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Trattamento Di Fine Rapporto (Tfr)

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81 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Trattamento di fine rapporto: negato ai vigili del fuoco volontari
Alcuni Vigili del Fuoco Volontari hanno richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i periodi di servizio temporaneo prestati. La Corte d'Appello aveva accolto la loro domanda, equiparando l'attività a un rapporto di lavoro subordinato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Ministero dell'interno, stabilendo che il legame tra l'amministrazione e i vigili del fuoco volontari costituisce un mero rapporto di servizio e non un rapporto di impiego. Di conseguenza, non spetta loro il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge speciale prevede per questa categoria solo specifiche indennità economiche, escludendo il TFR.
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Estorsione aggravata: firma del TFR o perdita del lavoro
Un professionista e i datori di lavoro hanno costretto una dipendente a firmare false ricevute di pagamento del TFR, mai realmente corrisposto, minacciandola di non assumerla nella nuova società del gruppo. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale del professionista per il reato di estorsione aggravata, avendo egli ideato il piano e predisposto i documenti. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente all'aggravante delle più persone riunite, poiché il professionista non era fisicamente presente al momento della minaccia. La sentenza è stata annullata con rinvio solo per la rideterminazione della pena.
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Obbligo iscrizione Gestione separata: da dipendente ad autonomo
Il Lavoratore ha contestato la richiesta dell'Ente Previdenziale di pagare i contributi previdenziali per gli anni 2010 e 2012. La Corte d'Appello ha stabilito che, mentre fino al 31 maggio 2010 esisteva un rapporto di lavoro subordinato con l'Azienda, dopo tale data il rapporto è proseguito come collaborazione autonoma. Questa conclusione si basa sulla liquidazione del TFR, sulla dichiarazione dei redditi del Lavoratore e sulla comunicazione aziendale di fine consulenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando l'obbligo iscrizione Gestione separata per il periodo successivo alla cessazione del rapporto subordinato. Il Lavoratore perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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TFR Vigili del Fuoco Volontari: la Cassazione nega il diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto tra i vigili del fuoco volontari e l'Amministrazione non è un rapporto di lavoro subordinato, ma un 'rapporto di servizio' funzionale. Di conseguenza, ha negato il diritto al Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un Vigile Volontario aveva ottenuto il pagamento del TFR nei primi gradi di giudizio, ma il Ministero dell'Interno ha fatto ricorso. La Cassazione ha accolto il ricorso del Ministero, chiarendo che la legge esclude esplicitamente la qualifica di 'rapporto di impiego' per i volontari. La sentenza sancisce un principio importante sul TFR per i vigili del fuoco volontari, negandolo in quanto non sono dipendenti pubblici.
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TFR Vigili del Fuoco Volontari: Servizio Sì, Lavoro No
La Corte di Cassazione ha stabilito che il rapporto tra i vigili del fuoco volontari e l'Amministrazione non è un rapporto di lavoro subordinato, ma un 'rapporto di servizio' onorario. Di conseguenza, viene escluso il diritto al Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Un Vigile Volontario aveva richiesto il pagamento del TFR per gli anni di servizio prestati, ma la sua domanda è stata definitivamente respinta. La Corte ha chiarito che la legge elenca tassativamente i compensi spettanti ai volontari, e tra questi non rientra il TFR. La sentenza nega quindi il TFR vigili del fuoco volontari, distinguendo nettamente la loro posizione da quella del personale di ruolo.
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Legge straniera e lavoro in Italia: addio al TFR per la Cassazione
Una lavoratrice, assunta in Croazia da un ente pubblico croato per lavorare nella sede di Roma, ha chiesto il riconoscimento di TFR e tredicesima mensilità secondo la legge italiana. Il suo contratto, però, prevedeva l'applicazione della legge croata. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che la scelta delle parti sulla legge applicabile al contratto di lavoro è valida. L'esclusione di istituti come il TFR non viola automaticamente l'ordine pubblico italiano, soprattutto se il lavoratore non dimostra che la legge straniera scelta non offre tutele simili o equivalenti. La volontà delle parti prevale, a meno che non si ledano i principi fondamentali dell'ordinamento.
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Valore probatorio Certificazione Unica: non basta a provare il TFR
Una lavoratrice si oppone al mancato pagamento del TFR da parte della sua ex azienda, ormai fallita. Il Tribunale aveva negato il credito basandosi sulla Certificazione Unica (CU) prodotta dall'azienda, che indicava il TFR come già pagato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che il valore probatorio della Certificazione Unica è insufficiente. Essendo un documento unilaterale del datore di lavoro, non può provare il pagamento senza una quietanza firmata dalla lavoratrice. La Corte ha quindi accolto il ricorso della dipendente, affermando che l'onere di provare l'avvenuto pagamento spetta sempre al datore di lavoro.
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Opposizione a cartella esattoriale: l’onere della prova
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'azienda agricola contro una cartella esattoriale dell'INPS per contributi omessi. La sentenza chiarisce che nell'opposizione a cartella esattoriale, l'onere di provare il diritto a sgravi contributivi spetta al datore di lavoro. Inoltre, un verbale ispettivo dell'ente previdenziale è un atto idoneo a interrompere la prescrizione del credito.
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Lavori socialmente utili: no a stipendio da dipendente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che i lavori socialmente utili non configurano un rapporto di lavoro subordinato. Di conseguenza, il lavoratore non ha diritto alle tipiche voci retributive dei dipendenti, come la tredicesima mensilità, le ferie non godute e il TFR. La Corte ha chiarito che tale rapporto ha una natura assistenziale e speciale, e l'eventuale importo integrativo corrisposto dall'ente utilizzatore non ha carattere di retribuzione, ma di sussidio.
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Pignorabilità pensione: limiti sequestro sul conto
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla pignorabilità della pensione una volta che le somme sono accreditate sul conto corrente. La sentenza chiarisce che il sequestro preventivo è legittimo per la parte eccedente il triplo dell'assegno sociale per le giacenze preesistenti, confermando che l'accredito in conto non rende i fondi totalmente impignorabili, ma li sottopone a specifici limiti di legge.
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Fondo Garanzia TFR: no pagamento in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia TFR non è tenuto a intervenire per il pagamento del Trattamento di Fine Rapporto maturato presso un'azienda cedente, poi fallita, se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue senza interruzioni con l'azienda acquirente. La decisione chiarisce che il credito per il TFR non è ancora esigibile e che gli accordi privati di esclusione della solidarietà tra le aziende non vincolano l'INPS. Il caso riguardava un lavoratore che, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore originario, aveva richiesto l'intervento del Fondo.
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Fondo di Garanzia INPS: accesso senza insinuazione
Un lavoratore si è visto negare l'accesso al Fondo di Garanzia INPS per il pagamento del TFR e delle ultime retribuzioni perché non aveva presentato domanda di insinuazione nel fallimento del suo ex datore di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale adempimento è un presupposto indispensabile per ottenere l'intervento del Fondo, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Esenzione Irpef vittime terrorismo: spetta su tutto il TFR
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24/2026, ha chiarito l'ambito di applicazione dell'esenzione Irpef per le vittime del terrorismo e i loro superstiti. Il caso riguardava un genitore superstite a cui l'Agenzia delle Entrate aveva limitato l'esenzione sulla buonuscita alla sola quota derivante dall'aumento figurativo di dieci anni di contributi. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'esenzione Irpef vittime terrorismo copre l'intera prestazione, sia essa pensione o trattamento di fine rapporto, e non solo la parte incrementale.
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Indennità estero nel TFR: quando è legittima?
Una società in amministrazione straordinaria ha impugnato una decisione che includeva l'indennità estero e un compenso forfettario nel TFR di un dipendente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che ogni compenso non occasionale e non a titolo di rimborso spese, come l'indennità estero erogata con continuità, deve essere computato nel TFR, salvo espressa esclusione da parte dei contratti collettivi. Anche il compenso forfettario, se corrisposto regolarmente, assume natura di superminimo e rientra nella retribuzione.
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Fondo Garanzia TFR: pignoramento negativo è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può accedere al Fondo Garanzia TFR gestito dall'Istituto Previdenziale quando il pignoramento mobiliare nei confronti del datore di lavoro insolvente ha esito negativo. Non è necessario avviare preventivamente una procedura di fallimento, poiché la prova dell'insolvenza può essere fornita dall'infruttuosa esecuzione forzata e la non assoggettabilità a procedure concorsuali può essere valutata incidentalmente dal giudice del lavoro.
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Calcolo TFR: anche le voci non continuative contano
Un lavoratore ha citato in giudizio il proprio datore di lavoro, una società di gestione infrastrutturale, per includere diverse voci retributive variabili nel calcolo del suo Trattamento di Fine Rapporto (TFR). La Corte d'Appello aveva escluso tali voci, ritenendole non continuative. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che per un corretto calcolo TFR il criterio determinante non è la continuità, ma la natura "non occasionale" della retribuzione. Se un compenso, anche variabile, costituisce un corrispettivo ricorrente per la prestazione lavorativa e non deriva da eventi imprevedibili, deve essere computato nella base di calcolo del TFR, a meno che il contratto collettivo non lo escluda in modo esplicito e inequivocabile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Fondo di garanzia: no ultime mensilità se troppo lontane
Un lavoratore ha richiesto l'intervento del fondo di garanzia per TFR e ultime tre mensilità a seguito della liquidazione giudiziale del datore di lavoro. Il Tribunale ha accolto la domanda per il TFR (pagato in corso di causa) ma ha respinto quella per le retribuzioni, poiché maturate in un periodo che non rientrava nei dodici mesi precedenti l'apertura della procedura concorsuale, come richiesto dalla legge.
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Calcolo TFR: MBO inclusi anche se incerti
Un lavoratore ha ottenuto l'inclusione dei bonus MBO (Management by Objective) nel suo calcolo TFR. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che i pagamenti erogati per diversi anni consecutivi, anche se legati a obiettivi aziendali incerti, non hanno natura 'occasionale' e devono quindi essere computati nella base di calcolo del trattamento di fine rapporto.
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Rinuncia TFR: la Cassazione chiarisce gli accordi
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al TFR da parte di un lavoratore deve essere esplicita e non può essere desunta da un accordo transattivo generico, specialmente se lo stesso accordo contiene clausole che fanno salvo tale diritto. In un caso riguardante una dirigente e un'azienda municipalizzata, la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso dell'azienda. È stato inoltre ribadito che le buste paga non firmate non costituiscono prova del pagamento di anticipi sul TFR, confermando l'onere della prova a carico del datore di lavoro. La sentenza sottolinea che l'interpretazione degli accordi è di competenza del giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se la motivazione è logica e coerente.
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Domanda giudiziale TFR: come formularla bene
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR maturato in un rapporto di lavoro proseguito con due diversi datori di lavoro. La Corte ha chiarito che se la richiesta di TFR è inserita in un'unica domanda giudiziale fondata esclusivamente sull'applicazione di un diverso contratto collettivo, il rigetto di tale presupposto travolge anche la pretesa sul TFR. La sentenza sottolinea l'importanza di formulare domande distinte e autonome per evitare il rigetto dell'intera pretesa.
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