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Status

35 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il termine status, derivante dalla lingua latina e significante "condizione", "posizione", "situazione" (derivato dal verbo stare, "star fermo"), indica la posizione di un soggetto in relazione ad un determinato contesto sociale (gerarchia, ruolo o stato sociale).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Vittima del dovere: lo status non scade ma i ratei sì
Gli eredi di un dipendente pubblico hanno richiesto l'assegno vitalizio spettante a chi subisce invalidità o morte in servizio. Il Ministero competente ha negato il beneficio, eccependo il decorso del termine decennale di prescrizione sia per la qualifica sia per i pagamenti. I giudici hanno accolto la domanda degli eredi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso ministeriale. Il principio stabilito chiarisce che la qualifica di vittima del dovere rappresenta uno status personale permanente e imprescrittibile. L'azione per ottenerne l'accertamento non si estingue mai con il passare degli anni. Al contrario, i singoli ratei economici periodici restano soggetti a prescrizione ordinaria, ma nel caso concreto riguardavano esclusivamente il periodo successivo alla richiesta formale presentata dagli eredi.
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Collaborazione impossibile con la giustizia: vietati gli status
Un detenuto, condannato per associazione di tipo mafioso, ha presentato un'istanza autonoma al Tribunale di sorveglianza per ottenere l'accertamento della collaborazione impossibile con la giustizia. Il richiedente puntava ad acquisire preventivamente questa condizione senza domandare un contestuale beneficio penitenziario. Il Tribunale di sorveglianza ha accolto la richiesta. La Corte di Cassazione ha successivamente annullato l'ordinanza senza rinvio. I giudici di legittimità hanno ribadito che la collaborazione impossibile con la giustizia non costituisce uno status autonomo richiedibile preventivamente. La relativa verifica ha unicamente carattere incidentale e deve integrarsi necessariamente all'interno della domanda di una specifica misura alternativa o di un permesso premio.
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Vittima del dovere status: la guida al riconoscimento
La Corte d'Appello ha riconosciuto ufficialmente lo Vittima del dovere status a un dipendente pubblico ferito in servizio, nonostante un'invalidità permanente limitata al 6%. La sentenza stabilisce che il riconoscimento della qualifica è indipendente dalle soglie minime richieste per ottenere i benefici economici, garantendo così il diritto all'iscrizione negli elenchi speciali.
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Status di vittima del dovere: imprescrittibile anche dopo decenni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al riconoscimento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile, cioè non ha una scadenza. Il caso riguardava un ex sottoufficiale infortunatosi nel 1968, la cui domanda era stata respinta perché presentata oltre dieci anni dopo l'entrata in vigore della legge sui benefici. La Corte ha chiarito che lo 'status' è una condizione personale permanente e non si prescrive. Tuttavia, i singoli benefici economici che derivano da tale status, come gli arretrati, restano soggetti alla prescrizione decennale. La richiesta del militare è stata quindi accolta, annullando la precedente decisione.
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Status Vittima del Dovere: Imprescrittibile Anche Dopo 30 Anni
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sullo status di vittima del dovere. Un ex militare, a decenni da un incidente avvenuto durante la leva, si era visto negare il riconoscimento perché, secondo i giudici di merito, il suo diritto era caduto in prescrizione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la richiesta di accertamento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile, ovvero non ha scadenza. Si tratta di una condizione personale permanente. Tuttavia, i benefici economici che ne derivano, come gli assegni, restano soggetti alla normale prescrizione di dieci anni. Pertanto, il militare ha vinto la causa e ottenuto il riconoscimento del suo status.
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Insubordinazione: quando l’insulto è reato militare
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un militare resosi colpevole di disobbedienza e insubordinazione. Il caso trae origine dal rifiuto di eseguire un ordine di ormeggio e da una successiva aggressione verbale contro un superiore nei locali della caserma. La Suprema Corte ha chiarito che, sebbene gli insulti siano iniziati in un contesto privato, il richiamo del superiore al rispetto dello status militare ha creato una cesura giuridica, riconducendo la condotta nell'alveo della disciplina militare e configurando così il reato di insubordinazione.
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Trattenimento e asilo: nuove regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini di legittimità del trattenimento per i richiedenti asilo già presenti in un CPR. Il nucleo della decisione riguarda la decorrenza del termine di 48 ore per la convalida del nuovo titolo restrittivo: esso inizia dall'adozione dell'ordine del Questore e non dalla semplice manifestazione di volontà di chiedere protezione. La Corte ha inoltre stabilito che i termini della procedura accelerata non sono perentori, confermando la validità della misura anche in presenza di ritardi amministrativi non colpevoli.
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Retribuzione feriale: calcolo indennità macchinisti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei macchinisti di una società di trasporti a percepire una **retribuzione feriale** comprensiva delle indennità di condotta e di riserva. La decisione si fonda sul principio europeo secondo cui il lavoratore, durante le ferie, deve trovarsi in una situazione economica analoga a quella dei periodi di servizio. Escludere tali voci, che pesano significativamente sullo stipendio mensile, creerebbe un effetto dissuasivo rispetto alla fruizione del riposo. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Retribuzione feriale: calcolo indennità macchinisti
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dei macchinisti ferroviari a includere nella **retribuzione feriale** le indennità di condotta e di riserva. La decisione ribadisce che il compenso durante le ferie deve essere equivalente a quello ordinario per non scoraggiare il lavoratore dal fruire del riposo annuale. La Corte ha inoltre chiarito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro, data la mancanza di stabilità garantita dalle riforme legislative del 2012 e 2015.
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Retribuzione feriale: calcolo e indennità incluse
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione feriale deve includere tutte le indennità fisse e ricorrenti legate alle mansioni ordinarie, come l'incentivo per attività di condotta e l'indennità di riserva per i macchinisti ferroviari. La decisione si basa sul principio europeo secondo cui il lavoratore non deve subire perdite economiche che possano dissuaderlo dal fruire delle ferie. Inoltre, la Corte ha ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre dalla fine del rapporto di lavoro per i contratti privi di stabilità reale, in linea con le riforme legislative degli ultimi anni.
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Vittima del dovere: lo status è imprescrittibile
La Corte di Cassazione ha confermato che il riconoscimento della qualifica di **vittima del dovere** costituisce uno status imprescrittibile, permettendo al dipendente pubblico di agire in ogni tempo per il suo accertamento. Il caso riguardava un addetto alle apparecchiature radar che aveva contratto infermità in servizio. Sebbene il diritto alla qualifica non scada mai, la Corte ha precisato che i singoli ratei delle provvidenze economiche arretrate restano soggetti alla prescrizione decennale ordinaria, decorrente dalla presentazione della domanda amministrativa.
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Retribuzione feriale: calcolo e indennità incluse
La Corte di Cassazione ha confermato che la retribuzione feriale deve comprendere tutte le indennità percepite abitualmente dal lavoratore durante il servizio ordinario. Il caso riguardava alcuni dipendenti con qualifica di capotreno che rivendicavano l'inclusione di indennità specifiche (scorta, riserva e assenza dalla residenza) nel calcolo del compenso per le ferie. La Suprema Corte ha stabilito che escludere tali voci comporterebbe una riduzione economica significativa, agendo come deterrente al godimento del riposo annuale. Tale principio deriva dall'interpretazione europea della retribuzione, volta a garantire che il lavoratore non sia penalizzato economicamente per aver usufruito delle ferie. Infine, è stato ribadito che la prescrizione dei crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Cognome maritale divorzio: decisione separata è lecita
In un caso di divorzio, una moglie ha contestato la separazione della pronuncia sullo scioglimento del matrimonio da quella sulla sua richiesta di mantenere il cognome del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la decisione sul cognome maritale dopo il divorzio è scindibile da quella sullo status. Le due domande sono autonome, basate su presupposti diversi, e la separazione delle decisioni favorisce la celerità nella definizione dello stato civile delle persone.
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Diritto all’inquadramento e prescrizione: la Cassazione
La Cassazione chiarisce che il diritto all'inquadramento superiore nel pubblico impiego non è uno status imprescrittibile, ma un diritto soggetto a prescrizione decennale. Il ricorso di una dipendente, che chiedeva il riconoscimento della qualifica dirigenziale, è stato respinto perché l'azione è stata intrapresa dopo la scadenza del termine di prescrizione, decorrente dalla stipula del contratto che ne definiva la qualifica.
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Prescrizione diritto qualifica: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico ha citato in giudizio la sua amministrazione regionale per ottenere una qualifica dirigenziale superiore, sostenendo che tale diritto fosse imprescrittibile come uno 'status'. I tribunali di merito e la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta, confermando che si applica la prescrizione del diritto alla qualifica decennale. Il diritto del lavoratore è stato considerato estinto a causa della sua inerzia nel contestare l'inquadramento iniziale e della successiva accettazione di un nuovo contratto individuale, rendendo la sua azione legale tardiva.
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Indennità di fine servizio: il trasferimento non basta
Gli eredi di un dipendente pubblico richiedevano l'indennità di fine servizio anche per il periodo lavorativo antecedente al suo trasferimento presso un altro ministero. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che il trasferimento non estende retroattivamente i benefici previdenziali del nuovo ente, come l'iscrizione a un fondo di previdenza specifico, al servizio pregresso.
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Remunerazione medici specializzandi: no a risarcimenti
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di medici specializzandi iscritti ai corsi tra il 1999 e il 2006. I medici chiedevano un adeguamento della loro remunerazione e il riconoscimento di tutele previdenziali, lamentando una discriminazione rispetto ai colleghi post-2006. La Corte ha stabilito che la scelta del legislatore di modificare il trattamento economico solo a partire dal 2006 rientra nella sua piena discrezionalità e non costituisce un inadempimento risarcibile, confermando che la remunerazione dei medici specializzandi all'epoca era considerata adeguata.
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Vittima del Dovere: lo status è imprescrittibile
Un agente di Polizia, aggredito in servizio nel 1992, ha richiesto nel 2018 il riconoscimento dello status di Vittima del Dovere. L'Amministrazione ha respinto la domanda per prescrizione. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che lo status di Vittima del Dovere è un diritto imprescrittibile, in quanto attiene a una qualità della persona. Tuttavia, i singoli benefici economici che ne derivano, come l'elargizione una tantum, sono soggetti alla prescrizione decennale. Di conseguenza, il giudice ha riconosciuto lo status al ricorrente, ma ha dichiarato prescritta la pretesa economica principale, ammettendo solo i benefici non ancora prescritti.
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Ruolo provvisorio ad esaurimento: vale per la carriera?
Un lavoratore inserito in un "ruolo provvisorio ad esaurimento" presso un Ministero è stato escluso da una selezione per la progressione di carriera, riservata al personale di ruolo. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Amministrazione, stabilendo che lo status temporaneo del lavoratore non era equiparabile a quello di dipendente di ruolo, requisito necessario per la partecipazione. La sentenza chiarisce la natura transitoria di tale inquadramento, finalizzato solo alla ricollocazione del personale.
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Status Vittima del Dovere: Imprescrittibile e Globale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29683/2025, ha confermato che il riconoscimento dello status vittima del dovere non è soggetto a prescrizione. Questo status è un presupposto per ottenere i relativi benefici, inclusa l'assistenza psicologica. La Corte ha rigettato il ricorso del Ministero, chiarendo che la richiesta per il riconoscimento dello status, che comprende tutti i diritti correlati, deve essere indirizzata all'amministrazione competente e non alle singole aziende sanitarie locali.
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