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Turbativa D'Asta

64 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Reato che punisce chiunque, con violenza, minaccia, doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la gara nei pubblici incanti o nelle licitazioni private per conto di pubbliche Amministrazioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Turbativa d’asta e Peculato: Cassazione annulla condanne per ex Sindaco
La Cassazione ha esaminato il caso di un ex Sindaco e della sua consorte, condannati in appello per turbativa d'asta, peculato, tentata truffa e falso. I fatti riguardavano l'alterazione di gare d'appalto a favore di una società legata alla moglie e l'appropriazione di carburante comunale. La Suprema Corte ha annullato la condanna per turbativa d'asta a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. Ha inoltre annullato la condanna per peculato, ritenendo che il fatto non sussistesse per mancanza di prove sull'uso privato del carburante. Le statuizioni civili sono rimaste ferme, mentre le condanne per tentata truffa e falso sono state confermate, con rinvio per la rideterminazione della pena.
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Sfruttamento dei lavoratori: sequestro confermato per la cooperativa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Società Cooperativa, confermando il sequestro preventivo dei suoi beni aziendali e delle quote sociali. La Società era indagata per reati di frode nelle pubbliche forniture, turbativa d'asta e, soprattutto, sfruttamento dei lavoratori (caporalato). I giudici hanno ritenuto sussistenti gli indizi di reato, chiarendo che lo stato di bisogno dei lavoratori non implica una necessità assoluta e che le condotte fraudolente erano evidenti. Il sequestro è stato giudicato legittimo e proporzionato, nonostante i tentativi della Società di dimostrare una discontinuità gestionale.
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Inammissibilità ricorso penale: turbativa d’asta e limiti della Cassazione
Un soggetto, accusato di turbativa d'asta immobiliare e di aver agito per conto di un'associazione mafiosa, era stato posto agli arresti domiciliari. Il Tribunale del Riesame ha annullato la misura cautelare, disponendo la sua liberazione per mancanza di attualità delle esigenze cautelari. Il Ricorrente ha impugnato questa decisione in Cassazione, contestando la valutazione degli indizi di colpevolezza e l'utilizzo delle intercettazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso penale, affermando che i motivi presentati miravano a una diversa interpretazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla cassa delle ammende.
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Sequestro Preventivo 231: Prescrizione non salva il profitto illecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Azienda che chiedeva la revoca di un sequestro preventivo di 24.380 euro. L'Azienda contestava il sequestro, disposto per un presunto profitto derivante da corruzione e turbativa d'asta, sostenendo che il reato di turbativa d'asta era prescritto per le persone fisiche e che il sequestro non era stato correttamente motivato secondo la normativa sulla responsabilità degli enti (D.Lgs. 231/2001). La Corte ha stabilito che la prescrizione del reato di turbativa d'asta per gli individui non impedisce di accertare il profitto legato al patto illecito di corruzione, che è il vero fondamento del sequestro preventivo 231. Il ricorso è stato respinto, e l'Azienda è stata condannata alle spese.
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Divieto di dimora e turbativa d’asta: la decisione
Il Presidente della Cooperativa ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura cautelare del divieto di dimora e turbativa d'asta a suo carico. L'indagato era accusato di associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti per condizionare gli appalti comunali di manutenzione. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle intercettazioni da captatore informatico e ha chiesto l'applicazione di mere misure interdittive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la difesa non ha provato la decisività delle intercettazioni viziate rispetto al totale delle prove. Inoltre, la misura del divieto di dimora e turbativa d'asta risulta adeguata poiché l'indagato, pur dimesso dalla carica formale, manteneva il rapporto lavorativo ed era in grado di condizionare l'ente.
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Assoluzione per Abuso d’ufficio: quando l’affidamento diretto non è reato
Un Responsabile del Servizio amministrativo di due Comuni è stato accusato di corruzione e turbativa d'asta per aver affidato appalti alla società della moglie. La Corte d'Appello ha riqualificato alcune condotte come abuso d'ufficio e ha assolto l'imputato per altre accuse, inclusa la turbativa d'asta. La Cassazione ha confermato l'assoluzione, ribadendo che non esisteva un accordo corruttivo provato e che la turbativa d'asta (art. 353-bis c.p.) non si configura negli affidamenti diretti privi di una procedura competitiva, anche informale. Il ricorso del Pubblico Ministero è stato rigettato.
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Turbativa d’asta: Prescrizione e rinvio, esiti diversi per gli imputati
La Cassazione ha esaminato il caso di alcuni soggetti condannati per associazione a delinquere e turbativa d'asta in appalti pubblici. Gli imputati avevano alterato diverse gare tramite un cartello di imprese e offerte concordate. La Corte ha annullato senza rinvio le condanne per associazione a delinquere e turbativa d'asta per tre dei ricorrenti (Il Lavoratore e Gli Amministratori) a causa dell'intervenuta prescrizione dei reati. Per il quarto ricorrente (L'Imprenditore), la condanna per associazione a delinquere è stata annullata con rinvio per difetto di motivazione, mentre la sua responsabilità per la turbativa d'asta è stata confermata. La decisione evidenzia l'importanza del rispetto dei tempi processuali.
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Arresti Domiciliari Revocati: L’Inammissibilità Ricorso Penale per Rinuncia
Un Lavoratore, sottoposto agli arresti domiciliari per reati di turbativa d'asta, ha presentato ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura cautelare. Successivamente, il Giudice per le indagini preliminari ha revocato gli arresti domiciliari. A seguito di questa revoca, l'Avvocato del Lavoratore ha rinunciato al ricorso in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, poiché il Lavoratore non aveva più un interesse concreto e attuale a ottenere una decisione, essendo già stata revocata la misura cautelare. Questa decisione sottolinea l'importanza dell'interesse a ricorrere.
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Turbativa d’asta: l’accordo sfumato resta solo un tentativo
L'Imputato era stato condannato per il reato di turbativa d'asta per aver offerto diecimila euro a un concorrente affinché non effettuasse rilanci durante una vendita giudiziaria. Mentre il Tribunale aveva qualificato il fatto come semplice tentativo, la Corte d'Appello lo aveva ritenuto un reato consumato, basandosi su una registrazione parziale di un colloquio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, evidenziando che i giudici d'appello hanno frammentato il contenuto della registrazione e ignorato le dichiarazioni del concorrente, il quale aveva affermato di non aver rilanciato solo per mancanza di risorse finanziarie. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza, disponendo un nuovo giudizio.
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Custodia cautelare in carcere: l’età non salva il boss in fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per una donna ultrasettantenne accusata di associazione mafiosa, ricettazione, turbativa d'asta ed estorsione. La difesa contestava la misura cautelare evidenziando l'età avanzata dell'indagata e una precedente archiviazione per fatti simili. I giudici hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'archiviazione non impedisce nuove indagini su condotte successive e che l'età non esclude la prigione in presenza di un eccezionale pericolo di fuga (la donna era stata fermata in aeroporto con un biglietto di sola andata per la Spagna) e di inquinamento delle prove. La decisione ribadisce la legittimità della custodia cautelare in carcere per i vertici dei clan.
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Scaduto il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione
Il Tribunale di Venezia confermava l'applicazione della misura cautelare del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione per cinque mesi a carico del Rappresentante Legale di un'azienda, accusato di turbativa d'asta e subappalto non autorizzato. L'imputato proponeva ricorso per cassazione contestando la sussistenza dei reati e delle esigenze cautelari. Nelle more del giudizio di legittimità, tuttavia, la misura interdittiva giungeva a naturale scadenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. I giudici hanno chiarito che la cessazione della misura fa venir meno l'interesse concreto a impugnare il provvedimento, non potendo tale interesse basarsi su generiche conseguenze amministrative o sulla riparazione per ingiusta detenzione, inapplicabile alle misure interdittive.
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Turbativa d’asta: il messaggero del clan resta ai domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto agli arresti domiciliari. L'uomo era accusato di concorso in turbativa d'asta, con l'aggravante di aver agevolato un'associazione mafiosa. Secondo l'accusa, l'indagato avrebbe agito come messaggero per conto di un boss locale, intimando a un concorrente di non partecipare a una gara pubblica. La difesa sosteneva l'assenza di prove e una diversa interpretazione delle intercettazioni telefoniche. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, confermando la solidità del quadro indiziario e la correttezza della misura cautelare applicata. Di conseguenza, l'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Turbativa d’asta: il patto segreto che costa caro ai complici
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni nei confronti di un allevatore e di una società immobiliare per aver orchestrato una turbativa d'asta. I due soggetti avevano stipulato un accordo segreto per sfruttare un diritto di prelazione convenzionale, alterando la regolare gara pubblica indetta da un istituto religioso per la vendita di un complesso immobiliare. Il comportamento collusivo ha impedito il rialzo del prezzo di vendita, causando un danno patrimoniale stimato equitativamente in 160.000 euro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'allevatore, escludendo la responsabilità del suo legale e sanzionando il ricorrente per abuso del processo con un'ulteriore condanna pecuniaria.
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Turbativa d’asta: la prescrizione non salva dal risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di tre soggetti coinvolti in un sistema di accordi collusivi per l'affidamento dei servizi di igiene urbana in due Comuni. Tra i ricorrenti figurano il Presidente e un membro della commissione giudicatrice, accusati di aver favorito una specifica ditta, e il legale rappresentante di un'altra società che aveva fornito i requisiti tramite avvalimento. Nonostante la dichiarazione di prescrizione per i reati penali di turbativa d'asta, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando le statuizioni civili e la condanna al risarcimento dei danni in favore delle amministrazioni comunali. La decisione ribadisce che la turbativa d'asta è un reato di pericolo, per il quale non occorre la prova di un danno economico effettivo, ma basta l'alterazione della regolarità della gara.
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Misure cautelari personali: l’asta è chiusa ma il pericolo resta
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure cautelari personali, nello specifico l'obbligo di firma, nei confronti di un'indagata per turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso. La difesa chiedeva la revoca della misura sostenendo che, essendo l'asta immobiliare ormai conclusa ed essendo l'indagata incensurata, non vi fosse più il pericolo di commettere altri reati. I giudici hanno respinto il ricorso, evidenziando che la condotta faceva parte di un piano criminale più ampio per riacquistare i beni di famiglia. Inoltre, la presenza dell'aggravante mafiosa fa scattare una presunzione di pericolosità che l'indagata non è riuscita a smentire. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Amministratore di fatto: arresti confermati pur con prestanome
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un soggetto ritenuto l'amministratore di fatto di una società di costruzioni. L'indagato era accusato di aver indotto in errore i pubblici funzionari presentando documenti falsi per ottenere la certificazione SOA, necessaria per aggiudicarsi appalti pubblici. La difesa contestava la qualifica di amministratore di fatto all'epoca dei fatti e l'adeguatezza della misura cautelare. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'effettivo controllo della società emergeva da precise prove investigative, come la gestione dei conti correnti tramite un prestanome. La Cassazione ha ritenuto proporzionati gli arresti domiciliari per il rischio di reiterazione dei reati.
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Corruzione in atti giudiziari: confermato lo stop all’avvocato
Un avvocato, accusato di corruzione in atti giudiziari per aver versato cinquemila euro a un giudice d'appello al fine di ottenere l'assoluzione di un cliente, è stato colpito dalla misura interdittiva della professione forense per un anno. Il Giudice delle indagini preliminari aveva inizialmente revocato la misura a causa di una diversa interpretazione di alcune intercettazioni telefoniche. Tuttavia, il Tribunale del riesame ha ripristinato il provvedimento, ritenendo concreto e attuale il pericolo di reiterazione del reato, anche alla luce di un'altra indagine per turbativa d'asta legata al ruolo di Sindaco svolto dall'indagato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'avvocato, confermando la validità della misura cautelare e condannandolo al pagamento delle spese processuali.
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Associazione di tipo mafioso: tra condanne e sconti di pena
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi relativi a una complessa indagine su un'articolazione di Cosa Nostra a Messina. I giudici hanno confermato l'esistenza di un'associazione di tipo mafioso dedita all'infiltrazione nel settore farmaceutico e alle corse clandestine di cavalli. La Corte ha rigettato i ricorsi di un funzionario comunale per turbativa d'asta e di un dirigente per concorso esterno. Ha invece annullato con rinvio l'assoluzione di un presunto esponente del clan e le condanne per traffico di influenze illecite a causa di un errore nell'applicazione della legge penale. Infine, ha rideterminato al ribasso le pene per tre imputati, accogliendo i ricorsi sul divieto di peggioramento del trattamento sanzionatorio in appello.
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Turbativa d’asta: condannato chi trucca i requisiti dell’appalto
Un imprenditore è stato condannato per falso, truffa aggravata e turbativa d'asta per aver falsificato un Certificato di Esecuzione Lavori (CEL). Il documento falso serviva a ottenere un'attestazione SOA favorevole, indispensabile per aggiudicarsi un appalto di manutenzione presso un'azienda ospedaliera. La difesa sosteneva che la falsificazione fosse opera di un dipendente e che i lavori fossero stati comunque eseguiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'imprenditore era l'unico ad avere interesse nella falsificazione, poiché i lavori erano stati in realtà eseguiti da un consorzio e non dalla sua sola ditta. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva, con obbligo di risarcire le spese legali alla parte civile e pagare una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Asta giudiziaria e violenza: quando scatta la tentata estorsione
I Debitori, dopo aver perso la propria casa all'asta giudiziaria, hanno aggredito e minacciato L'Aggiudicatario per costringerlo a non pagare il saldo del prezzo e a rinunciare all'acquisto. La difesa sosteneva che si trattasse di semplice violenza privata, escludendo la tentata estorsione a causa dell'impulsività del gesto e di una pretestuosa offerta di riacquisto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei Debitori, confermando la condanna per tentata estorsione e turbativa d'asta. I giudici hanno chiarito che l'impulsività non esclude il dolo specifico e che impedire il completamento di un'aggiudicazione già avvenuta configura un danno patrimoniale concreto per la vittima, integrando pienamente il reato contestato.
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