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Tentato Furto Aggravato

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364 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: l’accusa decade per prescrizione
La vicenda riguarda un imputato accusato del reato di tentato furto aggravato per avere forzato alcuni armadietti all'interno dello spogliatoio di una palestra, cercando di asportare i beni custoditi al loro interno. Dopo la pronuncia dei giudici di merito, la difesa ha contestato la sussistenza della specifica circostanza aggravante della violenza sulle cose, portando il caso all'attenzione della Suprema Corte. I giudici di legittimità hanno ritenuto la questione giuridica non manifestamente infondata. Di conseguenza, il decorso del tempo ha fatto maturare il termine massimo previsto dalla legge per punire il fatto, calcolando anche le pause processuali per legittimo impedimento del difensore. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio per intervenuta estinzione del reato per prescrizione.
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Tentato furto aggravato: nessun beneficio se l’auto ha valore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo ritenuto colpevole di tentato furto aggravato di un'automobile. L'imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità, sostenendo l'assenza di una reale perdita economica per la vittima a causa della mancata consumazione del reato. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ricordando il principio secondo cui, nel reato tentato, il valore del danno non si calcola sull'esito fallito, ma sul pregiudizio economico che la vittima avrebbe subito se l'azione fosse andata a buon fine. Il valore commerciale dell'autovettura esclude quindi qualsiasi beneficio legato alla minima entità economica.
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Particolare tenuità del fatto: no se rompi l’antitaccheggio
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di sottrarre merce per un valore di 145,60 euro da un esercizio commerciale. Durante l'azione, l'uomo ha rimosso la placca antitaccheggio, danneggiando l'oggetto e rendendolo non più vendibile. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto per evitare la condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il valore della merce e il danno arrecato staccando il dispositivo di sicurezza escludono la particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Individuazione fotografica: condanna sicura anche senza confronto
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata effettuazione della ricognizione personale. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità. I giudici hanno stabilito che l'individuazione fotografica effettuata dalla vittima, unita a una descrizione dettagliata dei colpevoli e al fatto che l'auto usata per la fuga fosse intestata a uno dei ricorrenti, costituisce una prova d'identificazione solida e sufficiente. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato al cimitero: ricorso inutile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per il reato di tentato furto aggravato commesso all'interno di un cimitero. Il ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e la determinazione della pena, invocando anche l'avvenuta prescrizione del reato. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a riprodurre le medesime difese già respinte in appello. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha precluso anche la possibilità di far valere la prescrizione del reato, poiché non si è costituito un valido rapporto processuale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: la finta rinuncia non evita la condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto aggravato in concorso. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della desistenza volontaria e contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, oltre a chiedere una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riguardavano ricostruzioni dei fatti già ampiamente analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio con motivazioni corrette. Inoltre, la riduzione della pena era già stata applicata in appello tramite il riconoscimento delle attenuanti generiche. Di conseguenza, l'Imputata ha perso il ricorso ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: dalla difesa al rigetto in Cassazione
Due persone sono state condannate per il reato di tentato furto aggravato. Mentre la partecipante più giovane ha compiuto l'azione materiale per sottrarre i beni, la complice meno giovane ha fornito un contributo decisivo sia sul piano materiale sia su quello morale, agendo di concerto. Contro la decisione della Corte di Appello, le imputate hanno proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando un'errata valutazione delle prove e presunti difetti di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché le contestazioni riguardavano elementi di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e le due ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e un versamento di tremila euro ciascuna alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso identico bocciato in Cassazione
L'Imputato, accusato di tentato furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la motivazione della sentenza di condanna e il riconoscimento della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la difesa ha presentato motivi generici, limitandosi a ripetere le stesse argomentazioni già analizzate e respinte dai giudici di secondo grado. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: i precedenti negano lo sconto di pena
Un uomo, già condannato in passato per furto e lesioni, è stato ritenuto responsabile del reato di tentato furto aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e il diniego della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi presentati erano generici e riproducevano doglianze già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, i precedenti penali del ricorrente impedivano per legge la concessione della sospensione della pena. Di conseguenza, il condannato deve pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: quando il ricorso è inammissibile
L'Imputata propone ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna per tentato furto aggravato, lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e contestando l'entità della pena inflitta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che le doglianze inerenti alla ricostruzione dei fatti non possono trovare ingresso nel giudizio di legittimità. Inoltre, la Corte d'Appello ha legittimamente escluso la particolare tenuità del fatto considerando l'effettivo danno patrimoniale subito dalla persona offesa. La determinazione della misura della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, il quale si è attenuto ai criteri legali. Di conseguenza, l'Imputata viene condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di tentato furto aggravato e lesioni personali. La difesa ha contestato la responsabilità penale e la misura della sanzione stabilita nel giudizio di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sulla responsabilità richiedevano una nuova valutazione dei fatti, vietata in sede di legittimità. La persona offesa e due testimoni oculari avevano infatti riconosciuto l'imputato con certezza. Riguardo al calcolo della pena, la Corte ha confermato la discrezionalità del giudice di merito nel rispetto dei parametri di legge. L'imputato deve quindi pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Palo nel tentato furto aggravato: la Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato in concorso. L'imputato, che fungeva da palo, e il suo complice avevano forzato le porte di un'abitazione, ma erano stati sorpresi dal proprietario. La difesa lamentava il mancato svolgimento di una perizia dattiloscopica su un martello rinvenuto sul posto. La Suprema Corte ha confermato che tale accertamento era inutile, poiché lo strumento era stato toccato da più persone, inclusa la vittima. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può rivalutare le prove se la ricostruzione del giudice di merito è logica e coerente. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: ricorso inammissibile e multa salata
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato dalla violenza sulle cose. La Corte d'Appello ha ridotto la pena a tre mesi e ventisei giorni di reclusione. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, il concorso di persone e l'aggravante del mezzo fraudolento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi sollevati erano infatti generici, non proposti in appello o privi di confronto con la decisione precedente. Di conseguenza, l'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: la testimonianza che batte la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto aggravato e ricettazione. L'imputato chiedeva una nuova valutazione delle prove, sostenendo che le sue dichiarazioni difensive fossero più attendibili delle altre testimonianze. Tuttavia, i giudici hanno confermato la sua colpevolezza basandosi sulla testimonianza oculare di una persona che aveva descritto il conducente del veicolo, di proprietà dell'imputato e usato per i reati, con caratteristiche fisiche perfettamente corrispondenti a quelle dell'uomo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso ripetitivo costa caro
Due donne sono state condannate per un tentato furto aggravato commesso nel dicembre 2013. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, l'erroneo riconoscimento di una circostanza aggravante e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano puramente ripetitivi di argomenti già ampiamente esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza alcun reale confronto critico con la sentenza d'appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato le ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuna a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico e condanna pesante
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della circostanza aggravante e lamentando vizi di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e ripetevano le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza sollevare reali questioni di legittimità. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato tra scasso ed elemosina: la decisione
Un giovane è stato condannato per tentato furto aggravato dopo essere stato sorpreso a forzare la porta di un distributore automatico con un bastone. La difesa sosteneva che il ragazzo si fosse introdotto nell'area solo per chiedere l'elemosina, contestando la ricostruzione dei testimoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, a meno di evidenti illogicità. Inoltre, il ricorrente non ha allegato i verbali delle testimonianze, violando il principio di autosufficienza. Di conseguenza, la condanna a cinque mesi di reclusione è stata confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: negata per merce rotta
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato da violenza sulle cose per aver cercato di sottrarre beni del valore di circa 111 euro, danneggiandone le confezioni. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che la mancata sottrazione della merce configurasse un danno minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso si limitava a riproporre motivi già respinti in appello, senza contestare la motivazione della sentenza impugnata. Inoltre, il valore della merce e il danneggiamento delle confezioni escludono l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: confessare dopo la fuga non salva
Un uomo è stato sorpreso dalle forze dell'ordine mentre tentava di rubare attrezzi e materiali custoditi all'interno di un'automobile. Fermato dopo un tentativo di fuga, l'imputato ha confessato il fatto. Nei successivi gradi di giudizio, l'uomo è stato condannato per tentato furto aggravato. Ha quindi proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato bilanciamento tra le attenuanti generiche e le aggravanti, sostenendo di aver collaborato e di essersi reinserito socialmente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la confessione è stata resa solo per convenienza, non potendo l'uomo negare l'evidenza dopo essere stato catturato in flagrante. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: il ricorso generico costa caro
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto aggravato dopo aver cercato di impossessarsi di una lastra di metallo all'interno di un edificio, danneggiando la struttura con un martello. L'azione criminosa è stata interrotta solo grazie al tempestivo intervento della polizia giudiziaria. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un presunto vizio di motivazione della sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della sua assoluta genericità, in quanto la difesa non ha specificato i motivi concreti di fatto e di diritto a sostegno della contestazione. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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