L'Imputato, accusato di tentato furto in abitazione aggravato, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale che rigettava la richiesta di scarcerazione per decorrenza dei termini di fase. La difesa sosteneva che, per calcolare i termini di custodia cautelare nel delitto tentato, si dovesse applicare la riduzione massima della pena (due terzi) in base al principio del favor rei, riducendo così la pena edittale sotto la soglia dei sei anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, per individuare i termini di custodia cautelare nel delitto tentato, occorre calcolare la pena massima del reato consumato e applicare la riduzione minima di un terzo prevista per il tentativo. Nel caso specifico, la pena massima calcolata è di sei anni e oro mesi, escludendo la scadenza dei termini.
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