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Termini Di Fase

40 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Periodi di tempo massimi, stabiliti dalla legge, entro i quali deve concludersi una specifica fase del procedimento penale per gli imputati in stato di custodia cautelare. Il loro superamento comporta la perdita di efficacia della misura.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Custodia cautelare: termini rispettati nonostante l’estradizione
Un Imputato, arrestato in Albania per traffico di stupefacenti e raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare, ha contestato la decorrenza dei termini di fase della sua detenzione. La difesa sosteneva che l'emissione di più provvedimenti cautelari per fatti precedenti, notificati in ritardo, avesse aggirato i limiti temporali. Il Tribunale ha respinto l'appello, ritenendo che i termini non fossero scaduti, poiché l'esecuzione della misura era iniziata con l'estradizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell'Imputato inammissibile, confermando la decisione del Tribunale e condannandolo al pagamento delle spese processuali. Il caso evidenzia l'importanza della corretta applicazione della custodia cautelare.
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Scadenza termini custodia cautelare: l’aggravante estende la detenzione
Il Lavoratore, in custodia cautelare per detenzione illegale di arma aggravata da associazione mafiosa, contestava l'estensione della sua detenzione. Sosteneva la **scadenza termini custodia cautelare** per la fase del giudizio, ritenendo il termine di un anno. La Corte di Cassazione ha chiarito che per i reati aggravati dall'Art. 416-bis.1 c.p., il termine di detenzione preventiva si estende automaticamente di sei mesi, portandolo a un anno e sei mesi. Questa proroga è dovuta alla complessità di tali casi e non richiede un provvedimento giudiziale specifico. Il ricorso del Lavoratore è stato rigettato, confermando la legittimità della detenzione.
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Custodia cautelare: aggravante mafiosa non sospende l’efficacia
Un imputato era sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati. La difesa ha sostenuto che i termini massimi della custodia cautelare fossero scaduti, poiché il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) aveva inizialmente escluso l'aggravante mafiosa. Successivamente, il Tribunale del riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ha riconosciuto tale aggravante. La Corte di Cassazione ha stabilito che il riconoscimento dell'aggravante mafiosa non ha comportato un "aggravamento" della misura cautelare già in atto (custodia in carcere), ma solo una diversa qualificazione giuridica del fatto. Pertanto, la regola che sospende l'efficacia dei provvedimenti che aggravano la misura cautelare non si applica. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato, confermando la legittimità della custodia cautelare.
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Sospensione termini custodia cautelare Covid: automatica o su richiesta?
Un indagato ha chiesto il rilascio dalla custodia in carcere, sostenendo che i termini massimi di durata delle misure cautelari nelle indagini preliminari fossero scaduti. Il Tribunale ha respinto la richiesta, applicando la sospensione termini custodia cautelare prevista dalle norme emergenziali Covid-19. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la sospensione dei termini di custodia cautelare era automatica per le indagini preliminari, a meno che l'indagato o il suo difensore non avessero espressamente chiesto di procedere. Non era necessario un provvedimento formale o una stasi concreta del procedimento.
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Mandato di Arresto Europeo: Detenzione Estera non riduce custodia cautelare
Un Lavoratore, detenuto in Germania per altra causa, ha ricevuto un Mandato di Arresto Europeo dall'Italia. Ha chiesto la scarcerazione per superamento dei termini di custodia cautelare, sostenendo che il periodo di detenzione all'estero dovesse contare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la detenzione all'estero per un titolo diverso non si computa per i termini di fase della custodia cautelare italiana. L'istanza era inoltre una mera riproposizione di una richiesta già respinta e passata in giudicato.
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Nullità decreto giudizio immediato: la detenzione non scade automaticamente
Un Indagato, in custodia cautelare per truffa ed estorsione aggravate, ha visto annullare il decreto di giudizio immediato. La difesa sosteneva che la Nullità decreto giudizio immediato dovesse comportare la scadenza dei termini di detenzione e la sua scarcerazione. La Cassazione ha chiarito che la nullità di tale decreto non rende l'atto inesistente e, se il pubblico ministero ripropone tempestivamente l'azione penale, i termini di custodia cautelare ricominciano a decorrere dalla "regressione" del procedimento. Il ricorso dell'Indagato è stato rigettato.
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Abusiva Attività Finanziaria: Cassazione Riduce Pena e Termini Custodia Cautelare
Un Indagato, accusato di abusiva attività finanziaria, ha visto cessare la sua misura cautelare per decorrenza dei termini custodia cautelare. Il Giudice aveva calcolato i termini basandosi su una pena massima di 4 anni, ritenendo che una legge successiva avesse abrogato l'inasprimento sanzionatorio precedente. Il Pubblico Ministero ha contestato questa interpretazione, sostenendo che la pena fosse più alta e, di conseguenza, i termini di custodia cautelare più lunghi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Giudice, stabilendo che la pena per l'abusiva attività finanziaria è effettivamente ridotta, portando i termini di custodia cautelare a 6 mesi. Il ricorso del PM è stato rigettato.
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Estradizione e custodia cautelare: niente sconto per la cauzione
L'Indagato, sottoposto a procedura di estradizione negli Emirati Arabi Uniti su richiesta italiana, viene scarcerato all'estero dietro cauzione con obbligo di firma e divieto di espatrio. Una volta consegnato all'Italia, la difesa chiede di sottrarre tale periodo dai termini massimi della carcerazione preventiva. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La decisione chiarisce le regole su estradizione e custodia cautelare: la legge italiana consente di calcolare unicamente i periodi di vera e propria custodia cautelare sofferti all'estero. Le misure non custodiali e la libertà provvisoria su cauzione concesse da Stati esteri non riducono la durata della detenzione in Italia. L'Indagato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare e doppia condanna: annullamento parziale
L'Imputato, accusato di far parte di un'associazione per il traffico di stupefacenti con ruolo direttivo, chiedeva la scarcerazione per decorrenza dei termini di fase. La Corte di Cassazione aveva infatti annullato la condanna d'appello esclusivamente in merito al ruolo di capo dell'organizzazione, confermando però la sua partecipazione all'associazione criminale. I giudici di merito respingevano l'istanza. La Suprema Corte conferma il rigetto del ricorso. In presenza di due condanne consecutive sulla partecipazione al reato associativo, la parziale cancellazione del solo ruolo apicale non azzera l'accertamento di colpevolezza. La durata della custodia cautelare resta pertanto vincolata ai più ampi termini massimi complessivi e non a quelli brevi di fase.
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Riparazione per ingiusta detenzione negata se c’è prescrizione
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver trascorso quasi due anni in custodia cautelare. Il processo penale si è concluso con l'assoluzione dall'imputazione principale di associazione a delinquere e con la declaratoria di prescrizione per un secondo reato. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. I giudici hanno chiarito che l'estinzione per prescrizione del reato residuo impedisce il riconoscimento del rimborso. Tale reato, valutato con criterio ex ante, giustificava autonomamente la misura cautelare. L'imputato avrebbe potuto rinunciare alla prescrizione per cercare l'assoluzione nel merito. Inoltre, il presunto superamento dei termini di fase della carcerazione non determina un risarcimento automatico senza un'ingiustizia sostanziale della detenzione.
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Termini di custodia cautelare: scarcerazione per omessa accusa
Il Tribunale della Libertà ha disposto la scarcerazione di un indagato per decorrenza dei termini di custodia cautelare. L'accusa contestava il delitto di associazione a delinquere semplice, senza formalizzare l'aggravante della transnazionalità. Senza tale aggravante a effetto speciale, il limite massimo della prima fase custodiale era di tre mesi e non di sei. Poiché la Procura non ha emesso il decreto di giudizio nei tempi previsti, la misura restrittiva è decaduta. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici avessero deciso oltre i motivi del ricorso. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del Pubblico Ministero, confermando la piena legittimità della liberazione per intervenuta scadenza temporale.
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Retrodatazione della custodia cautelare: mafia e termini di fase
Un indagato subisce un primo arresto per concorso in estorsione e, in seguito, una seconda ordinanza per partecipazione ad associazione mafiosa. La difesa richiede la retrodatazione della custodia cautelare per far decorrere i termini di carcerazione dalla prima misura cautelare, sostenendo che gli elementi accusatori fossero già noti agli inquirenti. I giudici di merito respingono la richiesta poiché la condotta mafiosa è proseguita anche dopo il primo arresto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: nel reato associativo mafioso, il perdurare della condotta impedisce il ricalcolo a ritroso dei termini di custodia se l'interessato non dimostra la cessazione del vincolo criminale. L'indagato resta dunque in carcere.
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Termini di custodia cautelare e passaggio al rito abbreviato
Un imputato per rapina pluriaggravata, sottoposto a custodia in carcere, ha chiesto la scarcerazione sostenendo il superamento dei termini di custodia cautelare di primo grado. Dopo l'emissione del giudizio immediato, l'accusato aveva scelto il rito abbreviato, ritenendo che i tempi ridotti dovessero applicarsi retroattivamente all'intera fase processuale. I giudici di merito hanno rigettato l'istanza, considerando valido il recupero osmotico del periodo non sfruttato nelle indagini preliminari. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che il passaggio al rito speciale non cancella le regole ordinarie della frazione precedente, mantenendo pienamente efficace la misura restrittiva.
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Termini di custodia cautelare: proroga automatica o abuso?
Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia in carcere per l'Indagato, accusato di associazione finalizzata al narcotraffico. L'Indagato ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando l'illegittimità dell'estensione automatica dei termini di carcerazione preventiva senza un provvedimento motivato del giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'aumento fino a sei mesi dei termini di custodia cautelare per reati di eccezionale gravità opera in modo automatico direttamente per legge. Non occorre quindi un decreto specifico del magistrato, poiché la gravità del reato giustifica la prosecuzione della misura. L'Indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Termini di custodia cautelare: reato più lieve ma nessun ricalcolo
L'Imputato veniva sottoposto a custodia cautelare per usura aggravata. Successivamente, durante il giudizio abbreviato, la Corte di Cassazione escludeva l'aggravante mafiosa. Il Tribunale dichiarava l'inefficacia della misura ritenendo che l'esclusione dell'aggravante dovesse applicarsi retroattivamente anche alla fase delle indagini preliminari, ormai esaurita. Il Procuratore impugnava la decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Procuratore, stabilendo che le modifiche favorevoli della qualificazione giuridica non hanno effetto retroattivo sulle fasi processuali ormai concluse. Di conseguenza, i termini di custodia cautelare relativi alle indagini preliminari non possono essere ricalcolati. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza di scarcerazione, rinviando al Tribunale per un nuovo esame basato su questo principio.
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Custodia cautelare in carcere: no alla scarcerazione tecnica
Il caso riguarda un imputato sottoposto a custodia cautelare in carcere per gravi reati associativi. Dopo la condanna in appello, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio limitatamente a una circostanza aggravante e al trattamento sanzionatorio. La difesa ha chiesto la scarcerazione per decorrenza dei termini di fase della custodia cautelare in carcere, sostenendo che l'annullamento parziale avesse azzerato i termini. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'annullamento parziale non incide sull'irrevocabilità dell'accertamento di responsabilità. Di conseguenza, non si applicano i termini di fase ma i termini massimi complessivi della misura. L'imputato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Custodia cautelare in carcere: l’aumento dei termini è automatico
Il Tribunale di Roma ha confermato la custodia cautelare in carcere per l'Imputato, accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo il decorso dei termini massimi di fase della misura cautelare e contestando il calcolo dell'aumento automatico di sei mesi previsto per i reati gravi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'aumento dei termini per la fase dibattimentale è automatico e non richiede un provvedimento del giudice, data la gravità del reato. Inoltre, non è necessaria la detrazione del periodo trascorso in custodia durante le indagini preliminari se il relativo termine non è stato interamente consumato. Di conseguenza, la custodia cautelare in carcere resta valida e l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Sospensione dei termini di custodia cautelare: carcere confermato
Un indagato, arrestato all'estero per gravi reati tra cui rapina e spaccio, ha richiesto la scarcerazione eccependo la scadenza dei termini massimi di detenzione. La difesa sosteneva l'inapplicabilità della sospensione dei termini legata all'emergenza Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la sospensione dei termini di custodia cautelare prevista dalla normativa emergenziale opera in modo automatico per legge. Tale blocco si estende anche ai termini delle indagini preliminari, prolungando legittimamente la durata della misura cautelare, salvo espressa richiesta contraria dell'indagato. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere.
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Sospensione termini custodia cautelare: negata la scarcerazione
Il Detenuto ha richiesto la scarcerazione sostenendo che i termini massimi della sua custodia in carcere fossero scaduti il 12 aprile 2021. Egli riteneva inapplicabile al suo caso la normativa emergenziale sul Covid-19. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sospensione termini custodia cautelare prevista durante la pandemia si applica anche ai procedimenti in cui la scadenza finale cadeva oltre l'11 novembre 2020. Di conseguenza, il periodo di custodia è stato legittimamente prolungato per via della sospensione ex lege dal 9 marzo all'11 maggio 2020. Il ricorrente resta quindi in carcere e deve pagare le spese processuali.
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Sospensione dei termini di custodia cautelare: la guida
L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contro il rigetto della richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La difesa sosteneva che la sospensione dei termini per la complessità del processo dovesse limitarsi ai soli giorni di effettiva udienza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché la condanna principale è diventata definitiva, facendo cessare la misura cautelare. La Corte ha comunque ribadito che la sospensione dei termini di custodia cautelare per complessità del dibattimento si applica all'intero periodo del giudizio e non solo ai giorni di udienza.
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