprio: Comune battuto, vince il valore reale
Un'Agenzia Pubblica espropria terreni di un Comune per lavori idraulici, offrendo un'indennità basata sul valore agricolo. Il Comune si oppone, chiedendo una cifra molto più alta basata su una valutazione urbanistica teorica. La Corte di Cassazione dà torto al Comune, stabilendo un principio fondamentale: l'indennità di esproprio deve basarsi sul valore reale e concreto del bene. In questo caso, i terreni erano geologicamente instabili e quindi non edificabili. Di conseguenza, la valutazione corretta è quella agricola, molto più bassa, confermando l'importo offerto inizialmente dall'Agenzia.
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TOSAP Agevolata per Servizi a Rete: Sconto anche a chi Produce
Una società di produzione di energia elettrica si opponeva alla richiesta di pagamento della TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) in misura piena per le sue condotte nel sottosuolo comunale. La società sosteneva di avere diritto alla TOSAP agevolata per servizi a rete, in quanto la sua attività, sebbene di sola produzione, è una fase essenziale e strumentale all'erogazione del servizio pubblico elettrico nazionale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda. Ha stabilito che l'intera filiera elettrica, dalla produzione alla distribuzione, costituisce un servizio a rete unitario. Di conseguenza, anche le imprese che si occupano della sola produzione svolgono un'attività strumentale al servizio pubblico e hanno diritto al regime fiscale di favore.
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Costruzione abusiva su terreno demaniale: la casa non è tua
Un privato cittadino ha chiesto di riconoscere la sua proprietà su alcuni terreni e sui manufatti che vi aveva costruito, ma che il Comune rivendicava come beni di uso civico. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sulla costruzione abusiva su terreno demaniale: senza un condono edilizio regolarmente ottenuto, il manufatto non può diventare di proprietà del costruttore. Per il principio di accessione, la costruzione appartiene al proprietario del suolo, in questo caso l'ente pubblico. Il ricorso del cittadino è stato quindi rigettato, confermando la proprietà pubblica sia del terreno che dell'edificio.
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Usi civici su terreni ex ademprivili: la Cassazione dà ragione ai privati
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due cittadini contro un Comune sardo in una disputa sulla proprietà di alcuni terreni. Il Comune li riteneva soggetti a uso civico, basandosi su una presunzione generale di demanialità. I cittadini, invece, ne rivendicavano la piena proprietà. La Corte ha stabilito che i giudici precedenti hanno sbagliato a non considerare la complessa e specifica legislazione storica sugli usi civici su terreni ex ademprivili in Sardegna. Questa normativa, risalente al 1865, mirava a trasformare tali terreni in proprietà privata. La sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato tenendo conto di questo percorso storico-normativo, che potrebbe aver estinto i vincoli di uso civico.
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Espropriazione Usi Civici: Invalida Senza Sdemanializzazione
Una società energetica scopre di aver acquistato da un Comune dei terreni che in realtà le appartenevano già, a seguito di un'espropriazione del 1927. Il Comune si difende sostenendo che quei terreni, gravati da usi civici, non potevano essere espropriati. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite stabilisce un principio fondamentale: l'espropriazione usi civici è illegittima se non preceduta da un apposito atto formale di 'sdemanializzazione'. I terreni di dominio collettivo sono assimilabili ai beni demaniali e non possono perdere il loro vincolo a seguito di un semplice decreto di esproprio. La loro speciale natura giuridica richiede una procedura specifica per cambiarne la destinazione, che qui mancava.
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