Un uomo ha convinto la compagna a versargli 140.000 euro per acquistare una casa in comune. In realtà, l'uomo ha trattenuto la somma, non ha pagato l'agenzia e ha intestato l'immobile solo a se stesso, facendo firmare alla donna documenti in italiano che non comprendeva. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di truffa sentimentale aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità. I giudici hanno chiarito che la semplice menzogna costituisce un raggiro idoneo a ingannare la vittima. Inoltre, la giurisdizione appartiene al giudice italiano poiché l'inganno è iniziato in Italia, dove si trova l'immobile. Infine, trattandosi di reato procedibile d'ufficio per l'elevato danno economico, la successiva remissione della querela non cancella la responsabilità penale dell'imputato, che perde il ricorso ed è condannato a pagare le spese.
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