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Tolleranza

34 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La tolleranza è la perdita di risposta ad un farmaco. Considerando la curva di un grafico dose-risposta alla somministrazione di un farmaco, all'aumentare della dose di farmaco, aumenta l'effetto; con l'uso ripetuto la curva si sposta verso destra (tolleranza) ed è quindi richiesta una dose maggiore per produrre lo stesso effetto precedentemente ottenuto alla dose inferiore. Esistono molte forme di tolleranza che si basano su molteplici meccanismi. La tolleranza può essere selettiva e svilupparsi ad alcuni effetti di un farmaco molto più rapidamente rispetto ad altri. Per esempio, la tolleranza all'euforia prodotta da oppioidi quali l'eroina si sviluppa rapidamente, mentre la tolleranza agli effetti su funzioni vitali, quali la respirazione e la pressione arteriosa si sviluppa più lentamente. Quindi un tossicodipendente tende ad aumentare la dose per mantenere la funzione euforizzante, ma va così incontro a blocco respiratorio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Reintegrazione del possesso: la tutela del passaggio
Il Tribunale ha confermato un provvedimento di reintegrazione del possesso a favore di una cittadina a cui era stato impedito l'accesso alla propria abitazione tramite una strada privata. I vicini avevano installato una catena e automatizzato una sbarra preesistente. Il Collegio ha stabilito che l'uso pacifico e continuativo del transito costituisce possesso tutelabile per legge, ordinando la rimozione degli ostacoli.
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Usucapione immobiliare: la prova del possesso
Il Tribunale di Roma ha respinto una richiesta di usucapione immobiliare relativa a un terreno agricolo. Nonostante l'attrice avesse recintato e coltivato il fondo, il giudice ha ritenuto insufficienti le prove di un possesso esclusivo. La presenza di rapporti di parentela con il proprietario ha fatto presumere una situazione di tolleranza, aggravata dalla prova che gli eredi del proprietario continuavano a gestire i raccolti.
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Usucapione tra parenti: serve l’interversione del possesso
Un erede ha chiesto la liberazione di un appartamento ereditato dal padre, occupato dal fratello di quest'ultimo. L'occupante ha resistito sostenendo di aver acquistato l'immobile per usucapione e chiedendo la restituzione di un vecchio prestito. I giudici di merito hanno rigettato le sue richieste, rilevando che l'occupazione iniziale era avvenuta per tolleranza familiare e che i lavori di ristrutturazione eseguiti non costituivano un'idonea interversione del possesso. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che l'uso prolungato di un immobile tra parenti stretti non si trasforma in possesso utile per l'usucapione senza un atto di opposizione esplicito contro il proprietario. Vince l'erede, che ottiene la restituzione del bene e il rimborso delle spese legali.
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Usucapione tra familiari: la figlia perde la casa della madre
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva l'usucapione tra familiari di un immobile di proprietà della madre. La figlia sosteneva di aver posseduto la casa per oltre venti anni. Durante la causa, la madre ha venduto l'immobile a una società terza e, successivamente, ha confessato in giudizio di riconoscere il diritto della figlia. I giudici hanno stabilito che la confessione della madre non ha valore vincolante poiché effettuata dopo la vendita del bene. Inoltre, nei rapporti di stretta parentela opera la presunzione di tolleranza. Di conseguenza, l'uso dell'immobile da parte della figlia costituisce semplice detenzione e non possesso utile all'usucapione, in mancanza di prove evidenti di un atto di opposizione al proprietario. La figlia perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Clausola risolutiva espressa: la tolleranza non salva il ritardo
Il Consorzio Committente si opponeva al pagamento delle prestazioni di un Professionista per gravi ritardi, invocando la clausola risolutiva espressa prevista nel contratto. La Corte d'appello aveva ritenuto che la tolleranza iniziale del ritardo escludesse la gravità dell'inadempimento e che i minimi tariffari fossero inderogabili. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la tolleranza non cancella la clausola risolutiva espressa e che il giudice non può valutare la gravità dell'inadempimento se le parti l'hanno già predeterminata. Inoltre, per le opere pubbliche, i minimi tariffari dei professionisti sono derogabili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Servitù di passaggio: chi paga se il vicino è innocente?
Un proprietario ha bloccato con opere in muratura una storica servitù di passaggio esercitata da un vicino sul suo terreno agricolo. Il vicino ha avviato un'azione di reintegra nel possesso. Nel processo è stato coinvolto anche il fratello del proprietario, titolare di un terreno confinante, ritenuto inizialmente un partecipante necessario al giudizio. La Corte di Cassazione ha chiarito che il proprietario del fondo vicino non è un partecipante necessario se non ha commesso materialmente lo spoglio. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso del fratello per l'ingiusta decisione del giudice d'appello di dividere le spese legali senza fornire alcuna motivazione, nonostante la sua totale estraneità ai fatti. L'ostruttore materiale è stato condannato al ripristino dei luoghi e al pagamento delle spese.
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Usucapione tra familiari: perché gestire la casa non basta
Un uomo ha chiesto l'accertamento dell'usucapione tra familiari su un immobile ereditato, sostenendo di averlo gestito in via esclusiva, affittandolo e incassandone i canoni. Il fratello coerede si è opposto, chiedendo la restituzione delle somme percepite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Suprema Corte ha stabilito che i rapporti di stretta parentela fanno presumere la semplice tolleranza dei proprietari, escludendo il possesso utile a usucapire. Inoltre, la madre dei due fratelli aveva ottenuto una sentenza di rivendicazione dell'immobile pochi anni prima del decesso, dimostrando la volontà di mantenere la proprietà del bene. Di conseguenza, l'uomo non ha acquistato la proprietà e deve restituire i canoni percepiti.
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Usucapione di immobile: la parentela blocca il possesso
La Parrocchia ha richiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di immobile di un fabbricato utilizzato per decenni per il catechismo. L'immobile apparteneva a un privato, il cui fratello era stato il parroco della stessa Parrocchia per oltre trent'anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Parrocchia, confermando che l'uso prolungato del bene era frutto di mera tolleranza familiare tra fratelli e non di un possesso utile a usucapire. La stretta parentela giustifica infatti la tolleranza anche per lunghissimi periodi, escludendo l'animus possidendi (l'intenzione di possedere come proprietario) necessario. Di conseguenza, la Parrocchia perde la causa e viene condannata a pagare le spese legali.
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Acquisto per usucapione: coltivare un terreno non basta
Un gruppo di cittadini, definiti come I Coltivatori, ha richiesto l'accertamento dell'acquisto per usucapione di un terreno che sostenevano di aver coltivato e diviso in lotti per oltre vent'anni. I Proprietari del terreno si sono opposti, sostenendo che si trattasse di semplici sconfinamenti tollerati. La Corte d'Appello ha respinto la domanda dei Coltivatori per mancanza di prove certe sul possesso esclusivo. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene il pagamento delle tasse o la denuncia di successione da parte dei proprietari non interrompano l'usucapione, la richiesta dei Coltivatori fallisce comunque perché non hanno dimostrato il possesso continuo e indisturbato del bene. Di conseguenza, i Coltivatori perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Usucapione di terreni: il pascolo libero non toglie la proprietà
I Pastori hanno chiesto l'accertamento dell'avvenuta usucapione di terreni di circa 108 ettari, sostenendo di avervi esercitato il pascolo di bestiame per decenni. I Proprietari si sono opposti. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei giudici di merito, rigettando la richiesta. I giudici hanno chiarito che il semplice pascolo di bestiame su un'area molto vasta e non recintata non basta a dimostrare il possesso necessario per l'usucapione. Tale attività, infatti, non esclude gli altri dal godimento del bene e può derivare da una semplice tolleranza dei proprietari. Al contrario, i legittimi proprietari hanno dimostrato di aver compiuto atti concreti di gestione, come la vendita di porzioni di terreno e la concessione di servitù. L'appello dei pastori è stato dichiarato inammissibile.
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Possesso per usucapione tra parenti: recinzione non basta
Un uomo chiede di essere dichiarato proprietario per usucapione di terreni e fabbricati intestati alla sorella, sostenendo di averli posseduti e coltivati per decenni, arrivando anche a recintarli. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito che, a causa dello stretto legame di parentela, le sue azioni non erano sufficienti a dimostrare un vero possesso per usucapione. Tali attività, inclusa la recinzione, potevano essere interpretate come semplice tolleranza da parte della sorella. La prova del possesso deve essere molto più rigorosa quando ci sono rapporti familiari. L'uomo perde la causa e viene condannato a pagare le spese legali.
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Usucapione del coerede: la tolleranza familiare blocca il diritto
Una coerede, dopo aver vissuto per decenni nell'appartamento di famiglia a seguito di una crisi personale, chiedeva di esserne dichiarata unica proprietaria per usucapione. Le sorelle si opponevano, sostenendo che il suo utilizzo esclusivo del bene era frutto di mera tolleranza familiare. La Cassazione ha respinto la domanda della coerede occupante, stabilendo un principio fondamentale sull'usucapione del coerede: non basta il semplice godimento esclusivo del bene. Per usucapire, il coerede deve dimostrare con atti inequivocabili di aver voluto possedere 'uti dominus' (come unico proprietario), escludendo attivamente gli altri. La tolleranza, motivata da legami affettivi e solidarietà, impedisce la maturazione dell'usucapione.
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Usucapione e tolleranza tra parenti: il terreno conteso non cambia proprietario
Una donna ha chiesto di essere dichiarata proprietaria di un'area annessa al suo immobile, sostenendo di averla acquisita per usucapione. I suoi parenti, proprietari del terreno, si sono opposti. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della donna, stabilendo un principio chiave su **usucapione e tolleranza**. Poiché esisteva un rapporto di parentela, l'uso del terreno da parte della donna non era considerato un 'possesso' utile a diventare proprietari, ma un semplice atto di tolleranza concesso dai familiari. Di conseguenza, la donna non ha ottenuto la proprietà del terreno, che è rimasto ai parenti.
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Usucapione: quando il possesso supera la tolleranza
La Corte di Cassazione ha ribaltato una decisione di merito riguardante l'usucapione di una servitù di elettrodotto. Una società elettrica aveva installato pali e cavi su un terreno privato per oltre vent'anni. I giudici precedenti avevano negato l'acquisto del diritto, presumendo che la proprietaria avesse semplicemente tollerato l'occupazione. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'uso prolungato e sistematico di un bene immobile è incompatibile con la mera tolleranza. In tali casi, l'onere della prova spetta al proprietario del fondo, che deve dimostrare come l'attività altrui sia stata frutto di un permesso revocabile e non di un possesso pieno.
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Usucapione: quando il possesso diventa proprietà
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'acquisto per usucapione di un'area esterna utilizzata da una società come parcheggio e deposito materiali. I ricorrenti sostenevano che l'occupazione fosse frutto di mera tolleranza e che una procedura espropriativa avviata dall'ente stradale avesse interrotto i termini per l'usucapione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la valutazione delle prove testimoniali spetta esclusivamente al giudice di merito e che l'esproprio contro il proprietario formale non interrompe il possesso materiale del terzo se non ne impedisce l'esercizio concreto.
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Servitù di passaggio: tolleranza e usucapione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a una servitù di passaggio tra parenti. La disputa riguardava l'ampliamento di un transito e l'usucapione di nuovi percorsi su particelle limitrofe. I giudici hanno stabilito che l'uso prolungato tra familiari non configura usucapione se riconducibile a mera tolleranza. Inoltre, l'interpretazione dell'atto di divisione originario del 1948, che limitava il passaggio a un metro di larghezza, è stata ritenuta una valutazione di merito insindacabile in sede di legittimità.
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Usucapione e tolleranza familiare: la sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una richiesta di usucapione avanzata da una donna su un'azienda agricola familiare gestita per decenni. Nonostante la lunga permanenza nell'immobile, i giudici hanno confermato che l'uso del bene era riconducibile alla mera tolleranza familiare, data la stretta parentela con la proprietaria. La Corte ha inoltre chiarito che la vendita forzata del bene durante il giudizio non interrompe il processo tra le parti originarie, in quanto si configura una successione a titolo particolare nel diritto controverso.
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Usucapione e tolleranza: quando il possesso non basta
Una cittadina ha proposto opposizione di terzo all'esecuzione per bloccare il rilascio di un immobile acquistato all'asta, rivendicandone la proprietà per Usucapione. La ricorrente sosteneva di aver posseduto il bene per il tempo necessario, ma i giudici di merito hanno rigettato la domanda rilevando che la sua permanenza nell'immobile derivava dalla convivenza con il proprietario esecutato. La Corte di Cassazione ha confermato che la relazione con il bene era frutto di mera tolleranza familiare e non di un possesso utile ad usucapire, mancando la prova di un atto di interversione del possesso.
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Clausola risolutiva espressa: i rischi della tolleranza
Una società immobiliare ha intimato lo sfratto per morosità a una concessionaria d'auto, invocando una clausola risolutiva espressa a causa di ritardi nei pagamenti e violazioni sull'uso degli spazi comuni. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, rilevando una prassi consolidata di tolleranza nei pagamenti tardivi e l'assenza di prove certe sulle altre violazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un terzo grado di merito per riesaminare prove e fatti già valutati dai giudici territoriali.
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Usucapione servitù di passaggio: guida alla rampa
La Corte di Cassazione ha confermato la validità dell'usucapione servitù di passaggio esercitata su una rampa-scivolo originariamente costruita per collegare la pubblica via a due fondi contigui. I ricorrenti sostenevano che l'opera non fosse specificamente destinata al fondo dei vicini e che il transito fosse frutto di mera tolleranza familiare. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la conformazione strutturale della rampa e il suo utilizzo sistematico per oltre vent'anni costituiscono prove inequivocabili del requisito dell'apparenza e dell'intenzione di possedere il diritto, rendendo irrilevante la contestazione basata sui rapporti di parentela in assenza di prove contrarie sulla precarietà del passaggio.
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