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Titolarità Del Credito

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione giuridica di essere l'effettivo proprietario di un credito e, di conseguenza, di avere il diritto di riscuoterlo.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Principio di non contestazione: la difesa generica costa cara
Gli eredi di una proprietaria defunta hanno citato in giudizio un'intermediaria per ottenere il rimborso di circa ventimila euro di spese legali, indebitamente trattenute da un avvocato durante una procedura di restituzione immobiliare. L'intermediaria si era infatti impegnata per contratto a farsi carico di tali costi. Nel difendersi, l'intermediaria ha contestato in modo del tutto generico la qualità di eredi dei richiedenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede dell'intermediaria, confermando la condanna al rimborso. La Corte ha stabilito che una contestazione generica equivale a una non contestazione. Di conseguenza, si applica il principio di non contestazione: i fatti non contestati in modo specifico e analitico si considerano pienamente ammessi e provati, rendendo inutile ogni successiva contestazione tardiva.
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Compensazione nel fallimento: vince la banca anche se cede il credito
Un'azienda fallita chiede a una banca la restituzione di somme indebitamente addebitate. La banca si oppone, vantando un controcredito molto più grande derivante da un finanziamento, e chiede di estinguere il debito tramite compensazione. L'azienda fallita contesta questa possibilità, sostenendo che la banca aveva nel frattempo venduto il suo credito a terzi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla banca, stabilendo un principio chiave sulla compensazione nel fallimento: ciò che conta è che i fatti che hanno generato entrambi i debiti siano avvenuti prima della dichiarazione di fallimento. La successiva cessione del credito non impedisce l'operare della compensazione, che si considera avvenuta nel momento in cui i due debiti hanno iniziato a coesistere.
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Prova Titolarità Credito: Banca Perde 10 Milioni per un Documento
Una banca ha chiesto di essere ammessa al passivo di un fallimento per un credito di quasi 10 milioni di euro, sostenendo di averlo acquisito tramite una scissione societaria. Tuttavia, non ha depositato in giudizio l'atto di scissione, documento essenziale per la prova della titolarità del credito. Il Tribunale ha respinto la domanda per mancanza di prova. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso della banca inammissibile. Il principio sancito è che il creditore ha sempre l'onere di dimostrare pienamente di essere il legittimo titolare del diritto, e il giudice può rilevare tale carenza anche d'ufficio.
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Titolarità del credito: Garante perde la causa per un appello errato
Un garante si opponeva a un decreto ingiuntivo sostenendo che la banca avesse già ceduto il debito prima di agire in giudizio, contestandone quindi la titolarità del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la questione sulla reale proprietà del credito è un argomento di merito. Poiché il garante non aveva specificamente contestato questo punto nella precedente fase di appello, la decisione del primo giudice era diventata definitiva (giudicato interno). Di conseguenza, il garante ha perso la causa ed è stato condannato a pagare il debito e le spese legali.
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Titolarità del credito: onere della prova e motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva confermato un'ingiunzione di pagamento. Il caso verteva sulla contestata titolarità del credito da parte di una banca, a seguito della cessione di un ramo d'azienda. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice di merito non può liquidare l'eccezione del debitore con un generico riferimento a una "copiosa documentazione" prodotta dal creditore, ma deve esaminare specificamente le prove documentali prodotte dal debitore che contestano tale titolarità, pena la nullità della sentenza per motivazione apparente.
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Titolarità del credito: onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un atto di precetto perché l'istituto di credito originario non ha fornito prova della titolarità del credito al momento dell'avvio dell'azione esecutiva. La Corte ha stabilito che la contestazione sulla titolarità è una mera difesa, rilevabile d'ufficio, e che l'onere della prova grava sempre su chi agisce in giudizio. Di conseguenza, il ricorso della società cessionaria del credito è stato respinto.
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Titolarità del credito: eccezione tardiva inammissibile
Una società di gestione crediti è intervenuta in un giudizio come nuova creditrice. I debitori hanno contestato la sua titolarità del credito solo nelle memorie finali. La Corte d'Appello ha giudicato tardiva questa obiezione. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso dei debitori inammissibile. La loro prolungata inerzia processuale è stata interpretata come un'accettazione implicita della posizione del nuovo creditore, rendendo la contestazione tardiva e inefficace.
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Titolarità del credito: no al trasferimento se c’è accordo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che un accordo transattivo stipulato da una società di factoring per recuperare un credito non ne trasferisce automaticamente la titolarità. Di conseguenza, la società cedente originaria rimane obbligata al pagamento in caso di inadempimento del debitore. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda che sosteneva la perdita della titolarità del credito da parte del factor, confermando la validità dell'azione di recupero.
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Opposizione stato passivo: nuove prove e termini
In una procedura di opposizione stato passivo, un curatore fallimentare contesta per la prima volta la titolarità del credito di un creditore solo nella comparsa di costituzione. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma ritiene la questione meritevole di approfondimento e rinvia la causa a una pubblica udienza per valutare se il creditore abbia diritto a un nuovo termine per presentare prove a sostegno della propria titolarità.
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Cessione crediti in blocco: come si prova la titolarità
Una società debitrice si opponeva a un precetto, contestando la titolarità del credito in capo alla società cessionaria a seguito di una cessione crediti in blocco. La Corte d'Appello di Ancona ha stabilito che la pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale è prova sufficiente della titolarità, a condizione che l'avviso contenga criteri specifici e non ambigui per identificare i crediti ceduti. La Corte ha anche dichiarato inefficaci gli accordi transattivi stipulati con un rappresentante privo di poteri.
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Onere della prova del credito: Cassazione chiarisce
Un'erede si opponeva a una richiesta di pagamento basata su una fideiussione del defunto, contestando sia la titolarità del credito da parte di una società subentrante, sia la riqualificazione del contratto operata in appello. La Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che grava sulla società cessionaria l'onere della prova del credito specifico. Inoltre, ha stabilito che i giudici d'appello non possono modificare la natura di un contratto se su quel punto si è già formato un giudicato interno, ovvero una decisione non impugnata.
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Titolarità del credito: non basta la Gazzetta Ufficiale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34868/2024, ha stabilito che nella cessione di crediti in blocco, la sola pubblicazione dell'avviso in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a dimostrare la titolarità del credito da parte del cessionario. Tale pubblicazione ha solo un valore indiziario, e spetta sempre al cessionario l'onere di provare, con ulteriori elementi, che lo specifico credito contestato era effettivamente incluso nell'operazione di cessione. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva esonerato la società cessionaria da tale prova.
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Titolarità del credito: onere della prova post-fusione
Una società assicurativa, nata da una fusione, ha agito per ottenere la restituzione di una somma pagata in eccesso anni prima della fusione stessa. Gli eredi del soggetto che ricevette il pagamento si sono opposti, contestando la titolarità del credito in capo alla nuova società. La Corte di Cassazione ha stabilito che grava sull'attore l'onere di provare la titolarità del credito, dimostrando che il pagamento originario fu effettuato da una delle società poi confluite in essa. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente ritenuto tale circostanza come pacifica tra le parti, nonostante le continue contestazioni dei convenuti.
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Titolarità del credito: prova cessione e fallimento
Un debitore, dopo la chiusura del suo fallimento, si oppone a un decreto ingiuntivo contestando la titolarità del credito del cessionario. Il Tribunale rigetta l'opposizione, affermando che la prova della titolarità del credito può basarsi su un quadro indiziario complessivo, inclusa la mancata contestazione della comunicazione di cessione. Inoltre, chiarisce che i creditori possono agire anche dopo la chiusura del fallimento, pur non essendosi insinuati al passivo.
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Prova cessione crediti: la G.U. non basta
Una società e i suoi garanti hanno appellato una sentenza che aveva parzialmente confermato un debito verso una banca. La questione decisiva è diventata la prova della cessione dei crediti, avvenuta a favore di una nuova entità finanziaria. La Corte d'Appello, pur respingendo i motivi d'appello iniziali su calcolo degli interessi e nullità della fideiussione, ha dato ragione agli appellanti su un punto cruciale. Ha stabilito che la nuova società non aveva fornito una prova adeguata del trasferimento del credito, poiché la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (G.U.) è insufficiente quando l'esistenza stessa della cessione viene contestata. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato il difetto di titolarità del credito in capo alla nuova entità.
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Prova cessione del credito: Gazzetta non basta
In un caso di opposizione a decreto ingiuntivo, il Tribunale di Milano ha stabilito che la prova della cessione del credito non può basarsi unicamente sulla pubblicazione dell'avviso di cessione in blocco in Gazzetta Ufficiale. Il creditore cessionario ha l'onere di dimostrare la titolarità dello specifico credito attraverso il contratto di cessione. Mancando tale prova, il decreto ingiuntivo è stato revocato e la pretesa del creditore respinta.
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