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Tribunale Del Riesame — Anno 2023

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358 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Tribunale Del Riesame

Provvedimenti

Sequestro preventivo: nullo se manca il pericolo di dispersione
Il Tribunale di Cosenza confermava il sequestro preventivo di circa 9.500 euro a carico della Titolare della Farmacia, indagata per truffa. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'assoluta mancanza di motivazione sul pericolo nel ritardo, evidenziando che l'elevato fatturato annuo della farmacia escludeva qualsiasi rischio di dispersione di una somma così modesta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto richiede una specifica motivazione sul pericolo di dispersione del bene durante il processo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento di sequestro, rinviando la decisione al Tribunale di Cosenza per un nuovo esame.
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Incompatibilità con il regime carcerario: salute contro rigore
Un indagato per porto abusivo d'armi aggravato da finalità mafiose ha contestato la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l'incompatibilità con il regime carcerario a causa di gravi disturbi psichici, richiedendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il Tribunale del Riesame non può accertare direttamente lo stato di salute se vi è già una perizia in corso o se esistono procedure specifiche per la revoca o modifica della misura (come previsto dall'articolo 299 del codice di procedura penale). Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: niente spese se tempestiva
Il Tribunale di Milano confermava l'aggravamento della misura cautelare per l'Imputato. Quest'ultimo proponeva ricorso per cassazione ma, due giorni dopo il deposito, presentava formale dichiarazione di rinuncia presso lo stesso Tribunale del riesame. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso a causa della sopravvenuta rinuncia al ricorso per cassazione. Tuttavia, data la quasi totale contemporaneità tra la presentazione del ricorso e la sua rinuncia, avvenuta prima della trasmissione degli atti alla Suprema Corte, i giudici hanno escluso la condanna dell'Imputato al pagamento delle spese processuali.
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Termini per il ricorso in Cassazione: il ritardo blocca la difesa
Due indagati, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, ricevevano la conferma della custodia cautelare in carcere dal Tribunale del Riesame. Il loro difensore presentava ricorso, ma l'atto perveniva alla cancelleria competente oltre i limiti previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi per il mancato rispetto dei Termini per il ricorso in Cassazione. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione deve giungere tempestivamente all'ufficio corretto, ponendo a carico del ricorrente il rischio di ritardi dovuti alla consegna presso uffici diversi. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Gravi indizi di colpevolezza: nullo il carcere senza prove certe
Il Tribunale del Riesame di Catania aveva confermato la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato per associazione mafiosa. L'indagato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la carenza di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che i giudici del riesame si erano basati in modo acritico sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e su intercettazioni prive di un reale riscontro individualizzante e di un'autonoma valutazione logica. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, rinviando gli atti al Tribunale di Catania per un nuovo esame che valuti correttamente i presupposti cautelari.
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Custodia cautelare in carcere: quando gli atti omessi non liberano
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di cocaina tra Calabria e Sicilia. La difesa contestava l'inutilizzabilità delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, poiché il Pubblico Ministero non aveva trasmesso i verbali integrali al Tribunale del Riesame. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'omessa trasmissione di atti non essenziali non invalida la misura cautelare se gli elementi forniti sono comunque rappresentativi e idonei a garantire la difesa. I giudici hanno ritenuto legittima la custodia cautelare in carcere in base ai gravi indizi di colpevolezza (intercettazioni e video) e alla pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali specifici per armi e tentato omicidio.
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Agevolazione mafiosa: carcere confermato per l’aiuto al latitante
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di favoreggiamento personale. L'indagato aveva aiutato un esponente di spicco della criminalità organizzata a gestire la propria latitanza dopo l'evasione dagli arresti domiciliari. In particolare, gli procurava veicoli puliti, schede telefoniche e generi di prima necessità, facilitando i contatti con la famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, confermando la sussistenza della gravissima circostanza dell'agevolazione mafiosa. I giudici hanno chiarito che l'aiuto concreto fornito a un latitante di vertice rafforza l'intero sodalizio criminale, giustificando la massima misura cautelare.
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Trasmissione degli atti al Riesame: video omesso ma misura valida
Il caso riguarda una donna indagata per aver ceduto droga al marito detenuto in carcere. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare dell'obbligo di firma. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata trasmissione del video di sorveglianza del carcere, ritenendo che ciò dovesse causare l'inefficacia della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la mancata trasmissione degli atti al Riesame determina l'inefficacia solo se tali atti sono decisivi per la decisione. Nel caso specifico, il giudice si era basato anche sul verbale degli agenti di polizia penitenziaria, non contestato dalla difesa. Pertanto, la trasmissione degli atti al Riesame era completa degli elementi essenziali e la misura resta valida.
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Impugnazione cautelare tardiva: il ritardo che conferma il carcere
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per L'Indagato. Il difensore proponeva ricorso per cassazione, ma l'atto giungeva alla cancelleria competente oltre i termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per impugnazione cautelare tardiva, ribadendo che il deposito presso un ufficio diverso da quello competente grava interamente sul ricorrente. L'Indagato perde la causa e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Riesame della misura cautelare: motivazione breve ma valida
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza del Tribunale del Riesame di Genova, che confermava la custodia in carcere per traffico internazionale di cocaina. La difesa contestava la mancanza di motivazione del provvedimento originario del G.I.P., ritenendo illegittimo l'intervento suppletivo del Tribunale. La Suprema Corte ha chiarito che, in sede di riesame della misura cautelare, il giudice può integrare le insufficienze motivazionali dell'ordinanza genetica, purché questa non sia totalmente priva di motivazione o presenti una motivazione solo apparente. Nel caso specifico, il primo giudice aveva sinteticamente ma validamente delineato il ruolo logistico dell'indagato nell'importazione della droga dal Brasile, rendendo legittima l'integrazione operata in secondo grado. L'indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Gravi indizi di colpevolezza: tra affetto filiale e clan
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Figlio contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa ed estorsione. La difesa sosteneva l'estraneità del ricorrente, descrivendo il suo ruolo come occasionale e limitato a un favore personale verso Il Padre. La Suprema Corte ha ribadito che il controllo di legittimità non può tradursi in una nuova valutazione dei fatti, ma deve limitarsi alla coerenza logica della motivazione. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno fornito una motivazione solida, basata su intercettazioni e dichiarazioni della vittima, che dimostrano la piena consapevolezza e la partecipazione attiva del ricorrente nella riscossione delle estorsioni per conto del clan. Di conseguenza, sussistono i gravi indizi di colpevolezza necessari per confermare la misura cautelare.
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Deposito del ricorso per Cassazione: l’errore che costa la causa
Due indagati per reati edilizi e falso hanno impugnato un provvedimento del Tribunale del Riesame. Tuttavia, la difesa ha effettuato il deposito del ricorso per Cassazione presso la cancelleria del Giudice di Pace anziché presso quella del tribunale che ha emesso l'atto. L'atto è pervenuto all'ufficio competente solo dopo la scadenza dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, ribadendo che il rischio della trasmissione tardiva grava interamente sulla parte che deposita l'atto presso un ufficio incompetente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Riciclaggio di auto rubate: il garage privato costa il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di concorso nel riciclaggio di auto rubate. L'indagato custodiva nel proprio garage un veicolo con il numero di telaio abraso e targhe intestate al fratello, risultato rubato mesi prima. La difesa ha contestato la gravità degli indizi e la regolarità degli accertamenti tecnici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché generico e privo di un reale confronto con le motivazioni del Tribunale del Riesame. I giudici hanno ribadito che la valutazione dei gravi indizi spetta al giudice di merito e che la motivazione del provvedimento cautelare era logica e coerente. L'indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Gravità indiziaria: nullo il carcere se si ignora la difesa
Il Tribunale del Riesame aveva confermato la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di furti, rapina e lesioni personali. La difesa aveva contestato la sussistenza della gravità indiziaria per i reati di rapina e lesioni, sostenendo che l'accusa si basasse solo sulla presunzione che gli autori del furto fossero gli stessi della rapina. Nonostante la presentazione di una memoria difensiva, il Tribunale del Riesame aveva omesso di motivare su questo punto specifico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando la violazione dell'obbligo di motivazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova valutazione della gravità indiziaria.
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Sequestro preventivo: la Cassazione frena i blocchi automatici
Il Tribunale del Riesame aveva confermato il sequestro preventivo di oltre trentatremila euro a carico dell'Indagato, accusato di truffa aggravata. L'Indagato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando la totale mancanza di motivazione sul periculum in mora, ossia sul rischio effettivo di dispersione del denaro prima della fine del processo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non può essere automatico. Il giudice deve sempre spiegare in modo concreto perché sia urgente bloccare il bene, anche se la confisca finale è obbligatoria. La Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Custodia cautelare in carcere: giù dal tetto ma resta la cella
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per furto, ricettazione e resistenza a pubblico ufficiale. Durante la fuga, L'Indagato si era procurato gravi fratture lanciandosi da un tetto. La difesa sosteneva che le precarie condizioni di salute escludessero la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che la questione della salute non era stata sollevata correttamente davanti al Tribunale del Riesame per contestare le esigenze cautelari. Inoltre, il ricorso è stato ritenuto generico, poiché le lesioni fisiche non annullano la spiccata pericolosità sociale del soggetto, dimostrata proprio dal gesto estremo di gettarsi dal tetto pur di sfuggire all'arresto.
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Monopattino e concorso in tentato omicidio: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un uomo accusato di concorso in tentato omicidio. L'indagato aveva svolto il ruolo di vedetta per i cugini, esecutori materiali di una sparatoria a Milano. Muovendosi a bordo di un monopattino, l'uomo aveva verificato la presenza della vittima in un locale e poi coperto la fuga dei complici. La difesa sosteneva la casualita della sua presenza sul posto. I giudici hanno rigettato il ricorso, stabilendo che i gravi indizi di colpevolezza raccolti tramite filmati, tabulati telefonici e comportamenti successivi giustificano pienamente la misura cautelare. La Cassazione ha ribadito che in questa fase non serve la certezza assoluta della colpevolezza, ma basta una qualificata probabilita di responsabilita.
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Rompe con lo Zio Boss: annullata la custodia cautelare in carcere
Un uomo finisce in carcere preventivo con l'accusa di appartenere a un'associazione mafiosa capeggiata da suo zio. Le prove principali derivano da intercettazioni in cui ammette di aver commesso reati per conto del parente. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato l'ordinanza di custodia. Il motivo risiede nella mancanza di una adeguata valutazione sulla **attualità delle esigenze cautelari**. I giudici hanno stabilito che il Tribunale del riesame ha ignorato sia il notevole tempo trascorso dai fatti, sia la volontà dell'indagato, emersa dalle stesse intercettazioni, di interrompere ogni rapporto con lo zio. La vicenda è stata quindi rinviata a un nuovo giudice per una valutazione più approfondita.
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Associazione Mafiosa: Amicizia con boss non basta per l’arresto
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per un indagato accusato di partecipazione ad associazione mafiosa. Secondo i giudici, la semplice frequentazione di noti affiliati a un clan, l'essere presente durante conversazioni intercettate (senza parteciparvi) e la pubblicazione di una foto sui social non sono prove sufficienti. Per configurare il reato, non basta un rapporto di amicizia o una generica disponibilità, ma è necessario dimostrare un inserimento stabile e un contributo concreto e funzionale alla vita e al rafforzamento del gruppo criminale. La Corte ha stabilito che gli indizi raccolti erano troppo deboli per giustificare una misura così grave come il carcere.
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Pericolo di recidiva: arresti domiciliari negati in contesto familiare
La Corte di Cassazione ha negato la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari a un imputato per tentato omicidio, avvenuto in un contesto familiare. La decisione si fonda su un'attenta valutazione del pericolo di recidiva. Secondo i giudici, collocare l'imputato in un ambiente domestico analogo a quello del delitto non è una misura adeguata a contenere la sua pericolosità, data la sua incapacità di autocontrollo. La sentenza chiarisce che il pericolo di recidiva arresti domiciliari è considerato 'attuale' anche quando non esiste un'opportunità immediata di commettere nuovi reati, basandosi su una valutazione complessiva della personalità del soggetto e del contesto.
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