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Tentato furto aggravato: ricorso ripetitivo costa caro

Due donne sono state condannate per un tentato furto aggravato commesso nel dicembre 2013. Le imputate hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto, l’erroneo riconoscimento di una circostanza aggravante e l’eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano puramente ripetitivi di argomenti già ampiamente esaminati e respinti nei precedenti gradi di giudizio, senza alcun reale confronto critico con la sentenza d’appello. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna penale e ha sanzionato le ricorrenti con il pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuna a favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13765 Anno 2022
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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso del tentato furto aggravato e il ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico riguardante un tentato furto aggravato commesso da due donne. Il fatto originario risale al dicembre del 2013, quando le due imputate hanno cercato di compiere un furto in concorso. I giudici di merito hanno qualificato l’azione come tentativo pluriaggravato, condannando le responsabili alle pene di legge. Le imputate hanno proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di appello, che aveva confermato la decisione del Tribunale.

La vicenda offre lo spunto per analizzare i limiti di ammissibilità del ricorso di legittimità. Spesso i ricorrenti tendono a riproporre in Cassazione le stesse identiche difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Questo comportamento rende il ricorso inammissibile, poiché la Cassazione non rappresenta un terzo grado di giudizio sul merito dei fatti. I giudici di legittimità devono valutare solo la corretta applicazione delle norme giuridiche e la logicità della motivazione fornita dai giudici precedenti.

I motivi del ricorso presentati dalle imputate

La difesa delle ricorrenti ha basato l’impugnazione su tre argomenti principali. Il primo motivo riguardava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo la difesa, il danno minimo e le modalità dell’azione avrebbero dovuto giustificare l’esclusione della punibilità. Questa norma permette di evitare la condanna quando l’offesa è particolarmente lieve e il comportamento non è abituale.

Il secondo motivo di ricorso contestava il riconoscimento di una specifica circostanza aggravante prevista dal codice penale. La difesa sosteneva che i giudici di merito avessero applicato erroneamente l’aggravante legata al numero di persone o alle modalità del fatto. Infine, il terzo motivo lamentava l’eccessività della sanzione penale inflitta. La difesa chiedeva quindi l’annullamento della sentenza d’appello e una riduzione della pena, ritenuta sproporzionata rispetto alla reale entità del fatto commesso.

Le motivazioni della Cassazione sul tentato furto aggravato

I giudici della Suprema Corte hanno rigettato fermamente tutte le tesi difensive. La Cassazione ha chiarito che il ricorso era manifestamente infondato e privo di reale confronto critico con la sentenza impugnata. Le ricorrenti si sono limitate a ripetere gli stessi argomenti già ampiamente confutati e respinti dai giudici d’appello. La reiterazione di tesi difensive già superate non costituisce un valido motivo di ricorso in sede di legittimità.

In merito alla particolare tenuità del fatto, la Corte ha confermato che la gravità del tentato furto aggravato impediva l’applicazione del beneficio. La presenza di più circostanze aggravanti esclude la possibilità di considerare il fatto come lieve. Inoltre, la motivazione della sentenza d’appello era logica, coerente e priva di vizi giuridici. I giudici di merito avevano già valutato correttamente sia la gravità del reato sia la proporzionalità della pena inflitta, rendendo superfluo ogni ulteriore riesame.

Le conclusioni sul caso di tentato furto aggravato

La decisione della Cassazione si è conclusa con la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi. Questa pronuncia comporta conseguenze severe per le ricorrenti dal punto di vista economico e processuale. La legge prevede che la dichiarazione di inammissibilità del ricorso determini la condanna al pagamento delle spese del procedimento.

Oltre alle spese processuali, la Corte ha condannato ciascuna ricorrente al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione pecuniaria si applica quando il ricorso viene proposto in modo pretestuoso o senza la dovuta diligenza professionale. La sentenza ribadisce l’importanza di formulare ricorsi specifici e mirati, evitando la semplice ripetizione di argomenti già respinti nei precedenti gradi di giudizio. La condanna definitiva mette fine alla vicenda giudiziaria, confermando la responsabilità penale delle imputate per il reato commesso.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso è inammissibile quando si limita a ripetere le stesse tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare in modo specifico le motivazioni della sentenza d’appello.

Si può applicare la particolare tenuità del fatto al tentato furto aggravato?
No, la presenza di più circostanze aggravanti esclude generalmente la possibilità di considerare il fatto di particolare tenuità, impedendo l’applicazione di questa causa di non punibilità.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Chi presenta un ricorso inammissibile viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, che può variare da mille a tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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