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Sussunzione — Anno 2022

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104 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Prescrizione del risarcimento danni: alluvione o colpa dello Stato
Una società ha chiesto al Ministero il risarcimento per i danni causati dall'esondazione di un fiume nel 1992. I giudici di merito hanno rigettato la domanda ritenendo il diritto prescritto, sul presupposto che la società potesse percepire subito i vizi di manutenzione delle opere idrauliche. La Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che la prescrizione del risarcimento danni decorre solo dal momento in cui il danneggiato acquisisce una reale consapevolezza tecnico-scientifica del nesso causale tra le carenze delle opere pubbliche e l'evento dannoso. La semplice percezione visiva dell'alluvione non basta a far iniziare il decorso del tempo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Interposizione fittizia di manodopera: sì all’assunzione
Un lavoratore ha chiesto l'assunzione definitiva presso un'azienda di trasporti dopo che il Tribunale aveva accertato una interposizione fittizia di manodopera. L'azienda si è opposta, rifiutando l'assunzione a causa dei carichi pendenti del lavoratore, applicando una vecchia norma del 1931 sui requisiti morali per i nuovi assunti. La Corte d'Appello ha dato ragione all'azienda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici hanno stabilito che, in caso di interposizione fittizia di manodopera, il rapporto di lavoro si considera legalmente costituito con l'utilizzatore reale fin dall'inizio. Di conseguenza, l'azienda non può rifiutare l'impiego applicando requisiti previsti per le nuove assunzioni, poiché il rapporto era già in corso per legge. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Principio di non contestazione: l’azienda tace e paga
Un lavoratore ha chiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per il pagamento degli stipendi di giugno, luglio e agosto. L'azienda ha fatto opposizione, sostenendo che le buste paga precedenti non provassero il lavoro svolto in quei mesi. La Corte d'Appello ha però dato ragione al dipendente. I giudici hanno evidenziato che l'azienda non ha mai contestato lo svolgimento del lavoro in quel periodo, limitandosi a discutere sull'importo. Inoltre, la stessa lettera di licenziamento inviata dall'azienda dimostrava che il rapporto era attivo fino a settembre. La Cassazione ha confermato questa decisione, applicando il principio di non contestazione: se il datore di lavoro non smentisce in modo specifico che il dipendente abbia lavorato, il fatto si considera provato e gli stipendi vanno pagati.
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Accertamento sintetico: la casa della figlia costa cara al padre
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento sintetico nei confronti di un contribuente, presumendo un maggior reddito imponibile per l'anno 2006. La presunzione derivava dall'acquisto di un immobile da parte della figlia, allora convivente e priva di redditi significativi. Il contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo che la figlia avesse già lasciato la casa familiare e disponesse di redditi propri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che l'acquisto immobiliare di un familiare convivente privo di autonomia economica fa presumere il sostegno finanziario del capo famiglia. Il contribuente non ha fornito la prova contraria documentale necessaria a dimostrare la disponibilità di redditi esenti o diversi all'interno del nucleo familiare per giustificare la spesa.
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